Un somatismo non passa da una vita all’altra [A215]

D – Un somatismo grave, che sfocia in una malattia mortale diventa in questo modo, tramite il fattore non compreso, la cristallizzazione che si ripresenterà poi nella vita successiva? 

Un somatismo grave del quale non viene risolta l’incomprensione che sta alla sua base tende a ripresentarsi nel corso della vita dell’individuo, fino a raggiungere uno stato di cronicità della cristallizzazione, dovuto all’irrigidimento delle particolari porzioni di materia in cui esso si manifesta. 

Tuttavia, tale stato può non essere causa del presentarsi in una vita successiva dello stesso genere di cristallizzazione, e questo sia perché intanto il lavoro di raccolta dei dati compiuto dal corpo akasico ha portato a sistemare informazioni che, comunque, lavorano “ai fianchi” l’incomprensione, diminuendone la portata, sia perché in conseguenza del nuovo sentire raggiunto i corpi adoperati nell’incarnazione successiva avranno attivazioni genetiche diverse.

D – La malattia “cronica” fisica (ovviamente causata da cristallizzazione) non può mai recedere, essendo stato danneggiato irreversibilmente il corpo fisico, oppure in qualche caso può anche guarire, come avviene nei casi definiti “miracolosi”? Che tipo di “comprensione” è necessaria affinché possa verificarsi il “miracolo”? La guarigione avviene perché, in realtà, la cristallizzazione era già stata quasi sciolta dalle (piccole) comprensioni a poco a poco raggiunte dopo l’inizio della malattia?

La storia dell’uomo riporta una miriade di casi “miracolosi” in cui determinate malattie apparentemente inguaribili spariscono senza conseguenza quasi da un momento all’altro. Molti di questi casi sono fantasiosi e più portatori della speranza e del desiderio di una guarigione che di un’effettiva remissione della malattia.

Altri si spiegano con il mancato raggiungimento, da parte delle scienze mediche, di nozioni adeguate che permettano una corretta interpretazione degli elementi che concorrono a formare un quadro clinico (tipico esempio è il caso della cecità isterica e, in genere, di gran parte dei sintomi che accompagno lo stato isterico).

Ma vi sono anche casi in cui, effettivamente, ci si trova di fronte a una guarigione “miracolosa”. In realtà non vi è nessun vero miracolo (certamente non vi è un diretto intervento divino – o di chissà quale santa persona – per operare il miracolo, perché se fosse così ci sarebbe davvero da dubitare di un siffatto genere di divinità che privilegia solo alcune delle sue creature disinteressandosi delle sofferenze patite dalle altre) e non è indispensabile fare ricorso alla fede in un qualsivoglia Dio per giustificare l’evento ritenuto “miracoloso”: basta, infatti, limitarsi a concepire il fatto che l’essere umano ha comunque, in sé, i potenziali mezzi per operare “miracoli” su se stesso, e che il “miracolo” perderebbe le sue qualità di unicità e straordinarietà se l’uomo riuscisse a rendere il suo cammino sempre più in armonia con ciò che la Vibrazione Prima e gli Archetipi Permanenti gli suggeriscono senza posa.

D – Se si sviluppano varie malattie, ma ognuna conseguenza diretta di quella precedente, per risalire alla incomprensione si deve considerare soltanto quella originaria?

La procedura corretta sarebbe senza dubbio quella di trovare la prima causa scatenante della catena di malattie in corso, dal momento che è quella che più è vicina all’incomprensione scatenante la malattia e, quindi, quella sulla quale si può lavorare con maggiore facilità per risalire all’incomprensione.

D – È possibile che la manifestazione di vari somatismi/malattie in contemporanea sia dovuta al fatto che il soggetto sta affrontando («sta lavorando») su diverse incomprensioni (non solo una o due)?

Senza ombra di dubbio, anche se in una tale situazione si può con giustezza ipotizzare che, comunque, la contemporaneità della manifestazione di diverse sintomatologie indica che i vari somatismi che si stanno presentando sono concatenati tra di loro e, quindi, hanno una radice comune che è essenziale per comprendere il presentarsi di ognuno di essi.

D – Che differenza c’è tra le cristallizzazioni che hanno il nucleo centrale situato a livello fisico, rispetto a quelle che lo hanno a livello astrale o mentale; ovvero perché una data incomprensione va a colpire il fisico, oppure l’astrale, o il mentale.

