Il karma non è altro che quella legge di causalità o legge di causa ed effetto, che fa sì da spingere ogni individuo – al momento giusto, quando la sua maturità evolutiva lo permette – a comprendere ciò che non vuole comprendere.
Si tratta di un meccanismo per aiutare la comprensione dell’individuo mettendogli a disposizione dei binari di esperienza, conseguenti ai suoi comportamenti sbagliati a causa delle comprensioni non ancora raggiunte, lungo i quali sperimentare sulla sua pelle gli effetti che quei comportamenti hanno provocato e, da questa sperimentazione, trarre un allargamento del suo sentire.
[…] Il karma, come, ogni elemento del Cosmo, può essere osservato come una vibrazione: il sistema causa/effetto o, se preferite azione/reazione, sta alla base dello sviluppo del karma e indica chiaramente che esso si propaga nella Realtà con un andamento che investe gli elementi con cui entra in contatto, trasmettendo a essi la sua vibrazione naturale e influendo, conseguentemente, sul loro assetto vibratorio, dando vita al processo che voi potete individuare, nelle sue conseguenze, come causa/effetto o azione/reazione. (L’origine del karma e la sua propagazione [A129-karma3])
L’attivazione della vibrazione karmica
Il karma è uno strumento evolutivo e, di conseguenza, ha un unico scopo da cui non può deviare: quello di aiutare l’individuo incarnato ad ampliare la propria comprensione e, contemporaneamente, la propria evoluzione.
[…] Ciò che mette in moto il processo karmico è la presenza di una o molteplici incomprensioni all’interno del corpo akasico dell’individuo: è da esso che 👉parte la richiesta di dati che, decodificata nel passare attraverso le materie dei vari corpi, porta alla manifestazione concreta all’interno del piano fisico dell’azione che smuove le energie e dà il via alla sequenza karmica, alimentata dai continui aggiustamenti e modifiche che il sentire dell’individuo subisce grazie al continuo e ininterrotto flusso di richieste akasiche che percorrono il circolo delle energie che attraversano il piccolo ciclo akasico/fisico e ritorno.
[…] Da questa immagine scaturisce una visione dell’individuo incarnato con la doppia funzione di attore e regista di quello che si trova a vivere, anche se inconsapevole di quanto accade al suo interno al punto di riuscire difficilmente ad accettare di essere lui stesso – e non gli altri e ciò che a lui è esterno – la principale ragione della sua sofferenza. (L’origine del karma e la sua propagazione [A129-karma3])
Il viaggio circolare della vibrazione karmica: piccolo ciclo akasico/fisico
[…] Per sua stessa natura e definizione, il karma, nell’esplicare le sue funzioni, compie un percorso circolare, un ciclo: la vibrazione messa in atto nell’azione si propaga nella Realtà, provocando una catena di effetti che investono la materia circostante di chi compie l’azione, e questi effetti trovano solitamente il loro normale riequilibrio vibrazionale nel momento in cui essi si riflettono come conseguenza dell’azione di partenza dell’individuo sull’individuo stesso. (L’origine del karma e la sua propagazione [A129-karma3])
Esempio dell’assassino
Supponiamo di osservare un individuo che non ha ancora compreso che non si deve uccidere un’altra creatura e che, per questo motivo e quale sia la concatenazione di avvenimenti che l’ha portato fino a quel punto, spara a un’altra persona, uccidendola.
L’azione che ha compiuto mette in moto una vibrazione karmica che si allarga all’intorno, provocando delle reazioni conseguenti. A mano a mano che gli effetti si evidenziano (ricordiamoci che anche gli effetti sono riconducibili, alla fin fine, a movimenti vibratori) si propagano a loro volta, arrivando a riflettersi anche sull’individuo che ha dato il via al processo karmico. Questi subirà, allora, il ritorno su se stesso della sua azione: dall’osservazione del sangue della vittima e del suo cadere a terra priva di vita, alle reazioni delle persone che, magari, hanno assistito al fatto e, allontanandoci dal ristretto ambito della scena del delitto, al suo comparire sui mezzi di comunicazione, alle reazioni della famiglia della vittima e a quella della società in cui si trova inserito.
Ecco, quindi, che è possibile individuare la circolarità del percorso karmico, circolarità che fa capo a una mancanza di comprensione adeguata nel suo corpo akasico per ritornare a esso portando nuovi elementi che aiuteranno l’individuo a comprendere, quanto meno parzialmente se non totalmente, che togliere la vita a un’altra creatura non è in armonia con i dettami della Vibrazione Prima. (L’origine del karma e la sua propagazione [A129-karma3])
Karma istantaneo e riequilibrio energetico
L’’intera Realtà tende, in presenza di scompensi vibratori più o meno ampi, a cercare di ripristinare – adeguandosi ai dettami generatori della Vibrazione Prima – l’equilibrio vibratorio presente al suo interno. E questo è valido e vero su molti livelli.
