D – Purtroppo sappiamo che per arrivare al “salto di qualità” non basta la “conoscenza” e, quindi, è ovvio che finché non si arriva alla “comprensione” (con l’ampliamento del sentire e la conseguente riduzione/superamento dell’Io) l’interesse principale dell’individuo è concentrato su se stesso e sui suoi presunti “bisogni” (che in realtà sono “bisogni di comprensione”, no?).
È ormai evidente che, secondo l’insegnamento che vi abbiamo portato nel tempo, non basta conoscere i perché di quello che si vive ma è necessario, per proseguire lungo il proprio percorso evolutivo, arrivare a quel qualcosa di più che è la comprensione di quali sono gli elementi che non abbiamo compreso, ottenendo, in questo modo, la possibilità di superare i punti che ostacolano il cammino individuale favorendo una maggiore strutturazione del sentire personale arrivando così a darci la possibilità di occuparci di quegli altri elementi che abbisognano di una nostra maggiore attenzione al fine di ampliare maggiormente il proprio sentire.
Il percorso che deve compiere l’individuo si muove sempre, nel mondo del divenire, da una condizione più limitata ad una più ampia e strutturata, in accordo con le comprensioni che egli va via via acquisendo nel compiere la strutturazione del suo sentire.
Quindi, come abbiamo visto in passato, tale percorso lo porta a passare gradatamente da una concezione strettamente egoistica – in quanto centrata essenzialmente su se stesso e sui propri bisogni – a una concezione più allargata che tende a inglobare nella sua visione del suo personale rapporto con la realtà in cui si trova a essere inserito creando e stringendo sempre maggiori rapporti con ciò che fa parte della sua sfera di influenza.
Per poter compiere questo passaggio che, indubbiamente, comporta un non indifferente salto di qualità, l’individuo deve seguire sempre la gradualità del suo percorso, passando dalla conoscenza di ciò che lo tocca interiormente a livello sia emotivo sia mentale, alla comprensione di quelle che sono le cose che deve ancora comprendere e che stanno alla base dei suoi errori e delle sofferenze che costellano la sua vita.
È chiaro che non è possibile saltare la fase della conoscenza e passare direttamente alla fase della comprensione dal momento che non è mai possibile comprendere veramente ciò che non si è prima conosciuto.
Questo discorso potrebbe sembrare in contrasto con il concetto di “illuminazione”, ovvero con il raggiungimento improvviso della comprensione che, in alcune teorie spiritualistiche, viene descritto come immediato.
In realtà le cose non stanno veramente a questo modo: la cosiddetta illuminazione è il risultato finale del grande lavoro sotterraneo – e quasi sempre inavvertito dalla consapevolezza dell’individuo – compiuto dal corpo akasico individuale attraverso il completamento del suo sentire grazie agli elementi acquisiti tramite l’esperienza. Vito
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