La sincerità: chiave per superare l’Io e scoprire la verità [dizCI32]

Dote essenziale da raggiungere per poter veramente comprendere: chi non è sincero con se stesso non può certamente essere sincero con gli altri e, ad un’analisi sincera, tanti atti ritenuti altruistici si rivelerebbero facilmente come espressioni egoistiche.

Messaggio esemplificativo (Da: Il canto dell’upupa pag. 65 e segg. 45)
Nel processo di superamento dell’Io, è necessario che l’individuo riesca a raggiungere la consapevolezza di ciò che lo muove quotidianamente; è necessario che l’individuo arrivi, con il suo essere, a scoprire e a riconoscere le azioni che l’Io lo spinge a compiere in continuazione.

Per riuscire in questa operazione che comporta lo scoprire sempre più in profondità le motivazioni dell’Io, è grandemente necessario possedere una dote che molti uomini si vantano di avere ma che, a guardare bene, solo poche persone hanno veramente e, anche queste poche, la possiedono solo in certi momenti e a certe condizioni, cosicché questa dote finisce con il non essere più una dote vera e naturale, bensì con l’essere essa stessa una cosa irreale e, in quanto tale, frutto e strumento dell’Io.

Sto parlando, della sincerità. Tutti voi, una volta o l’altra nel corso della vostra vita, avete affermato con sicurezza e convinzione di essere delle persone sincere. Ma siete sicuri che ciò sia vero, che sia davvero così?

Si possono considerare a prima vista due tipi di sincerità che, apparentemente, appaiono due cose alquanto diverse: la sincerità verso se stessi e la sincerità verso il prossimo. Ebbene, questi due tipi di sincerità non sono diversi ed indipendenti tra loro ma sono due facce di una stessa medaglia, il completamento vicendevole di due stessi aspetti di una sola cosa, mancando uno dei quali la medaglia non ha alcun valore né alcuna ragione di essere.

Infatti, non può essere sincero con gli altri chi non è sincero con se stesso, secondo logica, in quanto egli presenta agli altri un’immagine bugiarda di se stesso, un’immagine che non verrebbe certo resa più vera dal fatto che egli, nel momento in cui si mostra così agli occhi degli altri, fosse convinto di essere davvero in quel modo.

Così non può essere sincero con se stesso chi non è sincero con gli altri perché se fosse sincero con se stesso – secondo ciò che abbiamo detto a proposito dell’Io – cadrebbero automaticamente le barriere e le pulsioni che lo inducono a mentire agli altri. Moti

Ma che cos’è e come può essere definita la menzogna? In se stessa, la menzogna non è altro che un effetto dell’improvviso impiego della fantasia da parte di chi mente: senza l’ausilio della fantasia, la bugia diventa ridicola e patetica, un tentativo abortito di essere sinceri, un fallimento sicuro fin dal suo primo manifestarsi.

Questo è così vero che le bugie più ben riuscite, quelle – per intenderci – che sono addirittura passate alla storia e additate non come esempio di perfetto imbroglio bensì come esempio di grande astuzia, sono proprio quelle più sfrontatamente fantastiche. Basti pensare, come esempio, al famoso cavallo di Troia: quale troiano sarebbe caduto nella trappola di Ulisse, se costui non fosse riuscito ad architettare una frottola così incredibilmente fantasiosa? Scifo

Molto spesso, l’uomo che mente finisce con l’essere convinto, a lungo andare, della verità di ciò che ha detto. Così, se vi guardate attentamente intorno, potete vedere facilmente il ladro convinto che rubare a chi ha di più di lui non sia un furto ma un atto di giustizia; oppure il mistico che si illude di aver raggiunto la beatitudine suprema; oppure il politico che raggira il suo e l’altrui popolo, sicuro di farlo nel nome di un alto ideale. Zifed

Eppure, anche l’insincerità ha una sua funzione ben precisa nel mutare dell’individuo e si può dire che essa sia sì un male, ma un male necessario, senza il quale l’individuo non provocherebbe quegli effetti che lo spingono a capire quanto sia necessario, ed innanzi tutto proprio per lui stesso, non continuare a crearsi false immagini, non continuare cioè, a mentire.

