L’Io: la risultante del flusso dei dati coscienza-esperienza [ci/cf20]

Percorso unitario attraverso l’insegnamento filosofico del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77: post 20, quarto del ciclo “Intermedio”.

Illusorio personaggio che nasce come risultante degli impulsi provenienti dai tre corpi inferiori dell’individuo incarnato e con il quale egli tende a identificare se stesso.(Dall’Uno all’Uno, v1, pg. 68).

(Risultante del flusso dei dati che dalla coscienza attraversano i corpi transitori fino a giungere all’esperienza, e viceversa, ndr)

Nel corso dell’evoluzione dell’individualità attraverso le varie forme incarnative (minerale, vegetale, animale e umana) essa prende via via coscienza di se stessa, grazie all’incontro con la materia che sta sperimentando nel corso dell’incarnazione.

[…] Quando l’individualità [passa] alla forma animale, ecco che accade qualche cosa di diverso, in quanto alla percezione fisica si unisce la possibilità di pensiero, con tutti gli elementi che contraddistinguono la facoltà di ragionamento: si fa largo l’idea che esiste un essere (l’animale, in questo caso) che percepisce e pensa, e un mondo che dall’essere è pensato e percepito. Si incomincia, così, a sviluppare il concetto di differenziazione, di separazione, tra se stessi e il mondo circostante.

Questa differenziazione viene sempre più acquisita a mano a mano che l’individualità fa la sua esperienza in animali sempre più “evoluti” ed è qui, nelle ultime incarnazioni come animale, che può essere situato il formarsi dell’Io nell’interiorità dell’individuo incarnato.

[…] Con il raggiungimento della forma umana, la scoperta di poter [influenzare] l’ambiente […] volutamente con le proprie azioni, porta ad una [nuova consapevolezza]: l’individuo non si sente più in balia del mondo esterno, crede che può arrivare a dominarlo e dominarlo significa poter appagare i propri bisogni e i propri desideri.
Questo induce il tentativo di modellare la realtà nell’ottica di se stessi (il cosiddetto “egoismo”) e del potere che si pensa di poter acquisire primeggiando su ciò che sta attorno.

È in questa fase che noi individuiamo la piena percezione di se stessi come esseri contrapposti e separati dal resto della realtà, percezione che rende forte nell’individuo la spinta dell’Io e che lo induce a cercare di espandere la propria influenza in modo tale da poter soddisfare sempre meglio – e in maniera sempre maggiore – quelli che ritiene siano i suoi bisogni.
(I passaggi che conducono all’Io [io1])

[…] E, di conseguenza, allorché avviene l’incontro con gli altri individui – che, inevitabilmente, contrastano questo egocentrismo con il proprio – ecco nascere le frustrazioni, le reazioni aggressive, il tentativo di prevalere o di prevaricare l’altro.
(L’Io è un meccanismo naturale [io2])

[…] L’Io è un meccanismo naturale a tal punto che la sua azione nell’essere umano è inevitabile. Ma non soltanto: l’azione dell’Io è indispensabile per compiere i passi che porteranno, gradatamente, all’uscita dalla catena reincarnativa, in quanto fornisce gli stimoli (primi fra tutti la sofferenza e l’insoddisfazione) per incanalare l’essere umano lungo le tappe successive della sua evoluzione.

Certamente l’Io è un’illusione, ma “l’illusione per chi la vive come se fosse reale ha la forza e la consistenza della realtà”. (L’Io è un meccanismo naturale [io2])

[…] Non sentitevi in colpa per ciò che siete ma pensate che il comportamento egoistico fa parte dei meccanismi naturali posti in essere per aiutarvi a comprendere: trovarsi di fronte a ciò cui il vostro Io, solitamente, si ribella (e, quindi, di fronte alla frustrazione o alla sofferenza), oppure a ciò che esso cerca di fare suo (e, quindi, ai suoi bisogni di soddisfazione) fa sì da dispiegare di fronte all’uomo che sa osservare se stesso quali siano le cose che non ha ancora compreso.
(L’Io, un’illusione che nasce dalle non comprensioni [io3])

L’Io, in realtà è qualcosa che scaturisce dall’interazione dei tre corpi inferiori dell’individuo.
[…] Il tipo di materia che viene a costituire questi corpi viene attratta proprio dai bisogni di comprensione del corpo akasico.

