Esperienza ed evoluzione: la funzione del dolore e del karma [ci/cf8]

Percorso unitario attraverso l’insegnamento filosofico del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77: post 8 del ciclo “Base”.

Chi si interessa di insegnamenti, chi legge gli insegnamenti sia di tipo religioso che semplicemente di tipo esoterico che nel corso dell’evoluzione di questa razza sono stati presentati all’umanità, troverà sempre dei punti di discordanza, o per lo meno di «apparente discordanza» tra un insegnamento e l’altro. Questo, così come vi è stato spiegato per le discordanze che si possono incontrare tra insegnamenti medianici, spiritici provenienti da vari gruppi, ha la stessa identica causa primaria: ovvero il fatto che l’insegnamento religioso o esoterico che è stato portato all’umanità era sempre commisurato, ed è sempre stato commisurato alla capacità di comprensione dei popoli a cui veniva rivolto.

Tuttavia, tra le varie dottrine e tra i vari insegnamenti, quasi ovunque nel mondo – dalle teorie più evolute alle teorie più semplici dei popoli primitivi – è possibile riscontrare dei punti in comune, e uno dei punti che più comunemente accomuna le varie religioni, i vari insegnamenti è quello riguardante la funzione del dolore.

Il dolore: mai vi è stata e mai vi sarà in futuro una presenza più costante a fianco dell’individuo, dell’uomo, della nazione, della razza; il dolore segue passo passo ciò che l’uomo vive, ciò che l’uomo fa, ciò che l’uomo compie, eterno compagno di viaggio sempre pronto e sollecito a intervenire nella vita dell’essere umano usando le sorelle Sofferenza, Tristezza e Disperazione.

Quando l’individuo si trova in una situazione dolorosa, quando si maschera nella disperazione, quando la tristezza e la desolazione lo coinvolgono per gli avvenimenti che gli stanno capitando, difficilmente riesce a rendersi conto della bontà di ciò che sta vivendo. Infatti la connotazione negativa che colpisce il suo Io gli impedisce di scorgere ciò che di buono gli può fruttare l’essere sottoposto al dolore e alla sofferenza, ed è soltanto allorché ciò che si doveva capire si è compreso che gli avvenimenti, di conseguenza, mutano il loro corso stemperando il dolore e la sofferenza nell’accettazione o nel mutamento; è soltanto allora che l’individuo guardandosi all’indietro può veramente riuscire a scorgere quale funzione il suo dolore, quale funzione la sua sofferenza hanno avuto per lui stesso. Moti

 È opinione abbastanza comune il pensare che una delle ragioni del dolore risieda nella cosiddetta «legge karmica». Infatti, soprattutto coloro che si interessano di spiritismo, di dottrine orientali, e che da più o meno tempo seguono questo tipo di insegnamento, tendono ad attribuire la causa della loro sofferenza, delle loro situazioni dolorose a una legge karmica, legge che altro non sarebbe che il presentarsi di una determinata situazione per controbilanciare un qualcosa che è stato mosso in precedenza, in una vita precedente.

La cosa più triste in tutto questo risiede nel fatto che, generalmente, si tende a pensare che se il dolore che viene subito è dovuto a una legge karmica, non v’è nulla che si possa fare per lenire questa sofferenza o eliminarla.

Io sono intervenuto per dirvi che non è assolutamente così: infatti se voi pensate un attimo alle cose che sono state dette in passato sulla legge karmica, da soli potrete comprendere quanto la vostra buona volontà nell’affrontare un dolore karmico possa decisamente essere un atto molto, ma molto importante, il quale atto, alla fin fine, vi può portare a farla da padroni sul dolore stesso.

Ma facciamo un esempio. Può capitare che un individuo, nel corso della sua esistenza, ad un certo punto si trovi di fronte a delle difficoltà di un certo tipo: difficoltà che logicamente gli procurano una situazione dolorosa; questo individuo soffre, subisce in un primo tempo e in qualche modo quella situazione, la subisce magari passivamente, poi la situazione, quasi automaticamente, cessa e l’individuo procede nel suo cammino evolutivo.

Quell’individuo, tuttavia, in quella particolare situazione non ha fatto il minimo sforzo per cercare di capire qualcosa di più di se stesso e allora accade che, dopo qualche tempo, la stessa situazione, anche se con qualche connotazione differente, si ripresenta: a questo punto è un dovere di quell’individuo mettere in relazione i due episodi che gli si sono presentati ciclicamente e cercare di capirne il perché, di scorgerne la motivazione; forse più che il cercare di comprendere la motivazione della situazione esterna che, logicamente, sfugge alla sua comprensione e alla sua capacità di valutazione, sarebbe necessario che quell’individuo comprendesse le ragioni, i motivi delle sue reazioni. Certamente questa non è una cosa facile, tuttavia, vi assicuro, che è fattibile.

