Se vuoi cambiare la tua vita, cambiala! [dizCI44]

Secondo le Guide è molto comune proclamare di voler cambiare la propria vita ma limitarsi solo a dirlo, senza fare veramente nulla per modificare quello che non soddisfa.

Il problema vero, affermano, non è soltanto cambiare le situazioni che disturbano, ma riuscire a modificare il proprio modo di vivere anche le contrarietà. Riuscire a modificare questo aspetto significa mettersi nella posizione migliore per far sì che i cambiamenti esterni avvengano o, se le circostanze proprio non lo permettono, far sì che si riescano ad affrontare con maggiore serenità.

Messaggio esemplificativo. Da: Sfumature di sentire , vol. 6, pag. 69 e segg.

Osserva la tua esistenza, guarda la tua vita, Il senso di insoddisfazione cammina al tuo fianco quasi costantemente: difficilmente ti senti felice e in pace con te stesso e, anche nei rari casi in cui questo accade, basta un niente per farti ritrovare quell’insoddisfazione che, principale caratteristica del tuo Io, è pronta a manifestarsi ad ogni battito di ciglia.

Non perdere mai di vista, non dimenticare mai, che il tuo compito principale è, e resta sempre, quello di comprendere, e che per poterci riuscire nella maniera più veloce, per poter rendere la sofferenza non una condizione perpetua ma uno stato transitorio è necessario che tu comprenda la tua interiorità. E per poterci riuscire nel modo migliore devi osservare te stesso mentre vivi le esperienze che la vita ti propone, una dopo l’altra. Ricorda sempre che darai un senso alla tua vita nel momento stesso in cui, osservandoti, permetterai alla tua coscienza di comprendere.

Osservarti significa anche vedere cose di te stesso che vorresti poter ignorare, e questo non ti lascia indifferente, perché significa soffrire per ciò che vorresti essere e che, invece, ti rendi conto di non riuscire ad essere. Eppure osservare queste cose rende la sofferenza della loro scoperta superabile, non le lascia a suppurare dentro di te come un bubbone infetto che, comunque, prima o poi scoppierà, inevitabilmente, con ben maggiore sofferenza non solo per te ma anche per chi più ti sta accanto.

Accetta e fai tuo, fino in fondo, l’idea che fuggire non serve a niente, se non a protrarre per un maggior numero di vite la tua permanenza sul piano fisico, non annulla la tua sofferenza ma allunga e rende costante il tuo dolore in un tempo molto più lungo di quello che trascorrerà dal momento della tua attuale nascita al momento del tuo abbandono di questo corpo fisico che per questa vita è una parte di te

Convinciti di questo, cerca di farlo veramente tuo e allora persino il tuo Io dovrà arrivare a rendersi conto che distogliere lo sguardo da quelli che sono i tuoi problemi non significa annullarli. Viola

“La mia vita è un disastro”; “Il mio lavoro non mi gratifica, né moralmente né economicamente”; “I miei rapporti affettivi sono carenti: eppure ho bisogno di amare e di essere amato”; “Non ho un posto che senta veramente mio, amicizie che senta veramente sincere, un amore che riempia la mia vita, un interesse profondo che renda pieni i miei momenti di disequilibrio…» “La mia vita non è come vorrei che fosse».
Il signor Lamento – diceva un mio carissimo amico – si lamenta di tutto, persino del fatto che non ha il coraggio di suicidarsi»! Cosa posso dirti che non ti abbia già detto?
Se vuoi cambiare la tua vita, CAMBIALA. Scifo

Ma, ancora una volta questo piccolo/immenso insegnamento che il fratello Scifo vi ha portato è caduto sotto il governo del vostro Io, rendendolo una cosa vuota e inutile nel dare un senso alla vostra vita. Infatti l’ha preso e l’ha usato per cercare di modificare l’esterno di se stesso, nell’illusione che adeguare l’esteriorità della vostra vita ai dettami dei modelli che vi suggeriscono gli archetipi transitori -e che riassumono l’idea di felicità e di bene/male o giusto/sbagliato tipiche della vostra società o del vostro gruppo sociale di appartenenza) possa davvero rendervi felici.

