Domande sull’intenzione, il karma, i Signori del karma

Domanda – Avete detto in passato che le azioni hanno un’importanza relativa e che molto più importanti sono i pensieri che smuovono queste idee. Un esempio: di due schiavi uno pensa di uccidere il tiranno e lo fa, l’altro lo pensa ma non lo fa.

Intanto usi un punto di partenza completamente sbagliato perché noi abbiamo detto in passato che chi crea il karma non è il pensiero ma l’intenzione. Per restare nell’esempio che tu hai fatto più che il pensare di fare o non fare qualcosa e poi farla o non farla, quello che conta è l’intenzione per cui si ha o non si ha fatto.
Agli effetti dell’individuo il karma smosso dall’intenzione è identico sia che l’intenzione sia messa in pratica o meno. Questo perché? Perché è l’intenzione ad essere sbagliata e l’azione (o la non azione) è soltanto un riflesso dell’incomprensione sottintesa nell’intenzione sbagliata.

Bisognerebbe capire (ma trattandosi di un caso ipotetico è impossibile) se l’intenzione viene non attuata, ad esempio, per paura di ritorsioni o di punizioni sul piano fisico. È evidente che il valore di un’azione non commessa su queste basi ha lo stesso valore che averla commessa in quanto sarebbe stata compiuta se non fosse stato per motivi prettamente egoistici.

Dunque, che l’intenzione sfoci o meno in azione non ha alcuna importanza per l’individuo che accumula karma, perché basta l’intenzione per smuovere il karma.
D’altra parte questo concetto è facilmente riscontrabile anche nelle varie religioni. Prendete i dieci comandamenti: uno di essi è “non desiderare la roba d’altri”, non è “non impadronirti della roba d’altri” e mi sembra evidente che chi ha ideato quella legge ha pensato di cercare di fermare con le parole un’intenzione, non un’azione. Questo sta a significare che era a conoscenza del fatto che non basta l’azione per smuovere poi il riflesso dell’”occhio per occhio, dente per dente” di ebraica memoria.

Il discorso potrebbe essere diverso allorché si considera il fatto che, al di là di quella che è l’intenzione per cui l’individuo effettua o no un’azione, vi sono poi riflessi sulle altre persone e che l’azione, ai fini karmici, non è importante per l’individuo che la compie o non la compie, ma può esserlo per coloro che ricevono o non ricevono l’azione. Questo aspetto smuoverà, comunque, un karma nei confronti degli individui che ricevono gli effetti dell’azione.

L’azione in se stessa non è altro che uno strumento, privo di connotazione positiva o negativa, attraverso il quale, nel mondo fisico, i debiti karmici vengono messi in moto stabilendo i legami e i rapporti incarnativi, giungendo a far incarnare entità nello stesso ambiente fisico e temporale per dar loro occasione non solo di assolvere ai debiti karmici che hanno tra di loro, ma anche di crearne di positivi con l’aiuto che possono darsi l’un l’altro per arrivare alla comprensione. Scifo

Ricordiamo che l’intenzione proviene dal corpo akasico dell’individuo, ovvero dalla coscienza che si è costituita, via via, nel corso delle varie incarnazioni.
Ma come avviene questo processo?
Nel corpo akasico si trascrivono le acquisizioni, le comprensioni tratte dalle esperienze e da esso ritornano verso il corpo fisico degli impulsi che indirizzano verso nuove esperienze adatte a comprendere meglio le sfumature di quanto in parte si è già appreso.
Siccome questi particolari, queste sfumature non sono apprese completamente, nel corso dell’esistenza si compiono errori, cattive valutazioni, omissioni, e dei piccoli frammenti di comprensione frutto di queste esperienze vanno a trascriversi, ancora, nel corpo akasico, aumentando la sua strutturazione con l’aumentare della maggiore comprensione acquisita.
Apparentemente sembra un ciclo puramente meccanicistico il cui movimento si alimenta da solo senza necessità che l’individuo intervenga, senza il bisogno che possa intervenire.
In molti casi accade proprio a questo modo: l’individuo, senza neppure rendersene conto, attraversa i suoi millenni d’esperienza e compie la sua evoluzione che si accresce, lentamente ma inesorabilmente, senza che egli, a livello cosciente, riesca neppure a rendersene conto.

Vi è, però, un modo in cui l’individuo può aiutare questo fluire di energia tra il suo corpo fisico e il suo corpo akasico ed è creare delle strade preferenziali al proprio interno affinché le energie riescano a passare in modo più fluido, più pulito, e le intenzioni che provengono dalla sua parte più interiore riescano così a trovare il corpo akasico sempre meglio strutturato e, quindi, ad arrivare sul piano fisico in modo sempre più evoluto. Questo mezzo è il famoso “conosci te stesso” che, da millenni, viene proposto all’umanità.

Infatti, l’individuo che riesce a osservare se stesso e a comprendere le sue motivazioni, le sue pulsioni, i suoi perché a livello astrale e mentale, crea in questi corpi delle vie preferenziali per le vibrazioni che vengono dal suo corpo akasico che, così, riescono più agevolmente sia ad arrivare sul piano fisico che a ritornare col loro nuovo bagaglio d’esperienza al piano akasico. Questo provoca un più veloce flusso della comprensione, dell’acquisizione dell’esperienza e, quindi, anche dell’evoluzione.

