Capacità che può mettere in atto l’individuo di perseguire dei risultati apparentemente al di sopra delle sue possibilità e di difficile raggiungimento.
Messaggio esemplificativo. Da Sussurri nel vento, pagg. 45 e segg.
La tradizione afferma che Vittorio Alfieri, noto artista e scrittore, si faceva legare al suo scranno allorché scriveva le sue opere e accade, così, che egli venga tuttora spesso indicato quale candido e limpido esempio di volontà ferrea, tanto che il suo «volli, fortissimamente volli» è insegnato nelle scuole e conosciuto da ogni persona che abbia un minimo di cultura letteraria.
Non me ne vogliano gli estimatori di cotesto insigne artista né – se per avventura ascoltasse le mie parole – non me ne voglia lui stesso poiché io, controcorrente come è mio solito, avrei molte cose da obiettare su quest’aneddoto che – se fosse vero, e vero in quei termini in cui è tramandato e descritto – sarebbe, secondo me, indice di molte cose tranne che di forza di volontà.
Che cosa pensate voi di un artista che, per scrivere opere letterarie, si sente così ben disposto e ispirato in tal lavoro da dover venire legato alla sua scrivania, se non che, probabilmente, egli non aveva poi un sì grande amore per la sua arte e che avrebbe preferito, forse, correre dietro a qualche bella figliola, o fare una partita a dadi in una taverna o, magari, farsi una bella dormita?
Direi che questa conclusione sarebbe indubbiamente legittima e che nessuno potrebbe venir tacciato di malignità per aver fatto un sì irriverente ragionamento. D’altra parte, se vogliamo parlare della volontà, esaminiamo un attimo che cosa voglia dire la parola «volontà».
Io la definirei come: «L’aver ferma voglia di compiere qualcosa». Ahi, ahi signor Alfieri della tradizione, l’unico momento, allora, in cui lei esercitava la sua ferma voglia era quello in cui permetteva di venir legato alla sedia conoscendo – evidentemente – la sua poco ferma voglia di scrivere capolavori!
L’avere volontà, semanticamente, è riconducibile al fatto di volere qualcosa. Ecco perciò che, sotto questo punto di vista, la volontà è qualcosa che – secondo logica – non dovrebbe far subire legami o costrizioni di alcuna sorta, ma dovrebbe fluire spontaneamente e ininterrottamente in ogni individuo indirizzato con volontà ad un fine ben determinato. Eppure, quante volte accade che una volontà crolli alle prime avvisaglie di insuccesso o alle prime difficoltà impreviste! Scifo
Guardatevi un attimo soltanto con attenzione, figli nostri, e chiedetevi: «Sono io un individuo che possiede della volontà?» Quasi certamente ognuno di voi risponderebbe affermativamente e sarebbe pronto a citare qualche episodio dimostrativo. Moti
«Io volevo diventare medico, – ho sentito dire da un signore – la medicina era la mia passione così, anche se non ho un’intelligenza veramente brillante e, in fondo, sono una persona mediocre, ho avuto tanta forza di volontà da riuscire a diventare quello che ho sempre sognato di essere!» Eh sì, miei cari amici, questo è un esempio, ma potrei fornirne altri mille su questo stampo. Eppure… eppure c’è qualche cosa che non mi convince, che mi lascia perplessa: non è – quel medico di cui parlavo – lo stesso che sta cercando, da quando aveva dieci anni, di smetterla di rosicchiarsi le unghie fin quasi all’osso? Zifed
L’uomo che ha davvero una forte volontà non è quello che riesce bene e con ottimi risultati in ciò che gli piace fare: non siete volonterosi se vi piace la musica e imparate a suonare o perché vi piace volare e imparate a guidare un velivolo.
Semplicemente, siccome appagate qualcosa che fortifica il vostro Io, qualcosa che lo adula perché, in qualche modo, lo innalza sugli altri uomini, ecco che I’Io non si oppone a voi e tutto vi diventa così più facile.
Gli unici limiti, le uniche difficoltà che potete trovare risiedono soltanto allora, in questo caso, o in vostri limiti personali di cultura o di energia fisica o di capacità di usare al meglio le vostre facoltà intellettive, oppure in qualcosa di esterno. Ma ciò che è esterno, quasi sempre, può venire superato dall’Io, o accantonato, o aggirato, al fine di giungere – prima o poi, in un modo oppure in un altro – a ciò a cui tende. Moti
Risiede allora nell’Io la volontà? È una prerogativa sua e, quindi, con buona probabilità, essa è un suo strumento per compiere ciò che più all’Io fa piacere? Io credo di no, cari, perché se così fosse non si spiegherebbero i casi, ad esempio, in cui una persona mette in pericolo la propria vita – e quindi l’esistenza del proprio Io – per salvare un’altra persona in pericolo. Che provenienza ha, allora, la volontà? Boris
Chi si occupa di esoterismo sa che la volontà viene spesso citata in ogni testo esoterico come la componente essenziale per riuscire a salire verso condizioni spirituali più elevate.
