Riconoscere, accettare, condividere le proprie responsabilità [A244]

D – Io credo che non possa avvenire l’accettazione di qualcosa che non si è ancora riconosciuto; quindi che il percorso preveda prima il riconoscimento (conoscere/sapere/rendersi conto di avere quella data mancanza/incomprensione/colpa/responsabilità, o come la vogliamo chiamare) e poi l’accettazione, ovvero non tentare di nascondere (quanto meno ai propri occhi e magari anche a quelli degli altri) quella data mancanza. Il percorso che ho elaborato è giusto?

È evidente che per accettare qualcosa bisogna riconoscerne la realtà e rendersi conto del fatto che quel qualcosa non è estraneo a noi stessi, ma ci appartiene e ci segnala ciò che ancora dobbiamo comprendere.

Questo è un passaggio importante da compiere, ovvero accettare di accettarsi (perdonatemi il gioco di parole) per quello che si è, senza voler apparire anche ai propri occhi non come si è veramente bensì come si desidererebbe essere.

Già riuscire a fare questo è un passo faticoso, eppure riuscire ad accettarsi è un importante trampolino di lancio per la costruzione di un’accettazione più ampia che porta a riconoscere le proprie manchevolezze senza farle diventare semplicemente un’arma permeata di vittimismo per stimolare la comprensione o il perdono altrui.

Da questo primo passo discende tutto il percorso che conduce all’accettazione della propria realtà interiore e, quindi, ad affrontare a viso aperto e a risolvere quelle che sono le proprie incomprensioni.
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