Troppo spesso i rapporti tra le persone sono regolati dal tentativo di dominare, di avere la supremazia sugli altri.
Se tutti riuscissimo ad essere più elastici, ad ammettere che potremmo avere torto invece di difendere a spada tratta le proprie convinzioni, anche le più assurde, pur di non ammettere la possibilità di essere in errore, il rapporto con gli altri diventerebbe uno scambio, invece che una lotta, con benefici pratici e interiori.
Messaggio esemplificativo: Da “Sussurri nel vento” pag. 69 e segg.
Quante volte, vi ascolto dire: «Quella persona sta sbagliando e quell’altra, invece, ha ragione» o peggio ancora «Io ho ragione e tu hai torto». Quant’è triste udire queste parole persino da uomini che, pure hanno ogni conoscenza necessaria per non commettere questo tipo di errore così comune, sia tra chi vive della sola materialità che tra chi segue, o cerca di seguire la via spirituale.
E proprio a questi ultimi, a coloro che seguono la via dello spirito, che voglio rivolgermi, miei cari, quindi a tutti voi, presi uno per uno con l’accortezza di una madre che cerca di far comprendere ai propri figli i loro errori.
Dire: «Io ho ragione e tu hai torto!» significa fare mostra di presunzione, significa credersi più avanti dell’interlocutore, osservarlo dall’alto in basso con superiorità, o con degnazione o – peggio ancora – con compatimento. Ma se fosse davvero così, se uno avesse ragione e l’altro torto, allora dovrebbe essere proprio colui che ha ragione a fare atto di umiltà verso chi ha torto, perché chi sbaglia non va crocifisso, bensì aiutato.
Non commettete l’errore di confondere la conoscenza e la cultura che qualcuno può possedere, con la sua comprensione e la sua evoluzione, poiché non è detto che l’uomo che conosce l’intero vocabolario a memoria sappia poi scrivere un libro in forma corretta e sensata: quante volte accade che un uomo sappia citare tutti e quattro i vangeli e intanto dimostri con le parole e con le azioni di non aver compreso neanche il più semplice insegnamento di Gesù!
Quante volte vi ascolto definire il comportamento di un vostro simile sbagliato e non voler esaminare invece la parte di responsabilità che voi stessi possedete per questo suo comportamento!
Quante volte vi sento dire che un insegnamento è infantile, senza rendervi conto che state dicendo qualcosa di inconcepibile poiché non può esistere che “l’insegnamento” e classificarlo in qualche maniera significa solamente dimostrarsi incapaci di capire quello che sta dietro alle parole e alla forma, significa dimostrare che è inutile voler affrontare temi difficili e complessi quando quelli semplici e – in apparenza – puerili, non sono stati ancora, evidentemente, da voi compresi a fondo.
Conoscenza non è comprensione, così come dialettica non è superiorità, e così come intelligenza non è evoluzione. Ognuno esprime se stesso in un modo particolare ma tutti i modi di esprimere se stessi sono equivalenti, dalle disquisizioni filosofiche al pianto accorato, perché ognuno di essi è il modo di essere di un individuo.
Il mio rammarico viene invece trasformato in sorriso nel sentirvi cercare una definizione dell’amore, nel volerlo inquadrare in parole inadatte quando non riuscite a percepirne che un pallidissimo riflesso, un’idea egoistica che è solo l’immagine sfocata di una realtà che voi percepite – attualmente – in modo sommario e largamente soggettivo!
Se siete tra di noi per apprendere delle nozioni o delle verità assolute, o delle cognizioni mentali, state sciupando un’occasione perché non godete che un’infinitesima parte di ciò che andiamo costruendo per voi, perché, anche se spesso le nostre parole parlano all’intelletto, sempre invece, esse parlano al cuore di chi sa ascoltarle e far vibrare il proprio essere non al suono delle belle frasi o delle teorie complesse, ma alle vibrazioni ben più profonde e trasformatrici dei sentimenti, dei trasporti, degli abbandoni.
Chiedetevi perché siete qui con noi e se la vostra risposta sarà che siete qui per conoscere cose nuove, me ne dorrò per voi; così come mi rattristerà sentirvi rispondere che siete qui per conoscere la spiritualità e dimenticare la materialità. Perché vedete materia e spirito non si oppongono ma si completano, l’Aldilà non è sacro e il mondo fisico non è profano, i problemi materiali non possono essere staccati da quelli spirituali, altrimenti come potete affermare di crederci e di capire allorché vi diciamo che Tutto È Uno?
Se «Tutto È Uno», se «Uno È Tutto»,
giudicare gli altri significa mettersi in condizione di essere giudicati,
agire sugli altri significa lasciare che gli altri agiscano su noi,
aiutare gli altri significa farsi aiutare dagli altri,
essere accettati significa accettare gli altri,
essere compresi significa comprendere gli altri,
evolversi significa aiutare gli altri ad evolversi,
essere amati significa saper amare a un punto tale da diventare l’Amore stesso. Viola
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L’inchino.