Con questo termine intendiamo la nascita e la rinascita di una stessa individualità in vari ambienti, in epoche diverse, in momenti diversi.
Nascite che portano quello stesso individuo alla crescita interiore, ad una maggiore conoscenza e apertura verso il mondo spirituale. Vale la pena ricordare, per apprendere quello che vogliamo dirvi, che l’individualità, l’individuo, colui cioè che si incarna, fin dalla sua prima incarnazione – e quindi già nel mondo minerale – porta con sé tutti gli attributi divini dei quali, però, non ha coscienza.
Le reincarnazioni servono appunto all’individuo per prendere coscienza di questa propria divinità interiore: ecco il vero significato della reincarnazione. La vostra religione, quella ufficiale, ritiene che la reincarnazione non esista in questi termini, tutt’al più la si può trovare in qualche sporadico caso e magari «in via del tutto eccezionale», inoltre ritiene che ogni individuo abbia la possibilità di «salvare la propria anima» nel corso di una sola esistenza.
A coloro che da più tempo seguono i nostri insegnamenti, voglio dire che secondo noi, nella migliore delle ipotesi, in una sola vita l’individuo può raggiungere la consapevolezza di uno solo di quegli attributi divini che fanno parte di lui.
Ho detto nella migliore delle ipotesi poiché, molto spesso, soprattutto all’inizio del cammino evolutivo, occorrono vite e vite prima di riuscire a mettersi in contatto con uno solo degli attributi divini, occorrono molte esperienze per scoprire, tanto per fare un esempio, e comprendere totalmente il vero significato del concetto di amicizia. Quindi vedete, se per comprendere soltanto un concetto così semplice non è sufficiente una vita, immaginate da soli quante incarnazioni siano necessarie prima di riuscire a superare il proprio egoismo! Fabius
Una delle domande che si pone spesso chi medita sulla reincarnazione è il perché del reincarnarsi in epoche, in paesi, in ambienti diversi di volta in volta; naturalmente questo non accade a caso o soltanto per necessità temporali e via dicendo. Ma questo rientra in un piano di evoluzione ben prestabilito in quanto un individuo, l’individualità che compie il suo cammino evolutivo incarnandosi più volte sul piano fisico, deve trovare ogni volta l’ambiente adatto a quello che deve sperimentare, alle esperienze che deve fare.
Si può considerare che l’evoluzione di un individuo va in qualche modo di pari passo con quella che è l’evoluzione generale della società: infatti le prime incarnazioni di ogni individuo avvengono sempre presso razze, presso popoli che sono a livello culturale e societario molto primitivo, questo perché all’inizio dell’evoluzione le cose da comprendere da parte dell’individuo sono quelle più semplici, quelle basilari, ovvero deve arrivare a comprendere ad esempio che vi deve essere un senso di amicizia, di amicizia tribale con gli altri fratelli che vivono accanto a lui, deve arrivare a comprendere che si fanno i figli, questi figli devono necessariamente da lui essere protetti, aiutati e sfamati e via dicendo.
Allorché egli ha assimilato questi concetti basilari, ha necessità di sperimentare cose sempre più sottili, più rarefatte, più imprecisate, delle sfumature e concetti che, in popolazioni primitive, naturalmente, potrebbe avere soltanto con difficoltà la possibilità di sperimentare; ecco che, allora, le reincarnazioni successive arriveranno in epoche successive, quando le mentalità del popolo presente sono cambiate, sono migliorate e offrono quindi nuovi stimoli, nuove condizioni, nuove sfumature più adatte a quella che deve essere la sua nuova comprensione, il suo nuovo tentativo di comprendere queste sfumature.
C’è una sorta di procedere di pari passo tra l’evoluzione dell’individuo e l’evoluzione di tutta la razza che si sta incarnando; naturalmente questo è un discorso solamente accennato, ma potete immaginare che un concetto di questo tipo avrebbe bisogno di spiegazioni molto grandi, molto complesse, tanto che si potrebbe affermare che ogni singolo cammino evolutivo di un individuo può essere un caso a sé stante e formare quindi il tema per una intera serie di incontri di discussione.
Un altro tipo di problema che di solito ci si pone è quante incarnazioni l’individuo abbia nel corso della sua evoluzione e di quanto queste incarnazioni siano intervallate temporalmente tra di loro. Bene, soffermiamoci a considerare come incarnazioni solamente quelle compiute nel corpo umano perché altrimenti andremmo troppo oltre col discorso.