Ogni rituale esoterico comporta delle prove che appaiono paurose e che solo con una grande forza di volontà possono venir superate. Istintivamente, anche le popolazioni primitive sanno l’importanza della volontà e tendono ad esercitarla, ad esempio, tramite i riti della pubertà. Questi riti sono molto spesso pericolosi e capita sovente che gli adolescenti restino menomati o perdano addirittura la vita nei riti di passaggio dallo stato di adolescente a quello di uomo adulto, riconosciuto da tutta la sua società.
Indubbiamente, in questi riti l’Io gioca un forte ruolo, poiché dimostrare di possedere abbastanza volontà da riuscire ad affrontare e superare le prove porta l’adolescente ad un gradino più alto e più importante all’interno del suo ambiente.
Volendo guardare un esempio più civile di esercitazione della volontà a scapito dell’Io, osservate una delle tante tecniche spirituali provenienti dall’Oriente.
Spesso sono apparentemente assurde e prive di scopo, tanto che pochi riescono a farle come vengono prescritte e per il tempo che dovrebbe essere speso. Ciò accade perché l’Io, evidentemente, non si sente gratificato, per esempio, dal restare ore e ore, per ventun giorni, seduto immobile a inspirare ed espirare.
Accade sovente che coloro che conoscono i bisogni dell’Io, per rendere più facile, per incentivare la volontà a fare la tecnica prescritta incontrando minor resistenza dall’Io, affermino che il compiere nel modo giusto e per il tempo stabilito la tecnica porterà al raggiungimento di grandi poteri. Cosa questa che, com’è naturale, induce l’Io a provare e a non opporsi in modo eccessivo.
Tuttavia alla fine di ognuna di queste tecniche non esistono poteri che prima l’individuo non possedesse già, ma esiste invece la consapevolezza di avere una volontà che ogni cosa può compiere. Ecco il perché della volontà quale requisito necessario per avanzare e progredire interiormente. Andrea
È possibile dunque crearsi una grande forza di volontà attraverso l’esercizio?
La volontà è in voi, in ognuno di voi, fa parte di voi così come l’Amore, ma così come l’Amore va raggiunta, riconosciuta e compresa. Moti
Come raggiungerla?
Non vi dirò che è necessario farsi legare tutte le notti ad una sedia.
Non vi dirò che dovete affrontare e superare tre giorni e tre notti, nudi e disarmati, nella giungla.
Non vi dirò che dovete chiudere gli occhi, tapparvi le orecchie, serrare le labbra, e restare soli con il vostro respiro per ventun giorni.
No, secondo il mio modesto parere non è necessario arrivare a questi estremi: se la volontà è già in voi – e vi garantisco che, anche se sepolta proprio sotto il punto in cui il vostro Io è più forte, voi già la possedete – bastano piccole cose per raggiungerla.
Basta che ogni giorno facciate qualche cosa che non avreste nessuna voglia di fare, per esempio una passeggiata invece di un riposino, un bicchiere di acqua invece di un bicchiere di vino. Provate per parecchio tempo, tutti i giorni, alla stessa ora, senza mai deflettere, qualunque motivo possiate crearvi per distogliervi da ciò, a far per cinque minuti la stessa cosa. Imponetevi, per esempio, di scrivere la lettera A senza sosta dalle ore 12 alle ore 12,05 di ogni giorno. Vedrete che non sarà facile ma che, alla fine, creature care, ne uscirete fortificati nella volontà perché vi sarete avvicinati ad essa. Scifo
Sì, d’accordo, tutto questo è bello e giusto, e basta pensare alle persone che riescono a guarire da malattie gravissime con la forza della volontà per farsi venire voglia di essere volonterosissimi. Ma la volontà dov’è, in realtà? Sono io che non l’ho capito o, invece, fino ad ora nessuno lo ha spiegato? Zifed
Bastò che tu dicessi: «Sia la luce» e la luce fu.
Ciò che Tu vuoi è, mio Dio, perché Tua è la volontà.
Essa è uno dei Tuoi aspetti e da Te pervade il Creato;
essa è il filo che lega a Te ogni individuo,
è la scala sulla quale ogni uomo può salire
fino ad arrivare a sprofondare in Te,
perché chi vuole davvero sa amare davvero,
e chi ama davvero sa riconoscere l’Amore
e chi riconosce l’Amore non può non riconoscerTi,
e chi Ti riconosce non può non comprendere
di essere una Tua parte,
una piccola immensa scintilla della Volontà e dell’Amore
che da Te emana e che a Te riporta.
Al di là dei nostri fallaci pensieri,
al di là delle nostre imperfette sensazioni,
al di lì delle nostre egoistiche società,
al di là delle nostre infinitesime conoscenze,
al di là delle nostre speranze, delle nostre paure,
dei nostri dolori e delle nostre gioie,
dei nostri desideri
e del nostro continuare a essere schiavi del nostro Io,
dacci sempre la volontà di volere,
accompagna con il Tuo Amore
il nostro brancolare nel buio della nostra inoperosità
alla ricerca di ciò che «sentiamo» esistere in noi,
ora calpestato,
ora deriso,
ora schernito,
ora sfuggito,
ora cercato,
ora temuto,
ora maledetto,
ora agognato
e che si chiama Amore. Viola
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