Ciò comporta, ovviamente, una maggiore serenità per l’individuo, in quanto maggior comprensione significa minore sofferenza, minor dolore, ed è per questo, figli, che noi vi chiediamo così spesso di osservare voi stessi e di cercare di comprendervi, in quanto questo è il miglior strumento che possedete per aiutare voi stessi nel cammino verso la scoperta della vostra realtà interiore. Rodolfo

D – La non-comprensione di un karma smuove altro karma?

Abbiamo visto che il karma è smosso da quella che è chiamata l’intenzione, la quale proviene dal corpo akasico e che è smossa dal bisogno di imparare, di arrivare ad allargare la propria coscienza.

Allora, nel momento in cui l’effetto karmico si proietta sull’individuo che lo deve subire, che cosa succede? Se non ho capito male, questo è il punto che volevi comprendere meglio: quali sono i riflessi, com’è che si dipana questo momento, vi è un karma aggiuntivo, un qualche cosa di particolare che succede in questa situazione, all’individualità incarnata?

Quello in cui si presenta il karma è di certo un momento importante perché è l’occasione per comprendere qualche cosa che non si aveva compreso in precedenza.  Se la comprensione viene trovata, ecco che quel karma si scioglie e non si ripresenta più all’individuo. Ma, talvolta, l’individuo non riesce a trarre la comprensione dalla situazione karmica vissuta; in quel momento non è che si crei dell’altro karma, vi è soltanto il prolungarsi dell’effetto karmico (risalente sempre alla medesima incomprensione) che magari può espletarsi in maniera diversa e, in certi casi, rende molto lunga l’esperienza karmica che sembra non finire più.

Se poi l’individuo proprio non riesce a raggiungere la comprensione necessaria, il karma è come se si addormentasse, sempre presente ma inattivo, e l’esperienza karmica viene portata con sé nel corso delle esistenze successive, pronta a ritornare attiva nel momento in cui vi sarà di nuovo la situazione giusta per stimolare la comprensione dell’individuo. Billy

D – Ho letto che i Signori del karma sono Maestri che, con grande discernimento, operano sulla scelta del karma. Però mi è sembrata una definizione un po’ restrittiva.

I Signori del karma – come tu hai detto, dopo aver imparato quasi a memoria la definizione – sono entità di altissima evoluzione che sono preposte a seguire e a dirigere tutto l’evolversi della realtà all’interno, per esempio, del vostro pianeta.

Con ciò non dovete pensare, però, che queste entità siano coloro che creano il karma individuale di ognuno di voi, il piccolo karma che ognuno di voi vive, le piccole esperienze dalle quali voi traete comprensione!
Qual è il compito di queste entità?
È quello di indirizzare tutta la razza verso le esperienze, è quello di creare le condizioni sociali e ambientali in cui la razza dovrà esperire le proprie conoscenze. Sono, quindi, una sorta di burattinai che predispongono le tappe basilari che la razza incarnata percorrerà, stabilendo quando è necessario che vi siano delle svolte particolari affinché le condizioni generali mutino col mutare del diverso bisogno di esperienza da parte della maggioranza delle entità incarnate.
Sono, quindi, delle Guide per i karma collettivi dell’intera razza. Certamente non vanno immaginate come entità che seguono una per una le individualità predisponendo per loro i piccoli (o grandi) karma individuali che devono attraversare. Moti

D – Come si fa ad agire sulle condizioni ambientali se non si agisce sulle persone?

Pensi che l’avvento di un Cristo non abbia modificato le condizioni ambientali e sociali? Moti

D – Sì, ma allora è un lavoro sulla persona!

Ho detto che provocano la svolta, non ho detto in che modo la provocano. Certamente per agire sulla collettività della razza è necessario che avvengano grandi cambiamenti ed è per questo motivo che vi sono entità che vengono inviate ad incarnarsi in posti dove si sa che la loro presenza sortirà effetti a livello generale.
D’altra parte nel corso di tutta la storia che conoscete vi sono sempre state persone, e quindi individualità, che hanno segnato delle svolte nel vivere della vostra storia. Ma state ben attenti: non ho detto che tutte queste persone siano dei Maestri di altissima evoluzione.

Pensate forse che l’avvento di una individualità nel vostro secolo con il corpo di quell’individuo che voi conoscete come Hitler non possa essere stato messo in atto per smuovere determinate condizioni? So che questo può essere un discorso pericoloso e che può arrivare a far immaginare i Signori del karma come dei tiranni senza cuore, spietati, pronti a inviare sulla Terra flagelli e castighi divini.
In realtà quanto accade, ve lo diciamo sempre, accade soltanto per insegnare, per far comprendere e, se voi ci pensate anche solo un attimo, potete rendervi conto di quanto possa aver insegnato l’individuo Hitler alla razza, malgrado tutte le vite che sono state uccise attraverso le sue azioni. Moti


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6 commenti su “Domande sull’intenzione, il karma, i Signori del karma”

  1. Fatico ancora ad accogliere totalmente questi discorsi. Forse un giorno mi aprirò ad una maggior comprensione, ora faccio i conti con quel che c’è.

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  2. Veramente importante!
    Sorgono dubbio però.
    Chiarissimo che è l’intenzione a generare karma, ma se ad una prima intenzione, segue una diversa idea e quindi l’ intenzione cambia? Probabilmente non parliamo più di intenzione, è così?
    Altra domanda riguarda l’intenzione a cui non segue azione. Esiste una responsabilità, o sarebbe meglio dire, generiamo altro karma, decidendo di non fare e quindi di non interagire con altre persone?

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