Riconoscere, accettare, condividere le proprie responsabilità [A244]

D – Sappiamo bene che l’Io non vuole sentirsi inferiore a nessuno e che, pertanto, tenta in tutti i modi di nascondere i propri difetti (mancanze di comprensione) quindi è logico che ammettere le proprie colpe significa esporsi al giudizio altrui. Come dobbiamo porci di fronte a tale giudizio?

Se fate attenzione a come reagite quando un’altra persona emette un giudizio, più o meno velato e diretto, su di voi, vi renderete conto che la vostra prima reazione è quella di cercare di dire che ciò che avete fatto lo avete fatto perché… (e qui la vostra mente trova mille scuse, anche le più stupide e irragionevoli, per giustificare voi stessi) e, quasi sempre fate discendere le vostre azioni da controreazioni a ciò che altre persone o i fatti della vita vi hanno portato a mettere in atto.

Se foste sinceri con voi fino in fondo, vi rendeste veramente conto che nulla di ciò che la vita o le altre persone possono cercare di indurvi a fare può per davvero portarvi a fare qualcosa che, in fondo al vostro intimo, non avete già contemplato di fare.

Invece tendete a bollare il giudizio degli altri come una stupidaggine o come la manifestazione di un problema che appartiene solamente all’altro, dimenticandovi che, certamente, il giudizio dell’altro quasi sempre deriva da qualcosa che all’altro appartiene e che lo condiziona a percepire solo una parte della realtà e a interpretarlo in maniera strettamente soggettiva, tuttavia, comunque, lo stimolo che l’altro ha avuto e che gli ha fatto emettere il suo giudizio (giusto o errato che sia) proviene da voi, dal vostro comportamento, dal vostro modo di esprimervi e di rapportarvi con la vita che state vivendo e, quindi, da ciò che di voi proiettate all’esterno.

La maniera giusta, di conseguenza, per porsi di fronte al giudizio altrui non è cercare di difendersi, di giustificarsi o, come fate così spesso, di contrattaccare, bensì di cercare di determinare quale parte di responsabilità voi abbiate per aver fornito agli altri i dati che li hanno condotti ad emettere un particolare tipo di giudizio invece che un altro. E, per riuscire a fare questo, come diceva Viola, bisogna cercare di essere sinceri con se stessi ed essere in grado di accettare la propria fallacia cercando di individuare l’incomprensione che sta alla base del proprio sbagliato agire.
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