La parola mediata e quella diretta [A238]

D – Il saper scegliere il tempo e il modo per esprimere i propri pensieri, soprattutto se sono in disaccordo con quelli degli altri, più facilmente porta alla costruzione di un percorso comune, a una collaborazione.

L’agire “d’istinto”, sull’onda dell’emozione spesso negativa del momento, porta invece al contrasto, all’aggressione, all’arroccarsi sulle proprie posizioni creando divisione tra gli individui. Non è una questione di ipocrisia, ma un indirizzare in modo migliore le esperienze…

Non v’è alcun dubbio che il saper scegliere i tempi e i modi giusti per esprimere agli altri ciò che si pensa aiuta e favorisce il fluire dei rapporti interpersonali e la costituzione di basi comuni sulle quali costruire tali rapporti. Non sempre, però, questo accade dal momento che l’Io tende a farsi avanti per ottenere o mantenere le sue ipotetiche condizioni di vantaggio sugli altri Io.

Così, dilaniato interiormente dalla lotta che l’individuo combatte tra i suoi angeli (le sue comprensioni) e i suoi diavoli (i desideri dell’Io) egli finisce con il reagire impulsivamente alle situazioni che si trova a dover affrontare o, cosa ancora più frequente, a fingere con se stesso e con gli altri di non avere un reale interesse riguardo a quanto sta accadendo.

L’agire “d’istinto”, come dici tu, può portare a problematiche di scontro nei rapporti, ma non è detto che sia sempre e davvero solo così: “agire d’istinto”, infatti, talvolta permette all’individuo di cogliere di sorpresa il proprio Io permettendo alle sue comprensioni di guidare le sue reazioni invece di lasciare la cabina di comando all’Io.

Cos’è meglio, allora, agire d’istinto o mediare le proprie azioni col ragionamento (il che finisce di frequente col portare all’inazione a causa della paura di sbagliare)?
Non vi è una regola generale, in quanto lo svolgersi delle reazioni dell’individuo è fortemente condizionato dai rapporti di equilibrio tra il suo Io e il suo sentire.

Quello che si deve comunque sempre fare è non restare passivi nei confronti dell’esperienza ma relazionarsi sempre con essa, malgrado i rischi che ciò comporta, dal momento che ogni azione, sia quella istintiva sia quella ragionata, permette di acquisire nuovi dati sui quali strutturare piccoli o grandi elementi di nuove comprensioni e, di conseguenza, contribuire all’ampliamento del proprio sentire.
Continua nella pagina seguente…

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