D – Quale può essere il modo corretto per non scivolare nel vittimismo giornaliero che ti fa dire: “non c’è la faccio più, cosi non si può andare avanti”.
Il punto di partenza da tenere in considerazione prima di ogni altro è che in qualsiasi situazione ogni individuo si trovi non si tratta mai di una condizione di totale passività in confronto agli eventi che sta vivendo (o subendo, come di solito preferisce pensare per trovare consolazione o autogiustificazione), ma vi è sempre qualche cosa che egli può fare per modificare (in maniera totale o, per lo meno, parziale) lo stato delle cose.
Non vorrei essere ripetitivo o noioso citandomi ancora una volta ma certamente la frase “se vuoi cambiare la tua vita, cambiala!” secondo me non ha perso di importanza o di validità.
Il fatto è che il comportamento comunemente adottato dall’individuo incarnato di non altissima evoluzione è comunemente quello che lo porta a piangersi addosso per ottenere visibilità, attenzione, aiuto, gratificazione piuttosto che cercare di agire per modificare la situazione che lo opprime e che fa scattare il suo vittimismo ad oltranza, nella speranza che siano gli altri, principalmente, a trovargli e a fornirgli soluzioni ai suoi problemi, invece di prendere atto delle sue difficoltà e operare per cercare se non di annullarle quanto meno di attenuarle.
Molte volte vi ho sentito chiedervi se è proprio necessario che esista la sofferenza come percorso evolutivo. Io non posso che rispondere che, finché è il vostro Io al timone della vostra navicella esistenziale, la sofferenza è necessaria e indispensabile per spingervi alla ricerca di quei cambiamenti interiori che renderanno meno pesanti e insopportabili gli effetti di ciò che vi porta a fare le vittime!
Vi siete mai domandati quale siano la genesi e il percorso che alimenta la vostra sofferenza?
- Alla base della sofferenza vi è la condizione di disagio del corpo akasico che si accorge di non vibrare all’unisono con i dettami della Vibrazione Prima.
- Questa condizione lo porta a cercare di raggiungere un maggiore sentire che lo faccia sentire più a suo agio con le vibrazioni degli Archetipi Permanenti.
- Per far questo spinge la sua parte incarnata a compiere esperienza in maniera da acquisire un maggior numero di dati che gli possano essere utili per il raggiungimento del suo scopo.
- Arrivata sul piano fisico la richiesta di esperienza quasi sempre si trova ad essere ostacolata dai bisogni dell’Io e dai suoi meccanismi di difesa entrando in contrasto con essi.
- Ecco, a questo punto, che scatta la sensazione di sofferenza o di dolore, proprio in conseguenza di tale condizione di disarmonia interna dell’individuo.
Considerato questo percorso che vi ho descritto nella maniera il più semplice possibile, vi sembra che la sofferenza possa essere evitata? Certo che no, dal momento che siete proprio voi stessi, alla fin fine, che ve la causate, anche se solitamente preferite attribuire la sua ingerenza a qualcosa di esterno a voi stessi.
Da quanto vi ho appena descritto, risulta anche evidente che la sofferenza non può che risultare più o meno intensa in rapporto alla maggiore o minore ampiezza del sentire dell’individuo e che non è inevitabile ma che può essere attenuata o addirittura eliminata acquisendo comprensione.
“Non c’è la faccio più, cosi non si può andare avanti” vi sento affermare di frequente.
Non ti resta, creatura mia che mettere in atto proprio ciò che stai affermando: visto che sei arrivato al punto di massima sopportazione di ciò che ti sta opprimendo, vai avanti senza piangerti addosso ma cercando di essere attivo e reattivo nel confronto di quello che la vita ti pone davanti.
Insomma, se posso anche arrivare a comprendere e a giustificare almeno in parte il tuo vittimismo, non posso fare a meno di esortarti con immenso affetto a non cucirti addosso i panni della vittima, visto che è evidente che ti stanno così stretti e che ti mettono in una condizione di disagio che mal sopporti. Scifo
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