D – Mi domando fino a che punto è lecito manifestare sul piano fisico le proprie reazioni emotive (dell’Io), considerando il fatto che molto spesso esse sono fatte di aggressività e/o chiusura nei confronti dell’altro (e/o degli altri). A me risulta che mai e da nessuno sia stato approvato un comportamento senza freni! Indubbiamente dei “freni” sono necessari, però bisogna stabilire quando e dove vanno usati! L’equilibrio sta nel mezzo, quindi trovo fuorviante parlare “per eccessi” (o tutto o niente) ovvero esprimere “senza alcun freno” i propri pensieri, oppure esprimerli solo revisionati e corretti, per il quieto vivere… dell’Io!
La questione, com’è ovvio, andrebbe osservata in due direzioni: quella che comprende le proprie dinamiche interiori e le spinte che le accompagnano e che modulano l’espressione all’esterno delle peculiarità del proprio carattere e quella che esamina le conseguenze che le nostre reazioni provocano sulle altre persone che partecipano, direttamente o indirettamente, allo svolgersi dell’esperienza in atto.
Purtroppo non vi è una regola generale da poter applicare in ogni situazione, dal momento che le variabili presenti sono molte: dal tipo di rapporto che si ha con le persone interessate che stabilisce quanto e come è lecito interagire in maniera spontanea, a quanto è possibile lasciare fluire ciò che si ha al proprio interno e che, spesso, è governato da impulsi pro venienti dai desideri e dai bisogni dell’Io.
Senza dubbio la mediazione del corpo mentale riveste in quest’ambito un’importanza particolare, almeno nel momento in cui i ragionamenti che precedono l’azione tengono conto delle conseguenze – non solo su se stessi ma, principalmente, sulle altre persone coinvolte – che nasceranno da essa: il faro che dovrebbe illuminare e mediare le reazioni individuali dovrebbe comunque e sempre essere quello di reagire in maniera tale che la reazione messa in atto non sia dannosa e distruttiva ma utile e costruttiva per la relazione interpersonali.
Talvolta una reazione forte offre lo stimolo necessario (persino l’aggressività può alcune volte essere utile) a scuotere l’altro e a stimolarne la controreazione mettendolo di fronte a se stesso e, come contraltare, una reazione non spontanea ma fortemente ragionata può condurre all’inazione o non essere accettata dall’altra persona perché magari, a livello razionale, basa le sue riflessioni e le sue necessità su elementi personali differenti da quelli propri di chi le sta davanti, finendo, così, col creare dei muri invalicabili invece di permettere una reale comunicazione.
Mi rendo conto che, con queste mie parole, non offro alcuna soluzione al problema che stiamo esaminando ma lascio il pallino del gioco completamente nelle vostre mani. D’altra parte non può essere che così: il gioco è sempre e costantemente diverso e soltanto i giocatori possono veramente imparare quale sia la maniera migliore per ottenere “bonus” non solo per se stessi ma anche per gli altri giocatori. Scifo
Grazie