Uomo-medicina 6: cromoterapia, cristalloterapia, musicoterapia [A254]

Arrivati a questo punto, ecco che ci troviamo davanti a quell’altro elemento frequentemente messo in campo dai detrattori che è il cosiddetto “effetto placebo”. Ma che cos’è l’effetto placebo? (Placebo, alla lettera: “piacerò”, ndr)

Come abbiamo visto in precedenza il microcosmo dell’individuo è formato da molteplici elementi che ne formano il tessuto e permettono la sua sopravvivenza all’interno dell’ambiente in cui si trova a compiere la sua esperienza di vita.
La sua fisiologia gestisce i laboratori chimici interni del corpo e regola i flussi e la produzione delle componenti biochimiche che risultano necessarie all’individuo per poter interagire con il mondo fisico in cui si trova ad operare, attivando, per esempio, le difese immunitarie e procedendo a regolare la maggiore o minore produzione di determinate sostanze in funzione dell’equilibrio fisiologico del corpo dell’individuo.

Attraverso alla sua reattività emotiva, d’altra parte, l’essere umano è messo di fronte alle sue reazioni nei confronti delle esperienze che si trova a dover affrontare, trovando la spinta a interagire con esse e a non essere un semplice spettatore degli accadimenti che si trova a dover fronteggiare, bensì ad essere un attore, spesso protagonista (talvolta anche in maniera eccessiva, quando l’Io prende in mano le redini del comando) all’interno del suo vissuto.

Tale protagonismo viene modulato anche grazie alle elaborazioni compiute dalla sua sfera psichica grazie alle quali l’individuo viene messo in grado di poter operare continuamente delle scelte reattive che aiuteranno il microcosmo umano a seguire la sua traiettoria di vita e a proseguire la sua acquisizione di dati per – come ormai sappiamo bene – avanzare nel suo percorso evolutivo.

L’effetto placebo (e l’effetto “nocebo” del quale per altro non si fa mai cenno, pur avendo, in fondo, la stessa importanza dell’effetto placebo dal momento che ne è l’esatto contrario) si colloca proprio all’interno di quest’insieme di processi che appartengono al sistema microcosmico dell’uomo e nasce in misura variabile per ogni individuo dall’interazione tra le tre componenti dei corpi inferiori (fisico, astrale e mentale).

Ma come si può, nella maniera più semplice, definire cosa sia l’effetto placebo?
Si può dire che esso sia considerabile come l’insieme delle reazioni fisiologiche, emotive e psichiche che l’individuo mette in atto di fronte ai problemi che si trova ad affrontare, mettendo in moto meccanismi che stimolano le reazioni fisiche, emotive e psicologiche di cui necessita per continuare la sua immersione nell’esperienza. Tali reazioni a loro volta stimolano le componenti del corpo umano a reagire positivamente o negativamente (da questa predisposizione negativa deriva il termine “nocebo”) a quanto si trova ad affrontare.

Perché è importanze in ambito medico? Perché la convinzione e l’aspettativa che un certo intervento terapeutico possa o non possa avere un effetto di qualche tipo, prepara le componenti del corpo a reagire positivamente o negativamente alla terapia che viene adoperata e, di conseguenza, già di per produce l’attivazione delle migliori condizioni reattive dell’intero microcosmo oppure delle barriere che a loro volta rendono, invece, il microcosmo individuabile refrattario ai cambiamenti.

Se vogliamo fare un esempio pratico, anche se semplicistico, la persona che ha scelto di ubriacarsi e che è convinto di cadere facilmente in preda agli effetti degli alcoolici si ubriacherà molto più velocemente (effetto placebo) e ingerendo una minore quantità di alcool rispetto alla persona che è convinta di non potersi ubriacare (effetto nocebo).

Da questo esempio che ho appena fatto (certamente un po’ insulso, ma non ho trovato niente di meglio, quindi perdonatemi per la mia poca originalità) si capisce chiaramente la stretta correlazione che c’è tra stato emotivo, processi intellettivi e fisiologia dell’individuo.
D’altra parte non devo certo mettermi a spiegarvi quello che ormai dovreste sapere bene, visto i tanti messaggi che sono stati dedicati dalle Guide a cercare di farvi comprendere la provenienza, la nascita e l’espressione dei vari effetti somatici all’interno del microcosmo umano individuale.

Quello che vorrei sottolineare, però, è il fatto che il concetto di effetto placebo non è usabile limitatamente solo a quello che riguarda il rapporto tra l’individuo malato e la sua disposizione interiore verso la possibilità che un qualche tipo di cura possa o meno funzionare, ma che esso è valido ed applicabile a tutto l’insieme delle reazioni dell’individuo verso ogni tipo di esperienza cui va incontro, risultando, così, generale e valido all’interno di ogni microcosmo umano.

Di conseguenza, mi permetto di affermare con una certa sicurezza che – restando nell’ambito particolare su cui ci stiamo soffermando, ovvero le varie terapie mediche – l’effetto placebo è presente e ha una sua funzione importante anche quando si osservano le reazioni individuali ai farmaci adoperati dalla medicina tradizionale, aldilà della semplice costituzione o predisposizione fisiologica dell’individuo verso le varie sostanze che possono essergli somministrate.

Per fare, come mio solito, un esempio terra-terra, il ricevere una cura da parte di un medico del quale si ha fiducia, predispone i meccanismi interni ad avviare quei processi che possono coadiuvare o aiutare l’efficacia del farmaco somministrato.
È anche per questo motivo che, se ricordate, in precedenza avevo stigmatizzato la perdita di un reale rapporto “umano” tra medico e paziente, rapporto, secondo me, essenziale per ottenere i maggiori benefici dalle cure che vengono somministrate alle persone.
Questo può anche essere giudicato un ragionamento semplicistico e banale, eppure io lo ritengo di notevole importanza, proprio in conseguenza dell’effetto placebo che viene in essere grazie dalla formazione di un rapporto di fiducia tra medico e paziente.
Continua nella pagina seguente…

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