Cultura: la differenza tra conoscere e comprendere [dizCI4]

Strumento a disposizione dell’uomo per arrivare alla Verità attraverso la conoscenza.

Non è indispensabile per acquisire comprensione e allargare il sentire, ma è uno dei molti sentieri percorribili per far acquisire dati al corpo della coscienza e, di conseguenza, per fornirgli elementi su cui costruire l’allargamento della sua comprensione.

Messaggio esemplificativo (Da: Il giardino degli incanti, pag. 230 e segg.)

Quando si dice «colui che sa», non si intende la persona che «conosce», ma si intende la persona che «ha compreso». È una cosa ben diversa. Certamente uno può aver letto molto e quindi avere una certa sapienza, una certa conoscenza dei fatti, ma dall’aver «letto» all’aver «compreso» quello che ha letto e aver poi immagazzinato nel proprio sentire tutte le cose che ha letto e con cui è venuto a contatto, il passo è molto lungo.

Quindi, possiamo dire che «colui che davvero sa» non può essere altro che colui che ha compreso qualche cosa; e la prima cosa che «colui che davvero sa» deve necessariamente aver compreso (perché se non ha compreso questa non può aver compreso nient’altro di quello che poteva ancora comprendere) è il fatto che ha compreso molto poco; che è molto piccola la sua conoscenza, la sua sapienza, e che quindi deve mantenere intatto e tenere sempre presente a se stesso questo senso di umiltà di fronte all’immensità di ciò che deve sapere e conoscere; e quindi, inevitabilmente, difficilmente «colui che davvero sa», «colui che davvero ha compreso qualche cosa», dirà mai agli altri di «sapere»; perché saprà, si renderà conto, sentirà che la sua affermazione sarebbe, quanto meno, un’affermazione del proprio Io e basta, e non una cosa veramente sentita. Margeri


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