Nel momento in cui l’individuo riuscisse ad avere un barlume di luce sulle motivazioni delle sue reazioni e azioni, probabilmente quella stessa situazione non si presenterà più ciclicamente come era accaduto in precedenza; gli si presenterà con qualche sfumatura ancora diversa in modo tale da costituire una verifica alla sua comprensione e in modo tale da mettere a posto anche quelle piccole sfumature che, magari, nell’occasione precedente gli erano sfuggite.

Quindi anche la legge karmica, voi comprenderete, anche il dolore che vi giunge per quella legge, è un qualcosa che vi spinge, che vi deve spingere alla comprensione; l’atteggiamento più sciocco e più banale è quello di subire passivamente questo dolore karmico che vi viene proiettato addosso; anzi vi dirò – e scusatemi se lo dico – che è perfettamente stupido dire: «ho subito quella situazione perché quello era un karma, chissà che cosa ho fatto nella vita precedente da dover subire adesso un dolore così grande». E no, miei cari!

La legge karmica non è fatta per farvi affermare questo, la legge karmica è una di quelle «manovre» usate come ultimo mezzo dall’Assoluto per farvi comprendere, per farvi capire, così come il fratello Dolore e la sorella Sofferenza – come recitava prima il fratello Moti – sono doni che vi vengono fatti affinché comprendiate qualcosa della vostra vera essenza, del vostro vero essere.

Quindi, qualsiasi karma doloroso (poiché abbiamo parlato soltanto di karma negativo, in quanto il karma positivo non viene tenuto in considerazione da parte dell’individuo) è qualcosa di veramente importante, che dovrebbe essere per ognuno di voi fonte di insegnamento, fonte di meditazione, basterebbe soltanto un avvenimento doloroso nel corso della vostra vita per farvi meditare per tutto l’arco di tempo di quella vostra esistenza!

Ricordate che quello che principalmente conta è il modo in cui voi affrontate le situazioni e non le stesse situazioni che vi provengono dall’esterno – quindi non cercate di capire cos’è che dall’esterno vi può turbare – ma cercate di capire perché vi turbate per quella situazione proveniente dall’esterno. Soltanto in codesto modo vi sarà più facile comprendere voi stessi.

Così, se siete attanagliati dalla solitudine, chiedetevi perché volete la solitudine; se siete rifiutati dagli amici, chiedetevi perché volete essere rifiutati dagli amici; se siete derisi e denigrati dagli altri, chiedetevi perché vi mettete in quella condizione per cui gli altri hanno la possibilità di deridervi o denigrarvi.

Partite, quindi, sempre e soltanto da voi stessi nell’analizzare la situazione dolorosa che, per legge karmica, dovete subire. Partite sempre dal vostro Io, dalla vostra interiorità, dal vostro essere, e poi, eventualmente, quando un minimo di luce vi apparterrà, allora potrete anche osservare all’esterno e cercare di capire il comportamento altrui.

Ma, soprattutto, cercate di non mettervi nelle condizioni di giudicare la situazione esterna senza partire dal vostro interno, di creare nuove cause i cui effetti, in qualche modo, sconterete in seguito. Se voi, infatti, agirete e comincerete a capire veramente che è strettamente necessario partire dal proprio interno, con minor facilità sarete causa di sofferenza altrui e vostra, causa di un qualcosa che poi sconterete in altri tempi e in altre occasioni. 

E così la legge karmica negativa, quella che tanto vi fa soffrire, quella che tante volte avete subito e che, probabilmente, continuerete a subire nel corso delle vostre esistenze future, comincerà a sciogliersi, a dileguarsi, a divenire sempre meno frequente per il vostro bene ma soprattutto per il bene dell’umanità intera. Vito

8B-Fonte: Cerchio Ifior, libro Crisalide, p.74


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1 commento su “Esperienza ed evoluzione: la funzione del dolore e del karma [ci/cf8]”

  1. Troppe volte la legge del karma è stata interpretata come punizione, piuttosto che come opportunità. Questo ha favorito l’atteggiamento vittimistico a cui tanto siamo affezionati, precludendo la possibilità di elaborare e superare le incomprensioni ed i condizionamenti che limitano la nostra capacità di vedere il CcE’.

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