L’evoluzione e il dolore [A239]

D – Il discorso del Dna che si modifica nel tempo e ci fa adattare ai cambiamenti è vero, ma non credo sia il caso di farvi affidamento “immediato”. Alla fine si parla di cambiamenti che avvengono nel corso di migliaia di anni, probabilmente decine di migliaia di anni. Tant’è che se c’è così tanta gente ammalata di tumore è proprio perché ci stiamo avvelenando con una velocità di molto superiore alla nostra capacità di adattamento, io credo…

Un conto sono i cambiamenti dipendenti dalle modificazioni genetiche che fissano in una specie determinate caratteristiche sotto la spinta di necessità di adattamento ambientale e che diventano patrimonio genetico stabile e tramandabile alle nuove generazioni attraverso a mutazioni genetiche che si fissano nel patrimonio genetico della specie attraverso a un graduale adattamento del Dna.

Un altro conto, invece, riguarda quelle mutazioni genetiche che possono essere considerate di effetto più immediato: pensate alle specie che cambiano il colore del loro pelo per adattarsi alle necessità derivanti dall’avvicendarsi delle stagioni.

In questo caso il cambiamento è relativamente rapido ed è la diretta conseguenza dell’attivazione, momentanea, di una diversa sequenza genetica. Questo significa che ogni specie ha la possibilità di attivare (entro certi limiti, naturalmente) dei mutamenti genetici individuali abbastanza rapidi allorché sono necessari per aiutarla a compensare le mutate condizioni ambientali in cui si trova, magari, a dover operare; mutamenti che, col passare di lunghi lassi di tempo e con la loro continua attivazione, potrebbero anche diventare comuni nell’intera specie fissandosi nel Dna che viene tramandato alle generazioni successive. Scifo

1 commento su “L’evoluzione e il dolore [A239]”

  1. Interessante. Non conoscevo la possibilità di adattamento del DNA. Avevo inente la teoria darwiniana, per cui la specie si selezione in base alle caratteristiche proprie e all’ambiente, facendo soccombere chi non ha queste peculiarità.

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