Oltre lo sbalestramento: trasformare il dolore [dizCI29]

È l’ultima arma a disposizione dell’esistenza per indurre l’individuo ad affrontare la propria realtà interiore e a comprendere quello che si rifiuta di comprendere.

Il dolore e la sofferenza non sono mai da considerarsi come punizioni, bensì come spinte per arrivare a comprendere qualche cosa che, altrimenti, non si sarebbe riusciti a comprendere.

Messaggio esemplificativo (Da: Il giardino degli incanti, pag. 240 e segg; Le chiavi del Paradiso, pag. 166 e segg)

Tutti voi sapete cosa sia il dolore, tutti voi l’avete affrontato, l’affrontate nella vostra vita di tutti i giorni, e, quasi certamente, lo affronterete anche nel seguito dei vostri giorni.
Il problema non è tanto l’affrontare il dolore ma «saper affrontare il dolore», ed è quel «saper» che dà un tono particolare alla situazione; infatti, se non si sa affrontare il dolore nel modo giusto, cosa succede?

Succede che si soffre ancora di più, con la conseguenza di restare pietrificati di fronte al dolore. Restare pietrificati di fronte al dolore cosa significa?

Significa far sì che il dolore ristagni e quindi non lasciar scemare la sua intensità e, quindi, restare talmente prigionieri di questo dolore da lasciare che la propria vita sia segnata fino alla fine dei suoi giorni, dal dolore stesso.

Certamente non è questo quello che tutti voi volete, certamente ognuno di voi che incontra il dolore spera, desidera e cerca di far sì che il dolore si attenui per poter vivere le giornate meno dolorosamente, vero?

Ecco come dovete affrontare il dolore: dovete cercare di non essere in balia di quello che state vivendo. E com’è che potete non essere in balia del dolore? La cosa più importante è quella di rendersi conto che il dolore non va subito. È quello di rendersi conto che qualsiasi dolore, per grande che sia, può essere trasformato in qualcosa di diverso.

Se il dolore vi fa soffrire, vi fa star male, rende le vostre giornate tragiche, invivibili e drammatiche, il modo migliore per cercare di attenuare la sofferenza è trovare nel dolore stesso un motivo per sdrammatizzare quello che sta accadendo.
Voi mi direte che, in certi casi è difficile sdrammatizzare una situazione di un’intensità drammatica veramente alta.

Ma fermatevi un attimo: questo è un ragionamento abbastanza banale, tutto sommato, è chiaro che chiunque di fronte alla sofferenza di primo impatto, di primo acchito si sente pietrificato dal dolore, questo è inevitabile; certamente c’è chi reagisce subito in maniera positiva, ma la maggior parte delle persone, davanti al dolore, passa un attimo di sbalestramento, di pietrificazione.

Quando però l’intensità emotiva scema un pochino, quando i corpi dell’individuo ricominciano a sentire fluire le energie in modo un pochino più fluido, ecco che quello è il momento in cui si deve cercare di trasformare il dolore.

Trasformarlo in che maniera? La persona che ha perso un figlio, per fare un esempio drammatico, uno dei più drammatici, può trasformare il dolore che prova per la perdita del figlio facendo sì che aiuti persone che si trovano in situazioni simili, ricordando che non fa certamente il bene del figlio scomparso il fatto di lasciarsi travolgere dal dolore e rovinare, non soltanto la vita che è andata, ma anche la propria vita.

Se si riesce a comprendere questo, si riesce a comprendere in quei momenti che la sofferenza va superata non soltanto per sè stessi, ma anche per gli altri. E questo rende il dolore utile per chi lo sta vivendo: allora si riesce veramente a trasformare il dolore e la sofferenza.

Certamente non è una cosa facile, certamente non può essere solamente un atteggiamento mentale, certamente bisogna lavorare su se stessi, e in qualche modo fornirsi degli strumenti per poter reagire di fronte alle situazioni drammatiche. Eppure è possibile farlo. Scifo

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