La risposta a questa domanda è, in fondo, molto semplice: il posizionamento del nucleo principale del somatismo in un corpo anziché in un altro è dipendente da quale sia l’aspetto principale che l’incomprensione non ha risolto. 

Per fare un esempio banale, se la mia incomprensione mi porta a impossessarmi di cose altrui, certamente alla base c’è la non-comprensione dell’ingiustizia insita nell’appropriarsi indebitamente di ciò che non ci appartiene. 

Ma un tale tipo di comportamento potrebbe indicare che c’è un difetto nel nostro modo mentale di considerare la questione, oppure che il problema nasce da sentimenti che rientrano nella sfera di competenza del corpo astrale, quali l’invidia, oppure ancora che esso è principalmente supportato da un forte bisogno di sentirsi potenti. 

È evidente che quasi sempre, comunque, sono presenti le influenze di tutte le varie componenti dei corpi inferiori che vengono messe in moto nell’interiorità dell’individuo: sarà allora la componente più pregnante quella che finirà col bloccare le energie della cristallizzazione in un corpo invece che in un altro, facendolo diventare il principale punto di aggregazione delle vibrazioni che non riescono a trovare un fluido scorrere all’interno dell’individuo.

D – Gli irrigidimenti che si vanno a sovrapporre alla cristallizzazione di base non contrastano maggiormente il ritorno dei dati verso l’akasico rendendo ancora più difficoltosa la comprensione? Se così fosse, significa che l’individuo può comprendere solo elementi di “contorno” ma non il “nocciolo duro”, perché troppo fuori portata? 

Questo potrebbe avere una certa base di probabilità se vi fosse una sola cristallizzazione e tutto fosse incentrato sulle vibrazioni che non trovano via d’uscita dal vortice vibratorio della cristallizzazione. Fortunatamente non è mai così: l’interiorità dell’individualità può anche avere una parte delle vibrazioni bloccate da una o più cristallizzazioni ma vi è sempre, contemporaneamente, una gran parte di flussi vibratori che la percorrono e che compiono senza particolari intoppi il loro cammino all’interno dell’individuo.

Questi flussi “fluidi” arrivano comunque a manifestarsi nelle azioni e reazioni dell’individuo all’interno della sua esperienza di vita, con la conseguenza di portare dati al suo corpo della coscienza, dati che contribuiscono attivamente ad ampliare il sentire individuale e, quindi a sgretolare qualche porzione della cristallizzazione. La conseguenza dell’interazione di questi percorsi vibratori rende e mantiene quello che tu hai definito “nocciolo duro” dell’incomprensione alla portata della possibilità di analisi dell’individualità. 

In altre parole: o non si hanno le basi di sentire per comprendere qualche cosa e allora, anche senza la presenza di specifiche cristallizzazioni, l’individuo non può comprendere un particolare aspetto irrisolto del suo sentire, o esistono delle comprensioni collaterali che si armonizzano nel comporre la costellazione di elementi che compone un’incomprensione e, allora, inevitabilmente, prima o poi la cristallizzazione verrà frantumata e il percorso verso l’ampliamento della comprensione verrà ripristinato in maniera soddisfacente.

D – Che senso ha che la vita presenti situazioni sempre più complicate, e di maggior sofferenza, per indurre l’individuo a comprendere?

Una delle qualità (o, se vogliamo, dei difetti principali) dell’Io è quella di cercare di adattare la realtà a ciò che ritiene più gratificante per se stesso, supportando il suo tentativo di mantenere intatta la percezione che ha di se stesso cercando di mantenere uno “status quo” che è molto difficile, alla resa dei conti, da stabilizzare, viste le spinte che gli provengono in continuazione sia dall’interno che dall’esterno di se stesso. 

La situazione, nel suo insieme, è per l’Io fonte di incertezza e quindi, in ultima analisi, di sofferenza, anche se esso cerca di nascondere alla sua osservazione il fatto che sta soffrendo, per non dover minare l’alta opinione che ha di se stesso. 

Il presentarsi di situazioni sempre più complesse e sempre più portatrici di sofferenza per l’Io, ha l’evidente funzione di non farlo ristagnare sulle sue posizioni, spingendolo comunque a reagire di fronte a un aumento della sofferenza, dal momento che tale reazione lo costringerà a cercare in direzioni alternative soluzioni contro la sofferenza che avverte, inducendolo, in questo modo, ad agire e reagire nei confronti della vita invece di viverla come un semplice spettatore esterno, mettendo in atto attività e reattività che saranno utili per la comprensione all’interno del corpo della coscienza. Ombra

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