La medicina ayurvedica
L’espandersi della comunicazione a un livello globale che ha permesso di entrare più facilmente in contatto con elementi di altre culture che prima erano quasi solo appannaggio di una limitata porzione di popolazione, per lo più interessate alle teorie spirituali o spiritualistiche, assieme alla più facile circolazione delle nozioni (sia quelle veritiere che quelle superficiali e persino bugiarde) attraverso i mezzi di comunicazioni e quel potente motore di propagazione delle idee che si è rivelato essere la rete Internet, ha contribuito a diffondere anche medicine alternative provenienti da altre culture, specialmente di provenienza orientale.
Una di queste è la medicina ayurvedica. Tale medicina, proveniente dall’India, considera l’individuo come una somma di fattori (fisici, psicologici e spirituali) che, con i loro reciproci equilibri, ne determinano la condizione di benessere e di salute.
Dal punto di vista teorico ha una stretta vicinanza con l’insegnamento delle Guide, in particolare ha in comune con esso la visione dell’individuo come un’unità di fattori che vanno dal fisiologico allo spirituale e la concezione della necessità di trovare un equilibrio interiore tra tali fattori, equilibrio strettamente individuale e riferibile al tipo di percorso evolutivo compiuto dalla persona.
Un punto, a parer mio, di un certo interesse è il fatto che la medicina ayurvedica non si occupa solamente della cura delle malattie ma anche del benessere individuale, del suo mantenimento e dell’attuazione di una sorta di prevenzione per impedire l’insorgere dei problemi di salute, anticipando di secoli l’attuale tentativo della medicina ufficiale di tipo “scientifico” di ampliare i programmi medici di prevenzione (certo, un tentativo stimolato più che altro da ragioni economiche ma, comunque, condivisibile).
Non mi addentro ulteriormente nella filosofia che sta alla base di questa medicina che è realmente molto articolata e che, nei secoli, si è andata strutturando, dal punto di vista teorico, in maniera decisamente complessa cosicché rischierei di essere superficiale o molto approssimativo.
Vorrei, invece, spendere alcune parole su alcuni aspetti (anche fortemente criticati dalla medicina ufficiale).
Dal punto di vista delle terapie la medicina ayurvedica adopera molti preparati tipici della fitoterapia, combinandoli però, spesso, con l’impiego sia di minerali che di metalli.
L’uso di questi ultimi è il punto di maggior contrasto con la medicina occidentale, dal momento che prevede l’impiego di metalli tossici per il fisico dell’individuo (ad esempio piombo e arsenico).
Concordo che l’impiego di tale sostanze possa essere più dannoso che utile alla salute delle persone anche se mi vengono in mente alcuni elementi che mi mettono in una posizione non di condanna a priori di tale tipo di terapia, bensì di attenta cautela.
È noto che nel nostro Medio Evo era pratica – se non comune in tutta la popolazione ma quanto meno attuata talvolta dalle fasce della nobiltà più in pericolo di subire avvelenamenti nell’effettuarsi dei crudeli giochi di potere dell’epoca – l’assumere giornalmente piccole quantità di veleno, al fine, si teorizzava, di abituare il corpo a non venire devastato dalla somministrazione di quantità maggiori dei veleni che andavano per la maggiore in quei tempi.
Sarebbe una ricerca interessante quella di vedere se nelle popolazioni in cui la medicina ayurvedica è praticata da tanto tempo l’assunzione di tali sostanze teoricamente dannose non abbia indotto delle modificazioni a livello genetico nelle capacità di assorbimento di tali sostanze finendo col permettere loro di diventare, in determinate condizioni, utili invece che dannose.
D’altra parte – come ho detto allorché abbiamo parlato dell’alimentazione – il fisico delle popolazioni occidentali non può, comunque, avere subito queste eventuali modifiche genetiche e, di conseguenza, ritengo che l’uso di tali farmaci ayurvedici sia, in generale, sconsigliabile in occidente.
Giudico, invece, corretta e praticabile da chiunque la parte dell’ayurveda relativa al benessere e alla prevenzione, in perfetta linea, d’altra parte, con le linee di condotta principali suggerite sia dal buon senso che dai medici che si occupano della salute, ovvero l’uso appropriato del cibo per favorirne le capacità medicinali, i comportamenti che aiutano a perseguire una condotta di vita sana, l’esercizio fisico come coadiuvante del benessere fisiologico dell’individuo. Francesco
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