Triste disillusione: non è cambiando ciò che è esterno a voi stessi che potrete essere felici, che la vostra vita acquisirà valore, che la vostra esistenza avrà un senso. Guardate gli occhi di persone che hanno molto meno di voi, che magari vivono in tanti in una capanna sgangherata, che a fatica possiedono quel poco che rende possibile la loro sopravvivenza fisica e sociale.

Potreste scorgere, spesso, una capacità di amare e di godere delle piccole cose che voi avete così spesso trascurato di coltivare. Se aveste quello che loro hanno e non quel «tanto» che avete, sareste più felici o meno felici? La vostra vita avrebbe più senso o meno senso? Non vi è e non vi può essere una risposta a queste domande perché il problema si pone in ben altri termini, che, come dicevo, non passano all’esterno di voi ma al vostro interno. Moti

Che cosa avete nelle vostre vite, in fondo? Un lavoro, un conto in banca, una vettura, una televisione, dei libri, dei CD di musica, degli abiti firmati, i pranzi al ristorante, le vacanze alle isole, una vita sessuale, una vita sociale.
È questo che dà il senso alla vostra vita? E allora che ragione ha di essere presente questo desiderio che manifestate così spesso di voler cambiare la vostra vita? Per avere ancora di più? Per avere caviale e champagne tutti i giorni, la Ferrari, il fine settimana a Parigi, l’avventura con una «velina», il premio Nobel? Allora sareste finalmente contenti, soddisfatti della vostra vita? Non c’è bisogno che rispondiate, sappiamo e sapete benissimo la risposta: non può essere che un NO scritto a caratteri cubitali! Margeri

Se vuoi cambiare la tua vita CAMBIALA! Lo so che mi potreste rispondere che ci avete provato, convinti di aver fatto del vostro meglio, di avere fatto degli sforzi immani per ottenere quel cambiamento che sentivate, sulla scorta delle mie parole, essere giusto da mettere in atto. Ma, innegabilmente, il risultato è stato ben inferiore alle vostre aspettative, se non addirittura inesistente. Ed ecco assalirvi il dubbio: «allora le parole di Scifo erano inutili, solamente parole dette tanto per dire, per fare sensazione ma poi, alla resa dei conti, erano prive di una vera fattibilità, e la nostra vita non può essere veramente e sostanzialmente cambiata?».

Ricominciamo da capo: Se vuoi cambiare la tua vita, CAMBIALA!
Incomincia a guardarti negli occhi, incomincia a non mentire a te stesso. Incomincia a non fare lo struzzo che nasconde la testa nella sabbia per non vedere il pericolo in arrivo. Incomincia a non trovarti scuse per giustificare la tua inattività. Incomincia ad essere severo con la tua capacità di evitare le responsabilità.

Incomincia a parlare veramente con gli altri, non solo ad emettere suoni con la bocca. Incomincia a pensare veramente a te stesso, non a tenere stretta l’immagine che vuoi dare di te, finendo per considerarla vera. Incomincia a cambiare la tua vita, INCOMINCIA… E se non vuoi incominciare veramente a farlo, allora, arriva almeno a chiederti perché in realtà non la vuoi cambiare davvero. Almeno questo lo devi a te stesso e a chi ti ama. Scifo

Prendere coscienza di ciò che si vuole veramente fa parte del dare un senso alla propria vita. Come si potrebbe, altrimenti, riuscire veramente a modificarla lenendo la sofferenza che sembra incombere minacciosa appena dietro all’angolo delle esperienze che ci si trova ad affrontare?


