La perdita dell’equilibrio necessaria
Ringrazio Scifo per questa breve (e necessariamente semplificata) spiegazione dei termini “macrocosmo” e “microcosmo”, concetti, per altro, che è indispensabile avere chiari per poter comprendere le considerazioni che vorrei portarvi questa volta riguardo a diversi argomenti.
Mi sembra di avere capito che il corpo umano ha in sé, nelle sue condizioni normali e cioè senza patologie particolari, tutti gli strumenti per funzionare nel più ottimale dei modi, possedendo già in se stesso tutti i processi che gli possono tornare utili per funzionare in maniera equilibrata e adeguata alla vita che conduce.
Teoricamente, questo potrebbe significare che esso non dovrebbe facilmente essere preda di disfunzioni o di malattie più o meno gravi.
Mi sono chiesto, come avrete probabilmente fatto più volte nel corso delle vostre vite anche tutti voi, per quale motivo ciò non corrisponda alla realtà di vita dell’incarnato.
La risposta penso che sia veramente complessa e non credo di poterla affrontare in maniera adeguata nel corso di queste mie elucubrazioni, limitandomi a dire che non si deve dimenticare che la vita dell’individuo deve servire al raggiungimento di sempre nuovi elementi di comprensione, e un equilibrio sempre uniforme e stabile certamente non offre poi molte possibilità di sperimentare nuove situazioni utili all’apprendimento di tali briciole di comprensione; di conseguenza diventa necessario, per l’ampliamento dell’evoluzione stessa dell’individuo, che gli equilibri interni subiscano dei contraccolpi, in maniera tale da spingere l’individuo a ricercare delle soluzioni interne che possano ricreare nuove condizioni di equilibrio, in piccola o grande parte diverse dagli equilibri di partenza.
Esistono, evidentemente, influenze esterne che sfuggono alla capacità di regolamentazione del microcosmo umano, influenze che fanno capo al processo evolutivo necessario al percorso dell’individuo (ad esempio l’attuarsi degli effetti karmici), cosicché, attraverso l’attivazione o la disattivazione di porzioni del Dna vengono prodotti al suo interno degli squilibri che rendono dinamica la materia del microcosmo, alterandone gli equilibri nelle direzioni più utili al raggiungimento della comprensione dell’individuo e rendendolo adatto a rispondere con delle sue scelte alle esperienze che gli si presentano verificando così, nella pratica quotidiana, la qualità e l’ampiezza delle sue comprensioni.
Si tratta, ovviamente, di processi interni propri di ogni individuo che sfuggono alla sua consapevolezza e al suo controllo, gestiti in larga parte dai suoi bisogni evolutivi e, quindi, dal continuo raffrontarsi del suo corpo akasico con ciò che dettano gli Archetipi Permanenti adoperati dalla Vibrazione Prima all’interno dell’intero Cosmo.
La complessità di tale discorso è tale che non oso addentrarmici oltre e restare, invece, più collegato all’immediatezza della vita dell’individuo dal suo punto di vista invece che nell’ottica del piano di evoluzione generale del Cosmo, un po’ troppo ambizioso per le mie possibilità esplicative.
Preferisco, di conseguenza, limitarmi a ciò che riguarda in maniera particolare il funzionamento del corpo fisico dell’individuo. Naturalmente la situazione, data la presenza e l’influenza del corpo delle emozioni e di quello mentale, risulta molto più complessa e strutturata e, in realtà dovrei anche disquisire per esempio su come la mente e le emozioni possono influire sulle condizioni del corpo fisico, tuttavia cercherò di riferirmi in maniera particolare alle situazioni e ai comportamenti che possono alterare il funzionamento normale dei processi fisiologici, pur essendo consapevole che, in realtà, non è cosa agevole dare sempre delle norme generali dal momento che ogni individuo ha la sua personale costituzione che indirizza e condiziona la sua fisiologia.
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