Esempio del piccolo taglio
Nel momento stesso in cui vi fate un piccolo taglio su un dito, immediatamente si mettono in moto le difese del vostro corpo fisico attivandone, per esempio, le varie reazioni immunitarie e cercando di compensare il più velocemente possibile lo squilibrio che avete subito nella vostra materia in seguito al taglio che ha leso i tessuti. E non solo: contemporaneamente il propagarsi delle vibrazioni inerenti all’accadimento porta, inevitabilmente a ripercussioni anche sugli altri corpi dell’individuo provocando uno scompenso, anche se di lieve entità, sul corpo delle emozioni e su quello del pensiero.
La tendenza al riequilibrio energetico porta, alla fine, a una compensazione delle varie vibrazioni dissonanti che si sono create con la messa in atto di altre vibrazioni compensative che indicano la presenza in tutti i corpi transitori, e non solo in quello fisico, di difese immunitarie: la percezione del dolore viene diminuita e le reazioni emotive che l’incidente può aver indotto vengono calmierate dalla costituzione di un nuovo equilibrio astrale; allo stesso modo i pensieri malevoli che magari avrete fatto sulla vostra imperizia […] troveranno il loro compenso attraverso l’emissione di vibrazioni mentali, quali, ad esempio, la razionalizzazione e la constatazione che quanto vi è successo è veramente, in fondo, proprio una cosa di poco conto.
[…] La Realtà è strutturata in maniera tale da cercare di mettere in atto i suoi meccanismi sempre nel modo più diretto possibile, seguendo il concetto di economia delle cause[1]. Questo non avviene per un capriccio o per un vezzo dell’Assoluto, ma ha una sua necessità logica: più immediata, diretta e semplice è l’azione che viene attuata, meno energie vengono messe in moto, minori sono i fattori in gioco e, di conseguenza, il numero di compensazioni che c’è necessità che vengano messe in atto risulta meno ampio.
[1] Cfr. Legge di economia: “Legge secondo la quale tutto ciò che accade è sempre fatto accadere con il mezzo (causa, ndr) più semplice.” (Dall’Uno all’Uno,v1, pg. 210)
Così, esaminando quanto accade durante uno squilibrio che colpisce un essere incarnato in qualche sua componente, il modo per compensare lo squilibrio presente viene cercato per prima cosa tra le vibrazioni che appartengono ai corpi dell’individuo portando a un nuovo equilibro vibrazionale tra i suoi corpi e questo nuovo equilibrio si va a costituire grazie al processo akasico/esperienza (quindi al processo evolutivo e di comprensione) che porta modifiche energetiche in ognuno dei corpi costituenti l’incarnato, ricreando la situazione di equilibrio (karma immediato, ndr)
Se vi sono vibrazioni che non trovano un’adeguata compensazione, ecco che il raggio di ricerca della compensazione si allarga arrivando a comprendere l’individualità nella sua interezza (attraverso, ad esempio, somatismi che “condizionano/strutturano” le successive incarnazioni, ndr). Questo significa che il primo riequilibrio delle energie trova, nella maggior parte delle situazioni, una sua soluzione già nel piccolo ciclo dell’uomo incarnato che va dal suo corpo akasico all’azione sul piano fisico per ritornare all’akasico, e questo avviene grazie ai nuovi elementi di comprensione raggiunti con l’esperienza.
Questo tipo di karma, che potremmo definire “immediato” o “istantaneo” accompagna la vostra intera esistenza e, per essere risolto, quasi sempre basta la vostra osservazione degli effetti che, con le vostre azioni, avete provocato su voi stessi o sugli altri e delle reazioni che scaturiscono intorno a voi a seguito di ciò che avete compiuto (o che avete evitato di compiere, naturalmente). (L’origine del karma e la sua propagazione [A129-karma3])
Karma istantaneo e corpo akasico
La funzione che riguarda il riequilibrio del karma “istantaneo” è espletata dai piani inferiori del corpo akasico, quelli più vicini ai corpi transitori come tipo di materia e con i quali sono a più immediato contatto e, di conseguenza, a più immediata comunicazione e decodifica.
Alcuni dei piani superiori, invece, sono quelli in cui vengono fissati gli elementi di comprensione via via raggiunti. È in essi che avviene quella fusione di sentire definita come “isole akasiche”, ovvero quelle porzioni di sentire definitivamente raggiunto dai singoli individui che riescono, grazie alle vibrazioni analoghe conseguite dai corpi akasici delle altre individualità con cui compiono il loro percorso evolutivo, a comunicare tra di loro, intrecciandosi in maniera compatta e via via più importante a mano a mano che un numero sempre più esteso di individui riesce a raggiungere le stesse comprensioni.

[…] È proprio grazie a questi collegamenti di sentire tra gli appartenenti al tappeto akasico che il riequilibrio karmico, ove non venisse ristabilito nella maniera più semplice e diretta che abbiamo descritto in precedenza osservando il meccanismo di messa in atto del “karma istantaneo”, ha la possibilità di cercare altre vie per il riequilibrarsi dei meccanismi causa/effetto, azione/reazione e, quindi, delle energie messe in moto con l’effettuarsi dell’azione karmica. (L’origine del karma e la sua propagazione [A129-karma3])
➡️26, Intermedio 10, Fonte: Come la coscienza genera la realtà personale
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