Se si crede che c’è bisogno di cambiare la propria vita ma il cambiamento resta soltanto un’ipotesi mai messa in atto, questo può voler dire che l’ipotesi fatta non è sentita, ma è solamente un mezzo dell’Io per apparire forti e attivi nei confronti delle difficoltà che ci fanno soffrire.

Cambiare significa modificare e modificare significa non essere mai passivi al cospetto di quello che si va attraversando. Nel momento in cui il desiderio di cambiamento della propria vita non si traduce in uno stimolo all’azione questo non può che significare che, per qualche motivo che non osiamo affrontare a viso aperto, in definitiva ci sta bene vivere la vita così come la stiamo vivendo. Sembra tutto completamente logico e, contemporaneamente, completamente privo di senso: com’è possibile desiderare di non soffrire più e, allo stesso tempo, non fare niente per annullare, modificare o, quanto meno, mitigare la sofferenza e il dolore che ci angustia? Rodolfo

Il problema principale, ancora una volta, va ricercato nell’Io dell’individuo. L’Io, per sua natura, non è lungimirante, non ha una grande propensione a elaborare piani complessi nel tempo. Se voi osservaste con attenzione il bambino di pochi anni – ovvero l’individuo in cui l’Io è più libero di manifestarsi, non subendo ancora che solo relativamente le influenze della coscienza e quelle degli archetipi, sia permanenti che transitori – vi accorgereste subito che è sua prerogativa volere tutto e subito, adirarsi come una furia quando non ottiene immediatamente ciò che lo gratifica, reagire ad una sofferenza in maniera diretta e senza mezzi termini o aggredendone la fonte o escogitando un comportamento che possa renderla meno pesante sul momento.

La base dell’Io dell’individuo adulto è, in fondo, la stessa di quella del bambino: esso ha la stessa tendenza a vivere il più possibile nel «qui e ora», cosa in linea con l’insegnamento, se non fosse che il «qui e ora», per quanto riguarda l’Io, è orientato non ad assaporare fino in fondo le sfumature dell’esperienza che si trova a dover affrontare, bensì a ottenere nel «qui e ora» quello che desidera e quello che lo gratifica. Indubbiamente l’Io dell’individuo, pur costruitosi intorno a quello del bambino, non è più così semplice, diretto e immediato, in quanto altri elementi sono entrati in gioco, elementi che lo hanno strutturato in maniera, ovviamente, più complessa. Quali sono questi elementi?

Prima di tutto è entrata in gioco la coscienza, il corpo akasico, e questo ha spinto l’Io a cercare di adeguarsi alle nuove vibrazioni che lo pervadono. L’ingresso sempre più massiccio delle vibrazioni provenienti dalla comprensione in espansione mette, inevitabilmente, dei paletti alle possibili azioni dell’Io che è costretto a fare lo slalom fra questi «punti fermi» in quanto sa che non è in grado di contrastarli veramente.
La tecnica più frequente che mette in atto è, allora, quella dello struzzo, opera cioè una censura per far finta di non vedere quale sarebbe il modo più giusto di agire, cercando mille motivi al suo non agire che possano giustificargli, nel «qui e ora», il suo comportamento.

Come conseguenza del completo allacciamento del corpo della coscienza si va via via affinando la capacità di avvertire le vibrazioni che provengono dagli archetipi permanenti e anche avvertire il rintocco degli archetipi permanenti pone dei paletti al tipo di azione messa (o non messa) in atto dall’Io, il quale reagisce spesso mascherandosi da agnello, ovvero facendo di tutto perché gli altri lo considerino buono, giusto, evoluto, direi persino «illuminato».

Fino a questo punto sembrerebbe proprio che la partita non possa che essere vinta dall’Io. Se così non è (e ringraziamo la fantasia di Chi ha creato questa complessa struttura che abbraccia l’intera Realtà) è perché l’Io si trova sbalestrato di fronte alle istanze messe a sua disposizione dagli archetipi transitori. Questi, infatti, come certamente ricorderete, gli propongono dei modelli più semplici da accettare per lui, perché sembrano indicargli i modi più diretti e veloci per integrarsi nella società che sta sperimentando e non solo: gli suggeriscono i «modi» di interagire con quella società.