Ora, se l’Io nasce come interazione tra i corpi inferiori, e i corpi inferiori nascono come necessità per far evolvere il corpo akasico, significa che in realtà ha uno stretto collegamento con ciò che riguarda il corpo akasico.

[…] Se questi corpi inferiori nascono da esigenze del corpo akasico, della coscienza, la quale ha un sentire limitato di volta in volta, a seconda di quello che ha compreso nel corso dell’evoluzione, questo Io che scaturisce dai corpi inferiori non è altro che una proiezione sull’ultimo piano (il piano fisico), in particolare, di ciò che il corpo akasico non ha compreso.

Questo sta a significare che, osservando l’Io, potete arrivare a comprendere qualche cosa che aiuta a modificare, a migliorare, ad ampliare il sentire.

Questo può significare che l’Io è costituito da proiezioni mentali e proiezioni astrali, e che queste proiezioni astrali e mentali non sono altro che proiezioni del corpo akasico, il quale proietta la concezione che egli ha di se stesso (o meglio, di alcuni suoi aspetti) nei corpi inferiori per verificare se questa concezione è giusta.

Questa proiezione, che dà luogo all’Io, è uno strumento ideale per arrivare, da parte del corpo akasico, a stabilire se è giusta o sbagliata l’immagine che egli ha di se stesso e, così, cercare di modificare questa immagine nelle direzioni in cui egli ritiene di doversi muovere per acquisire comprensione e, di conseguenza, evoluzione.
(L’Ioè una proiezione di ciò che il corpo akasico non ha compreso [IB9-2])

[…] L’Io trae la necessità della sua esistenza (sia pure illusoria) dal bisogno di fornire all’essere incarnato l’occasione per osservare ciò che non ha compreso. […] Esso è un’illusione che nasce proprio dalle sue non-comprensioni che si riflettono nel modo di affrontare la vita e le esperienze.

[…] Anche l’uomo alla sua ultima incarnazione effettuata prima di abbandonare definitivamente la ruota reincarnativa e, quindi, praticamente al culmine dell’evoluzione raggiungibile come essere umano, possiede ancora un Io e non può essere che così in quanto il solo fatto di essere immerso nella materia significa che deve comprendere ancora qualche sfumatura, e questo, a sua volta, significa che una piccola parte di illusione e, quindi, di Io, esiste ancora.

Da cosa si differenzia allora, rispetto all’Io, l’uomo alle prime incarnazioni dall’uomo alle ultime? Quello che è diverso nei due casi è la maniera in cui l’uomo si pone di fronte a quel fantomatico Io: se nelle prime vite come essere umano l’Io la fa da padrone, inducendo ad azioni completamente egoistiche al fine di soddisfare i propri apparenti bisogni, verso le ultime l’individuo riceverà certamente ancora delle spinte verso l’egoismo ma non ne sarà più dominato né sopraffatto e saprà, se vorrà farlo, accantonare le spinte del proprio Io quando la sua coscienza, ormai ben strutturata, gli suggerirà essere il momento giusto per andare al di là di se stesso nel nome di una fratellanza non più soltanto teorica, bensì così acquisita da rendere il “fare per gli altri” ancora più soddisfacente intimamente del “fare per se stessi”.
(L’Io, un’illusione che nasce dalle non comprensioni [io3])

➡️20, Intermedio 4, Fonte: Come la coscienza genera la realtà personale


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2 commenti su “L’Io: la risultante del flusso dei dati coscienza-esperienza [ci/cf20]”

  1. Da quanto letto, si comprende meglio il perché in questa epoca ci siano a livello planetario, tanti esempi di violenza ed egoismi. La quarta razza è ancora in una fase primordiale, in balia dell’Io.

    C’è da sperare che le testimonianze di chi ha raggiunto maggior saggezza, siamo indicatori per coloro che quelle comprensioni ancora non hanno.

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