L’individuo è spontaneo quando il sentire fluisce nelle sue azioni e nei suoi modi di essere così naturalmente che egli non se ne rende neppure mentalmente conto.
Il respirare, ad esempio, è una cosa talmente spontanea che non le prestiamo alcuna attenzione se non quando vi è qualche problema di respirazione per cui la spontaneità viene meno o è ostacolata.
La spontaneità – così come intesa dalle Guide – è, perciò, strettamente relazionata al grado di evoluzione raggiunto dall’individuo: maggiore è l’evoluzione, maggiore è la capacità di lasciare fluire spontaneamente quello che si è.
Messaggio esemplificativo. (Da: Il canto dell’upupa , pag. 124 e segg; L’Uno e i molti, vol. 1, pag. 234 e segg.)
Comprendere quando si può o si deve essere spontanei -comportamento spesso confuso con l’agire impulsivamente- non è cosa da poco, perché si combina con le azioni e le reazioni delle altre persone, con cui stiamo interagendo e arrivare a comprendere quali sono i limiti entro i quali è giusto non frenare la propria spontaneità, è uno dei temi di base nell’affrontare i rapporti interpersonali.
L’evoluto, ad esempio, può consapevolmente frenare la propria spontaneità quando avverte che essa potrebbe turbare il meno evoluto. Bisogna mettere anche nelle proprie parole ciò che si è veramente, senza temere di apparire brutti agli occhi degli altri o ai vostri stessi occhi.
Se gli altri vi diranno che siete brutti, giudicandovi dalle vostre parole, ricordate che la bruttezza che credono di scorgere in voi in realtà non è altro che la loro stessa bruttezza proiettata su di voi. Se voi vi vedete brutti, accettate di esserlo senza cercare di coprirvi di parole, perché le parole sono fatte d’aria e l’aria non copre affatto; correte solo il rischio di ammalarvi di illusione e di falsa immagine.
“Che strane malattie, queste! – direte voi – Chissà che sintomi hanno e come si possono riconoscere?”
Riconoscerle è facile, non c’è bisogno di aver studiato o di cercare uno specialista: ogni uomo ha in sé la possibilità di diagnosticarle senza cadere in errore: basta mettere a nudo il paziente, osservarlo attentamente senza chiudere gli occhi e ne aggiri la falsa sanità delle gote, volutamente coperte di belletto.
Siate nudi di fronte a voi stessi e, prima o poi, saprete essere nudi di fronte agli altri senza provare imbarazzo, poiché vi accorgerete di essere più belli, molto più belli di quanto pensavate, e che era soltanto la vostra malattia che vi impediva di rendervene conto.
Capisco che ciò che dico può risultare complicato da attuare o difficile da capire e da accettare, così come capisco che avreste bisogno di molte più parole per comprendere meglio – o almeno così appare a voi – ma molto di più vale un discorso che lascia dei dubbi in confronto ad una spiegazione che non rende necessario a chi ascolta darsi da fare per capire, ampliare e avanzare sulla via della consapevolezza. Moti
Puoi costringerti a non soffrire,
puoi costringerti a non piangere,
puoi costringerti a non essere felice,
puoi costringerti a essere solo,
puoi costringerti a non avere sentimenti,
puoi costringerti a non avere affetti,
puoi costringerti a non avere emozioni,
puoi costringerti a non parlare,
puoi costringerti a non pensare,
puoi costringerti a non nutrirti,
puoi costringerti a non vivere,
puoi costringerti a non amare,
ma in ogni uomo arde una candela che nessuno può spegnere. Labrys
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