Uomo-medicina 7: fiori di Bach, omeopatia, ayurveda [A255]

L’efficacia reale della quasi totalità delle medicine alternative viene contestata dalla medicina ufficiale in quanto afferma – con ragione – che, nella maggioranza dei casi, non vi siano stati negli anni studi clinici seri che ne abbiano comprovata la validità.

Come medico non posso che convenire su tale constatazione ma, d’altra parte, come osservatore e ricercatore che cerca di essere il più possibile imparziale, non posso che fare un paio considerazioni.

Per prima cosa vorrei sottolineare che la constatazione che non sia stata effettuata una ricerca organica e sufficientemente attendibile sulla maggior parte delle medicine alternative non è certo una prova del fatto che non possano esistere cure alternative rispetto a quelle ufficiali (credo che ciò possa essere ritenuto, d’altra parte, un fattore a discapito della serietà della ricerca medica – sottoposta, come ben si sa, alle logiche di mercato delle grandi case farmaceutiche – che dovrebbe avere il compito di stabilire l’efficacia di ogni possibilità di cura alternativa senza preclusioni di sorta).

Inoltre, se non vi è una prova scientificamente accettabile dell’efficacia di tali medicine non significa che esse non possano avere comunque una loro validità, per quanto limitata possa essere nei suoi effetti.
La tendenza attuale risulta essere quella di bollare come conseguenza dell’effetto placebo ogni risultato che tali cure possono apparentemente conseguire mostrando una scienza medica piuttosto spocchiosa e presuntuosa.

Per quanto mi riguarda mi trovo in accordo con quanto diceva Shakespeare: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”. Quindi preferisco essere possibilista, lasciando una risposta sulla questione all’esperienza individuale, anche perché non posso non tenere conto che ogni individuo incarnato è un universo a con, il più delle volte, reazioni personali spesso anche molto differenti da individuo a individuo.

Senza dubbio l’effetto placebo ha un’importanza non secondaria nell’influenza che esercita il paziente nei confronti di ogni terapia medica, ma ciò e valido anche nel caso delle terapie della medicina ufficiale: qualsiasi paziente convinto profondamente, a livello interiore, dell’utilità della terapia che sta seguendo, collabora, per quanto gli viene permesso dalla sua costituzione fisiologica, a rendere qualsiasi tipo di cura più o meno efficace sia nella risposta temporale più o meno veloce, sia nell’efficacia dei suoi effetti.

Come abbiamo visto in precedenza, la fitoterapia è stata la madre di ogni cura medica, sia scientifica che alternativa, e ancora oggi, specie nelle medicine non tradizionali, viene usata con frequenza come supporto alle varie teorie alternative che, nella maggior parte dei casi, si affida di frequente all’uso di sostanze vegetali per cercare di curare le patologie.

Le teorie che vorrei brevemente esaminare questa volta sono proprio quelle che hanno alla loro base una forte componente di uso della fitoterapia.
Ne esistono innumerevoli ma vorrei soffermarmi solo su alcune per non diventare noioso e pedante. Prima, però, di entrare nel dettaglio, vorrei fare un’ulteriore considerazione.

La maggior parte delle medicine che da qui in avanti andrò ad esaminare si basa sul concetto che l’uomo è qualcosa di più del suo corpo fisico o della sua psiche, ma è il risultato dell’interazione e degli equilibri tra le sue diverse componenti (fisiche, emotive, psichiche e, nelle teorie più complesse e articolate, anche spirituali).

Ritengo che la medicina ufficiale abbia perso un po’ di vista l’insieme dell’essere umano e che abbia finito col tenere in massimo conto la sua condizione fisica, trascurandone quanto meno la parte emozionale e quella psicologica e questo, secondo me, risulta essere un limite non indifferente all’operato di qualsiasi medico (per carità, come ho già detto in precedenza, il medico attuale, specialmente quello di base, è ormai quasi costretto ad essere più un impiegato e un dispensatore di farmaci che un curatore del benessere complessivo del paziente, quindi non voglio certo metterlo alla gogna riconoscendogli, invece, molte attenuanti).

Il mio auspicio, come ho già detto in precedenza, è che venga recuperata la concezione del paziente come il prodotto di diversi elementi interagenti (e non solo di quello fisico) e credo che, a ben vedere, il fiorire delle varie medicine alternative possa quanto meno aiutare a ritrovare, dal punto di vista concettuale, una maggiore considerazione dell’idea fondamentale della complessa e molteplice struttura del benessere dell’individuo.
Ma veniamo alle medicine di cui vorrei brevemente occuparmi questa volta.
Continua nella pagina seguente…

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