Possiamo dire che le incarnazioni che un individuo ha come essere umano prima di terminare il suo ciclo di nascite e di morti sono diverse centinaia. Forse questa è una cosa che non tutti riescono a comprendere: difatti se parlate con persone che pure dicono di credere alla reincarnazione e che pensano di sapere qualcosa delle loro vite passate, queste persone solitamente si limitano ad affermare di essere, che so io, delle entità che è tantissimo che si incarnano e devono avere avuto ben sette, otto, nove, dieci incarnazioni. Bene, questo ragionamento è veramente assurdo perché, in realtà, ognuno di voi, ad esempio voi che siete qui presenti e che siete di media evoluzione, ha alle spalle numerose vite, vissute in epoche diverse, in paesi diversi, con sessi differenti e con situazioni differenti.
Questo perché, specialmente all’inizio dell’evoluzione, tutte le incarnazioni si succedono con molta frequenza; questo accade perché all’inizio l’individuo ha necessità di compiere il maggior numero di esperienze possibile e siccome sono tutte esperienze molto semplici, facilmente assimilabili, l’intervallo tra una vita e l’altra tende a essere ridotto.
A mano a mano che l’individuo procede nell’evoluzione e ha bisogno di comprendere concetti sempre più sottili, l’intervallo tra una vita e l’altra tende ad allungarsi, ad essere più lungo, perché questi concetti più sottili abbisognano di un periodo più lungo di meditazione da parte delle entità, dopo la morte.
Una volta è stato detto che se si dovesse fare una media teorica di tempo tra una incarnazione e l’altra, si arriverebbe sui trecento, trecentocinquant’anni; naturalmente, però, questo è un discorso generico che non è valido in assoluto: vi sono entità che anche verso la fine della loro evoluzione compiono magari due incarnazioni quasi successive, mentre ne compiono poi magari due in un secondo tempo distanti magari mille anni tra di loro; quindi, questo è soltanto un discorso teorico per far comprendere la vastità dell’arco di tempo coperto dall’evoluzione dell’individuo.
Vi sono, poi, i casi di coloro che muoiono in piccolissima età, in tenera età. E quasi sempre queste entità si reincarnano molto velocemente, non perché – come da alcune fonti viene detto – questa entità ha avuto una vita interrotta e quindi deve riprendere quello che non ha compiuto nella vita precedente – come se la vita successiva fosse la continuazione di quella precedente-, no, questo non è assolutamente vero ma, semplicemente, perché essendo stata una vita molto corta, l’intervallo tra la morte e la vita successiva è necessariamente breve, poiché hanno poco da comprendere da quello che hanno vissuto. Moti
Quando si sente parlare di reincarnazione si sentono dire delle castronerie: ad esempio vi è quella per la quale si dice che, il corpo fisico nelle varie incarnazioni mantiene inalterate determinate caratteristiche. Questo non è assolutamente vero: ad ogni incarnazione il corpo fisico è completamente nuovo, il corpo astrale è completamente nuovo e così pure il corpo mentale. Quello che resta inalterato, invece, è il corpo akasico, come voi sapete, il corpo che mantiene tutte le esperienze che vengono fatte.
Se si vuole in qualche modo riconoscere una determinata individualità in un corpo diverso, si potrebbe riconoscere in quello che noi così genericamente abbiamo definito carattere, oppure nelle tendenze, oppure negli interessi particolari, nel tipo di studi che uno può fare, nel bagaglio culturale che possiede e così via, cose di questo genere che hanno fatto parte delle esperienze precedenti e che sono rimaste inalterate in quello che è il corpo akasico.
Se poi per caso uno può avere anche caratteristiche somatiche o morfologiche simili a quelle di un corpo precedente, questo è semplicemente un effetto della legge karmica, non è assolutamente vero che queste caratteristiche restino inalterate per tutto il corso delle varie incarnazioni, anche perché sarebbe assurdo che un poveretto che ha il naso mal fatto se lo debba portare per mille incarnazioni in questo modo mal fatto, vi pare?
Un’altra castroneria che si sente dire, e che fra l’altro mi fa ridere tantissimo, è quella che dice che ci si incarna una volta maschietti e una volta femminucce, in un numero di alternanze ben preciso, schematizzato; anche questo, cari miei non è assolutamente vero.
Certamente ci si incarna qualche volta in individui di sesso femminile, qualche volta in individui di sesso maschile, ma questo naturalmente dipende sempre e soltanto dal bisogno evolutivo dell’entità, dal tipo di esperienza che deve fare e quindi uno potrebbe avere, che so dieci incarnazioni una di seguito all’altra tutte femminili e poi magari cinque tutte maschili; questo, ripeto, dipende soltanto dal tipo di esperienza dell’entità, dell’individualità che sta per incarnarsi. Francesco
[Fonte: Verso la metamorfosi, pag. 190 e segg.]
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