Maschere: una rappresentazione naturale [dizCI23]

Immagini illusorie che l’individuo incarnato indossa per apparire diverso da quello che è, spesso anche ai propri occhi.

Esistono maschere inconsapevoli di cui non ci si rende conto e maschere consapevoli che vengono usate per rapportarsi con gli altri individui al fine, spesso, di inserirsi in un gruppo o di essere accettati dagli altri. L’importante – affermano le Guide – è rendersi consapevoli delle maschere che si usano ed essere capaci di adoperarle per non danneggiare gli altri, fino a che si arriverà a un punto tale di comprensione grazie al quale non si avvertirà più il bisogno di usare le maschere ma si riuscirà a mettersi di fronte a se stessi e agli altri come veramente si è.

Messaggio esemplificativo. (Da:Do ut Des, vol. 1, pag. 160 e segg.)

La maschera è semplicemente un atteggiamento, il modo in cui ci si pone di fronte alla realtà che andiamo ad affrontare.

Volendo analizzare le maschere personali, si può notare che vi sono maschere utili, maschere meno utili, maschere che hanno un effetto positivo e maschere che hanno un effetto negativo; però, la maschera in se stessa non ha alcuna connotazione, è semplicemente un modo di porsi dell’individuo di fronte all’esperienza quotidiana che si trova a dover attraversare.

La maschera non è una cosa concreta; la maschera è semplicemente un risultato, un effetto, qualche cosa che l’individuo si trova a mettere in atto – da cui il fatto di riferire la maschera all’atteggiamento – sotto le varie spinte che riceve dall’interno e dall’esterno, cioè sotto le spinte che riceve dalla sua coscienza, le spinte che riceve dall’esterno e dall’esperienza che sta facendo all’interno del piano fisico.

È qualche cosa, quindi, in una certa misura, che può essere considerata l’aspetto visibile dell’Io dell’individuo. Si può quindi considerare la maschera come la facciata dell’Io nel momento in cui l’Io si trova a sperimentare la realtà fisica.

È un errore ridurre la maschera a un mero prodotto dell’Io, sebbene esista un legame indissolubile tra i due concetti. La maschera rappresenta infatti l’atteggiamento che l’individuo assume necessariamente nel corso della propria esistenza. Poiché l’Io deve costantemente confrontarsi e interagire con la realtà esterna, è costretto ad adottare specifici comportamenti; è proprio da questa dinamica adattiva che scaturisce l’uso della maschera come modalità operativa dell’individuo.

Però, così come per l’lo (che in realtà è il riflesso di quello che non si è compreso, ma anche di quello che si è compreso all’interno della propria coscienza) anche la maschera, come derivato dall’lo, viene a possedere poi, alla fin fine, le stesse origini; anche la maschera può denotare quello che non si è compreso, ma può anche denotare quello che in realtà si è compreso.

Come sapete, tutto nella realtà ha sia un aspetto positivo che un aspetto negativo. Esistono quindi delle maschere che vengono messe dall’individuo – vuoi consapevolmente o inconsapevolmente; l’importanza di questo semmai si può discutere più avanti – le quali possono avere un’origine molto positiva.

Voi direte: «Però, comunque sia, la maschera – per concetto stesso – è un coprire se stessi, un non mostrarsi così come si è; giusto? Quindi sembra, ragionandoci un attimo, che la maschera non sia mai positiva, perché impedisce all’individuo di essere ciò che veramente è!».

Questo è fermarsi alle apparenze, creature, perché l’individuo molto evoluto, ad esempio, che si impone un certo tipo di comportamento per aiutare un altro, quest’individuo si mette, sì, una maschera diversa da ciò che veramente è, però è una maschera creata sotto la spinta della sua comprensione, della sua coscienza; è quindi una maschera che ha un’origine positiva, non un’origine negativa; copre, ma copre una realtà che l’altro non potrebbe comprendere; e allora, per far sì che vi possa essere un rapporto tra le due persone, la persona con una certa evoluzione è costretta magari a limitare se stessa, limitando il proprio modo di essere, di sentire, di rapportarsi con la realtà, in modo tale da poter interagire con l’altro, altrimenti diventerebbe per l’altro magari l’immagine del santone irraggiungibile, con il quale è impossibile interagire e, tuttalpiù, ci si può affidare per chiedere una grazia, ma non si riesce ad avere uno scambio e, quindi, a crescere dinamicamente. Scifo


4 commenti su “Maschere: una rappresentazione naturale [dizCI23]”

  1. Tutti in ogni momento, consapevoli o no, usiamo maschere nel rapporto con gli altri, ma non credo siano determinate dall’insieme dei corpi transitori (io), quanto piuttosto da una necessità della coscienza che sa come abbiamo bisogno di rappresentarci in un determinato momento , per noi e per gli altri.

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