Percorso unitario attraverso l’insegnamento filosofico del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77: post 22, sesto del ciclo “Intermedio”.
Sentire: materia akasica (del corpo della coscienza) che si struttura attraverso la comprensione. (cerchioifior.it/glossary/sentire)
Sentire: termine usato per definire la somma delle comprensioni che l’individuo ha raggiunto nel suo corpo della coscienza. (Dall’Uno all’Uno, v1, pg.156)
Il sentire non diviene ma “è”
Il sentire non è qualche cosa che “diventa”, il sentire è qualche cosa che è, attimo per attimo, uguale a se stesso. Certamente alle parole dei Maestri voi avete l’impressione che il sentire sia un divenire, ma ricordate che fate parte del teatro delle ombre e che tutto ciò che vivete è un’illusione, e anche quest’impressione che il vostro sentire si accresca sempre più appartiene anch’essa al mondo delle illusioni poiché il sentire, il vero sentire, non diviene ma è.
[…] Il fatto che il sentire non divenga ma sia significa che in realtà voi avete già raggiunto tutto il massimo sentire che potreste raggiungere. È soltanto la vostra percezione, la vostra immedesimazione negli attori del teatro delle ombre che vi crea l’illusione di essere in movimento e di manifestare ora un sentire ora un’altra porzione di sentire. (Nel sottopiano superiore del corpo akasico risiede la totalità del sentire già conseguito, quello che non è soggetto ad alcuna evoluzione perché completo in sé, ndr)
[…] Il compito più difficile [è] comprendere non soltanto con la mente, non soltanto a parole, che vivete l’illusione in tutti i momenti delle vostre vite ma che siete già infinitamente migliori, più grandi, più pieni d’amore di come adesso vi sembri di essere.

Il vero sentire è a disposizione dell’altro
Colui che veramente ha raggiunto il sentire agisce spontaneamente, come voi dicevate, però il suo sentire diventa a misura dell’altro; dover diventare a misura dell’altro significa che questa spontaneità (il libero fluire del sentire, ndr) deve essere indirizzata in modo tale che serva di aiuto all’altra persona.
Il Maestro e i bisogni evolutivi
Il Maestro non sempre e soltanto può dare la carezza o la gioia, ma il suo comportamento nei confronti di chi ancora deve crescere è tale che il suo sentire, rivolgendosi verso l’altro, percepisce quali sono i suoi bisogni evolutivi e di crescita, e quindi agisce in conformazione a ciò di cui l’altro ha bisogno, che non è quello che l’altro chiede.
Quasi mai chiedete ciò di cui avete veramente bisogno, troppe maschere vi mettete per farlo. Molto spesso avete bisogno di una parola dura, molto spesso avete bisogno di un attimo di sofferenza per fermarvi e osservare con attenzione ciò che state facendo, dicendo e compiendo, ed ecco allora che il Maestro anche in questi casi, come atto d’amore vi darà ciò che veramente dovreste richiedere.
(Il sentire di coscienza [IF43focus])
Evoluzione della coscienza
A ogni incarnazione, l’entità (la parte dell’Individualità rivolta al divenire e che dà luogo all’individuo incarnato, ndr) “indossa” un nuovo abito fisico, un nuovo abito astrale e un nuovo abito mentale diversi da quelli posseduti nelle vite precedenti, non soltanto come forma ma anche come struttura e composizione dei vari tipi di materia che li compongono. Questi tre corpi (che noi definiamo transitori) devono essere rinnovati ogni volta proprio in quanto esauriscono la loro necessità e la loro utilità nel periodo che serve all’individualità incarnata per fare esperienza sul piano fisico e per trarre da questa esperienza ciò di cui abbisogna, in quel momento, per crescere.
Quando l’individuo incarnato giunge alla fine della sua possibilità di esperienza sul piano fisico, ecco giungere per il suo corpo fisico il momento di venire abbandonato dall’individualità, mettendo in moto quelle reazioni fisiologiche che, genericamente, l’uomo chiama “morte”.
[…] Questo non significa che nulla resterà all’individualità di ciò che ha vissuto nel corso del suo episodio incarnativo, […] perché esso andrà a strutturare nuove porzioni del suo corpo akasico, fornendogli nuovi elementi di comprensione, talvolta definitivi, talvolta incompleti ma, proprio per questa incompletezza, stimolanti verso una nuova incarnazione alla ricerca della pienezza della comprensione.
Il corpo akasico, o corpo della coscienza, è permanente in quanto è sempre lo stesso per tutto il tempo in cui l’individualità resta allacciata alla ruota incarnativa.
Con il concetto di “evoluzione della coscienza” noi intendiamo l’intero processo che concorre, tramite l’impiego dei corpi transitori, a far comprendere a poco a poco al corpo akasico la sua appartenenza alla Realtà, la sua reale natura di parte indivisibile dal Tutto, il suo essere contemporaneamente unico e uno con tutte le altre individualità che procedono verso la riscoperta di se stesse.
(L’evoluzione della coscienza e la necessità di veicoli appropriati [evo2])
➡️22, Intermedio 6, Fonte: Come la coscienza genera la realtà personale
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