Certo, a ben guardare, l’insincerità non è altro che un meccanismo di difesa; ma chi si vuole difendere e da che cosa? La risposta non può essere che una: è l’Io che cerca di mascherare le sue azioni, di abbellirsi, di apparire più forte e più potente; che cerca, insomma, di difendersi dall’intromissione di altri Io nell’appagamento di ciò che vuole. Moti

Ecco perché vi abbiamo detto in precedenza che essere sinceri con se stessi, prima che con ogni altra persona, è grandemente necessario per scoprire il proprio vero intimo e che ciò che l’Io usa contro di voi, può essere da voi usato contro di lui per capirlo e combatterlo.

Ricordate, infatti, che se è pur vero che la bugia copre la verità, perchè bugia è “non verità”, è altrettanto vero che, per chi sa osservare bene, la bugia tradisce la verità che nasconde e fa, anzi, in modo da renderla più palese agli occhi di chi ha davvero intenzione di conoscersi. Scifo

È evidente che ciò che abbiamo affermato deve essere ben analizzato ed è quindi logico che, attenendosi alla sola verbalizzazione, ovvero alle parole e al loro significato, è difficile distinguere la verità dalla bugia. Non ne siete convinti? Bene, vi propongo allora di pensare a un’affermazione qualsiasi e di sottopormela. Sono sicuro di riuscire a dimostrare che essa non è verità. Infatti ogni linguaggio, al di là dell’utilità che può avere, è falso e quindi bugiardo.

Prendiamo una frase qualsiasi ed usiamola come esempio:”Ieri, io ho mangiato un buon arrosto”. Sembra una frase molto semplice e alla quale nessuno può imputare delle falsità; eppure, in base a essa e ai discorsi che abbiamo fatto precedentemente, si vede facilmente che questa frase, sebbene così semplice, ha nascoste dentro di parecchie bugie.

Partiamo dall’aggettivo buono: in esso, come in tutti gli aggettivi, è implicito un giudizio; ma il giudizio è sempre relativo, cioè: ciò che può essere classificabile come “buono” per un individuo può non essere classificato allo stesso modo per un altro individuo. Così quel buono può diventare “cattivo”relativamente a chi sta assaggiando il nostro arrosto. Ne consegue che esso non può essere verità, perché la verità è una e non può essere altrimenti; e ne consegue ancora che, perciò, è “non-verità”, cioè bugia.

Esaminiamo ora il sostantivo “arrosto”: nel nostro caso l’arrosto, è definito in base alla forma che viene percepita e modulata attraverso gli schemi mentali. Ma abbiamo affermato che le forme non sono così come le vedete o, meglio ancora, che non riuscite a percepire che una parte limitata della realtà fisica che vi circonda, tanto che la «forma-arrosto» si può affermare che non esista affatto, almeno così come la immaginate. Vuol dire allora che la parola arrosto è una parola che definisce solo parzialmente e in modo inesatto quella porzione della realtà. Ne consegue che la parola arrosto è una «non-verità».

Passiamo adesso all’”ieri ho mangiato”: sia quell’avverbio che tutti i verbi in generale contengono in sé l’idea dello scorrere del tempo e dell’azione che nel tempo si protrae. Ma noi vi abbiamo detto che il tempo, così come lo pensate, non esiste se non come vostra percezione illusoria. Con ciò è evidente che anche l’”ieri ho mangiato” è una menzogna.

Non penso che sia necessario infine fare un lungo discorso sul soggetto di quella frase, cioè sulla parola “Io”. L’Io – ve l’abbiamo ripetuto parecchie volte – non esiste, è fittizio, è artificiale e, malgrado si identifichi solitamente con il corpo, non è il corpo. Così, nella frase che abbiamo esaminato, è il corpo che mangia, non l’Io.