Cercando di conformarsi quanto più gli è possibile ai dettami degli archetipi transitori l’Io ritiene di poter ottenere apprezzamento, attenzione, assenso, gratificazione, cioè tutta la gratificazione e tutto l’appagamento che desidera ottenere dal suo rapporto con gli altri. In questa maniera, si costringe da solo ad operare in un circolo chiuso che lo porta ad altalenare tra il sentire e l’egoismo, sperimentando suo malgrado le proprie reazioni e cercando di sfuggire ciò che gli provoca disagio o sofferenza.

Quando l’Io riesce a mantenere un controllo ferreo e protratto nel tempo ecco che si innescano nell’individuo quelle sintomatologie conosciute come nevrosi o psicosi, difficili da superare.

Quando il controllo è solo parziale l’Io si trova, invece, a dover in continuazione riaggiornare la propria immagine ed i propri schemi nel tentativo di correre ai ripari, operazione che rende l’individuo incostante, alternativamente in balia delle emozioni e della razionalità ma che è, in realtà, qualificabile come sintomo di quei necessari sommovimenti interiori che, sempre e comunque, accompagnano il cambiamento evolutivo dell’individuo.

Quando l’Io perde il controllo l’individuo sfugge a tutti gli schemi, diventa poco comprensibile all’osservatore esterno, le sue reazione e azioni sono poco classificabili sulla scorta dei modelli degli archetipi transitori; ci si trova, cioè, di fronte ad un individuo evoluto. Ombra

È evidente che la maggior parte di voi stia attraversando un’incarnazione in cui il controllo del vostro Io è solo parziale. E, forse, è proprio l’apparente incostanza e frammentarietà che accompagna questo stadio a darvi un’impressione di voi stessi, in fondo, peggiore di quanto veramente sia. Qual è, dunque, il senso che dovete dare alla vostra vita, a questa vostra vita così piena di idee ed emozioni contrastanti?

La tua vita avrà un senso
quando riuscirai a tendere un filo continuo
che collegherà la tua coscienza e la tua vita.

La tua vita avrà un senso

quando non subirai quello che stai vivendo
ma quello che stai vivendo ti servirà come stimolo
per cercare di comprendere quello che veramente vuoi.

La tua vita avrà un senso

quando riuscirai a trasformare la sofferenza
in una fonte di comprensione e, quindi, di felicità.

La tua vita avrà un senso

quando proverai rispetto
anche verso chi non sa rispettarti.

La tua vita avrà un senso

quando saprai essere giusto giudice di te stesso
e saprai non condannarti senza remissione.

La tua vita avrà un senso

quando ciò che è del mondo
sarà per te un mezzo e non un fine.

La tua vita avrà un senso

quando dirai di amare qualcuno
e non saranno le tue stesse azioni
a dimostrare il contrario.

La tua vita avrà un senso quando,

accorgendoti di essere egoista,
non fingerai davanti a te e al mondo
di essere l’uomo più altruista della Terra.

La tua vita avrà un senso

non quando piangerai la morte
di un lontano sconosciuto
ma quando ti renderai conto
dell’insensibilità che hai regalato
a chi ti era più vicino e cercherai
di non commettere più lo stesso errore.

La tua vita avrà un senso

quando farai parte della società del mondo
ma seguirai non le sue regole bensì quelle della tua coscienza.

La tua vita avrà un senso

quando non ci sarà più bisogno delle parole
di una fonte esterna a te
per comprendere ciò che è giusto e ciò che non lo è.

La tua vita avrà un senso

quando non avrai più bisogno di un Dio
per dare credibilità e senso alla tua vita. Moti

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