I fiori di Bach
Da qualche tempo ha preso campo – diventando una sorta di moda terapeutica – una terapia basata sui fiori, denominata, sulla base delle teorie del suo ideatore, Fiori di Bach.
La teoria alla base di questa medicina alternativa suggerisce che, alla base dell’insorgenza della sintomatologia fisica, vi siano le emozioni e i fattori psicologici dell’individuo.
In parte – dato che non posso svincolarmi dall’insegnamento che ho seguito assieme a voi in questi decenni – questa concezione coincide con quanto insegnato dalle nostre Guide, anche se credo che la semplifichi eccessivamente, trascurando o non tenendo conto del cammino spirituale che l’individuo ha compiuto nel suo percorso evolutivo.
La terapia suggerita – detta in maniera molto semplice – è basata sull’impiego dei fiori, ai quali viene attribuita la capacità di modificare positivamente l’emotività del paziente e, di conseguenza, il suo porsi in maniera razionale, nei confronti della malattia, dando in questa maniera il via al processo di guarigione del sintomo grazie al conseguimento di un ritrovato equilibrio tra i propri desideri e le proprie attività reattive e decisionali.
Non voglio entrare nella diatriba con la scienza medica ufficiale che bolla come conseguenza dell’effetto placebo ogni risultato apparentemente conseguito da tale medicina alternativa ma vorrei limitarmi ad alcune considerazioni di tipo teorico e basate sul semplice buon senso (e quindi, probabilmente, facilmente contestabili da ognuno di voi).
Che i fiori possano, col loro aspetto e con le loro essenze, esercitare una certa influenza sulla condizione emotiva dell’essere umano ritengo che sia indubitabile: nella tradizione dell’umanità molti fiori sono stati adoperati come simboli, accettati comunemente nel pensiero delle varie civiltà (si pensi, ad esempio al giglio come simbolo di purezza) ed entrati stabilmente nell’immaginario collettivo. Da lì, però, ad arrivare ad affermare che abbiano la capacità di equilibrare lo stato emotivo e psichico dell’individuo il passo, secondo me, è piuttosto lungo e azzardato ritenendo che con tale terapia si possa arrivare ad ottenere effetti curativi tali da risolvere la malattia e non solo di innescare qualche effetto di temporanea attenuazione del sintomo mentre le risposte del fisico dell’individuo operano per cercare di opporsi allo squilibrio fisiologico che ha innescato la patologia.
Nota di uma
Mentre preparo il post leggo queste affermazioni di Francesco e un disagio mi sale: non è questa la sede per polemizzare con lui, o per confutare quanto dice e dunque non lo farò. Preparare questo materiale significa anche lavorare su contenuti di cui non si condivide una parte o l’insieme. Tacere significherebbe essere un ricettore amorfo ma quest’opera di pubblicazione che dura da otto anni non permette alcuna passività, se non altro per le ingenti energie che richiede.
Non ritengo, quindi, che sia concettualmente facile da accettare che l’impiego delle proprietà dei fiori come cura possa veramente portare all’eliminazione della patologia (tuttalpiù, lo ripeto, a una cura o a un sollievo del sintomo), così come la fitoterapia può essere utile e coadiuvante per molte patologie ma difficilmente arriva a curare veramente gran parte delle malattie di una media o grande gravità, a meno che non si tratti di patologie di livello in un certo qual modo superficiale e non profondo, quali i problemi dermatologici, di stomaco, di intestino, di ipertensione e via dicendo, specialmente nei casi in cui non si tratti di malattie derivanti da altre disfunzioni organiche ben più profonde e complesse.
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