Povera frase! E pensate che abbiamo esaminato le parole una per una e non a gruppi e in relazione tra di loro; se l’avessimo fatto, vi assicuro che altre non-verità sarebbero saltate fuori facilmente. Ecco perché noi un giorno abbiamo affermato di essere dei «bugiardi»: infatti, il fatto di essere costretti a rivolgerci a voi attraverso le parole, ci stigmatizza già in partenza come bugiardi. Intendiamoci non prendete il mio discorso come un’affermazione dell’inutilità del linguaggio, come un incitamento a non parlare più o a non pensare più parole per timore di essere insinceri! Il linguaggio, come ogni altra cosa, ha la sua funzione e la sua utilità e, d’altra parte, la sincerità di cui stiamo cercando di parlarvi non è certo quella che scaturisce dalle semplici parole. Scifo

Cerchiamo di farvi capire che, se la bugia dovesse essere qualificata come tale solo in base alle parole che usate e alla loro aderenza alla Realtà, non vi sarebbe cosa detta o fatta che non fosse classificabile come non-verità, cioè come bugia.
Solitamente, la bugia viene presa in considerazione solo allorché produce degli effetti di qualche tipo e, in qualche modo, lesivi o nocivi alla vita propria o altrui; quando cioè, si dimostra causa di un effetto più o meno dannoso. È in questo caso che, generalmente, la bugia viene considerata come una cosa seria e disprezzata.

Eppure, in tutto ciò vi è un errore di valutazione: fermarsi a capire e a deprecare una bugia solo allorché essa è di danno immediato, vicino e visibile, significa chiudere gli occhi sulle bugie che, magari, non sortiscono alcun effetto o i cui effetti, anche se ripetuti, si ripercuotono così lontano da cadere nell’indifferenza.
Sarebbe la stessa cosa, peraltro fatta spesso da tutti voi, che ignorare le vittime di una guerra così lontana da casa vostra da arrivare come notiziola di fondo pagina e, quindi, subito dimenticata più velocemente di un sospiro troppo profondo.

Ogni causa è anche effetto, così come ogni effetto è anche causa e fermarsi a quelli che sono gli effetti della bugia è un errore, perché – essendo la bugia a sua volta un effetto – ha dietro di sé una causa motrice che, in realtà, è ben più importante da conoscere per l’individuo che non l’effetto provocato all’esterno dalla bugia stessa.

L’effetto della bugia non può essere ignorato perchè tutto sommato, è più importante per colui o coloro sui quali ricade, che per colui o coloro che hanno mentito. Questi, infatti, soddisfatto l’impulso di mentire, soddisfatto cioè il suo Io, ha la possibilità – attraverso l’analisi della bugia detta – di risalire almeno alla causa precedente di cui la bugia è effetto e di capire così qualcosa che prima non aveva veramente compreso, perché se la causa di una bugia venisse veramente compresa prima di mentire, la menzogna non verrebbe più detta, in quanto perderebbe la sua funzione di maschera.

Le bugie si differenziano tra loro non in base al loro effetto, bensì in base a ciò che nascondono, all’intenzione che le muove. Eccoci ritornati alla sincerità con se stessi, così necessaria per comprendere e migliorare ma così difficile da mettere in pratica; vero, figli cari? Quanto spesso vi abbiamo parlato di tutto ciò; quanto spesso vi abbiamo sentito affermare che il mondo ha bisogno di sincerità ma che è la società stessa che induce a mentire se all’individuo interessa sopravvivere!

State attenti a non lasciarvi fuorviare da questo ragionamento, perché è anch’esso palesemente una bugia: si può vivere nella società essendo sinceri, se questa sincerità è reale interiormente. Se così è, infatti, nulla può far crollare e venire meno, e l’affermazione che siete costretti a mentire è chiaramente solo una scusa dell’Io per non lasciarsi conoscere. Moti

Ti ho sentito dire che sei sincero.
Guarda la candela:

se l’aria è immota
la sua fiamma non ha alcuna vibrazione;
se è spenta non finge di far luce;
se è accesa non fa niente per essere fredda.
Ed ora guarda il tuo amore:

è davvero ciò che tu affermi che sia?
Poi guarda la tua onestà:

su quanta malafede si regge?
Osserva adesso la tua serenità:

cos’è celato dietro al tuo sorriso?
Anche la tua devozione:

non è forse pronta a rivelarsi combattività?
Ti ho sentito dire che sei sincero…

e forse, mentre lo stavi dicendo,
riuscivi davvero ad essere convinto di esserlo.
Labrys

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