Atteggiamento di completa fiducia in qualcuno o in qualcosa. Unita alla ragione, la completa e fornisce il supporto su cui costruire la propria ricerca della Verità.
Tuttavia – dicono le Guide – la fede non deve mai diventare una fede cieca, ma deve sempre essere passata al vaglio della propria comprensione e della propria sensibilità, altrimenti può sconfinare in una grande autoillusione.
Tipico esempio di fede cieca sono i molti casi in cui vengono ritenuti alti insegnamenti provenienti da grandi spiriti le banalità più evidenti, frutto di spinte inconscie (quando non vere e proprie frodi volontarie) che si manifestano sull’onda dei bisogni di gratificazioni o di compensazione per una vita vissuta come poco soddisfacente.
Messaggio esemplificativo (Morire e vivere, pag. 211 e segg.)
Pace a te che hai paura della spiritualità. Io ti vedo, anche se tu non te ne rendi conto, aggrapparti alla ragione e – appena odi il termine spiritualità – sentire dentro di te qualche cosa che freme, che ha paura, che ha timore, perché tu temi di poter essere confuso con una persona che è fideistica senza avere la razionalità sempre presente.
Non commettere l’errore di fare una distinzione troppo netta tra ragione e spiritualità, in realtà i confini non sono così netti come potrebbe sembrare, ma sono due aspetti di una stessa cosa che si completano e si compenetrano l’uno con l’altro, tanto da arrivare a formare un tutt’unico che solo può dare la visione di ciò che È, perché ricorda che se Tutto è Uno, per comprendere veramente a fondo il Tutto non basta soltanto un aspetto della conoscenza, ma ci vuole anche l’aspetto della fede.
D’altra parte, bene fai a sfuggire la fede cieca senza raziocinio e ricorda sempre che l’insegnamento spirituale non vuol dire andare avanti soltanto con la fede, non vuol dire credere che soltanto attraverso i dogmi, pronunciati da uomini o da presunti Maestri, si possa arrivare alla comprensione; ricorda che la vera comprensione è quella che riesce a fare una sintesi e una compenetrazione tra gli elementi dello spirito e gli elementi della ragione.
Ricorda, dunque, che la spiritualità deve essere anche logica, non deve andare contro a quelli che sono i dettami della razionalità perché, se così fosse, allora vi sarebbe buona probabilità che quanto viene detto sotto l’etichetta di spiritualità in realtà sia costituito soltanto da discorsi campati in aria; perché se la verità è fatta di cose che si compenetrano a vicenda e che hanno tutte una ragione, una motivazione e una causa, non può essere che questa ragione, questa motivazione, questa causa siano dovute al caso, ma debbono seguire delle precise connessioni logiche, mancando le quali vuol dire che non ci si trova di fronte a una verità.
Bene, fai quindi a rifiutare l’etichetta di fideista, ma altrettanto bene dovresti fare a non restare aggrappato alla sola ragione, perché altrimenti commetteresti l’errore contrario e non otterresti altro che un’arida conoscenza, un arido nozionismo che, senza la spinta del tuo cuore e del tuo sentire, non riuscirebbe a trarre la vera opera da ciò che conosci.
Sono qui per esortarti a non commettere un errore che viene commesso così di frequente da parte delle persone che si interessano di argomenti inerenti alla spiritualità.
È frequente, infatti, incontrare, tra questo tipo di persone, la concezione che i Maestri e tutti coloro che di spiritualità – in un modo o nell’altro – si occupano, non dovrebbero interessarsi di quelli che sono gli aspetti più materiali della vita: non dovrebbero parlare di argomenti quali possono essere il sesso, la politica e via dicendo.
Grave errore, questo, perché devi sempre ricordare che spiritualità e materialità non sono due cose distinte, come nella tua mente a volte può capitare di pensare, ma sono invece due diversi aspetti di una cosa unica, che si completa in queste due prospettive, dando vita a quella che è la concezione universale del Tutto.
Tieni presente anche che sarebbe assurdo che i Maestri che vengono a parlare agli uomini lo facessero dimenticando quelli che sono i problemi principali vissuti dall’uomo e, tra questi problemi, indubbiamente, un posto di primo piano nell’umanità attuale è costituito proprio da problemi di tipo materiale.
Ricorda ancora che è vivendo la vita, come i Maestri dicono, che si riesce a raggiungere veramente la spiritualità; questo significa che non è strettamente necessario parlare dell’amore per riuscire ad arrivare ad alti livelli di spiritualità, ma è invece necessario affrontare le esperienze all’interno della materia, perché è soltanto attraverso lo scontro tra le intime tensioni interiori dell’uomo, e i fattori che dal suo esterno spingono, che si arriva a creare quella visione unitaria che induce l’individuo a ricercare la verità.
Non pensare, quindi, che quando i Maestri affrontano temi che apparentemente nulla hanno a che fare con un discorso spirituale, essi si stiano occupando di un qualcosa di cui non dovrebbero occuparsi, perché ogni fattore dell’uomo, ogni fattore della vita, ogni fattore della conoscenza, in realtà fa parte della spiritualità, in quanto dalla spiritualità nasce e nella spiritualità agisce e interagisce.
Conserva in te entrambi gli aspetti della medaglia e in questo modo il disegno che tu cerchi di costruire all’interno di te, la conoscenza che tu immagazzini nella tua mente, non resteranno semplici parole senza costrutto ma, alla fine, forniranno un quadro meraviglioso che non diventerà mai brutto, che non si consumerà mai e ti permetterà di costruire sempre nuovi quadri, sempre più complessi, sempre più grandi, fino ad abbracciare il Quadro Universale. Ananda
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