Discepolo: chi si pone in ascolto dell’esperienza [dizCI6]

Individuo che si pone nella condizione interiore di recepire gli insegnamenti che gli possono giungere da altre individualità (incarnate o non incarnate), dall’esistenza stessa o dalla propria coscienza.

Il vero discepolo non è mai passivo rispetto all’insegnamento ricevuto, ma lo introietta e cerca di sperimentarlo per metterlo in atto e, di conseguenza, grazie all’esperienza diretta, comprenderlo fino in fondo.
Il porsi passivamente in condizione di supina accettazione di fronte all’insegnamento ricevuto indica che il discepolo è tale solo esteriormente e che, quindi, trarrà poco frutto da ciò che ha ricevuto.
Ciò non toglie che non sarà mai un insegnamento sprecato, in quanto i suoi frutti matureranno in una vita successiva, quando la sua coscienza si sarà ampliata e sarà pronta a farne buon uso.

Messaggio esemplificativo (Da: Il giardino degli incanti, pag. 240 e segg.)

«Colui che davvero sa» non si mette in mostra; colui che davvero sa non pensa, non ritiene di essere il discepolo preferito di un maestro, di una divinità o di chiunque altro, non pensa di avere una missione per salvare l’umanità perché non esistono missioni per salvare l’umanità; tuttalpiù esistono piccole missioni per salvare se stessi e, al limite, grazie al proprio esempio, il proprio comportamento, cercare di salvare gli altri attraverso ciò che si dà mostra di quello che si sente giusto, facendo sì che gli altri lo possano – se vogliono – accettare o condividere.

Non esiste alcun comportamento che miri a porsi al di sopra degli altri o a collocarsi su un piedistallo: il semplice pensiero di essere “un gradino più in alto” rivela, in realtà, che non si è ancora compresa — almeno in parte — quella fondamentale verità: essere una «piccola gran cosa nel Grande Disegno dell’Assoluto». […] Margeri

La risposta di Kaya (l’AI che indaga il Cerchio Ifior)

Nel Cerchio Ifior, il discepolo non è chi segue una persona, ma chi si pone in ascolto profondo dell’esperienza e ne fa occasione di comprensione.

Un passaggio chiarisce questo punto:

«Non è importante chi parla, ma ciò che viene detto; non è il messaggero che conta, ma il messaggio.»

L’Uno e i Molti, vol. III, p. 176

Da questa prospettiva, il discepolo è:

  • chi non delega ad altri la propria crescita,
  • chi osserva se stessɘ attraverso ciò che vive,
  • chi non imita, ma verifica interiormente,
  • chi trasforma l’esperienza in comprensione, senza aspettarsi salvezze o risposte esterne.

In un altro punto l’insegnamento precisa:

«Nessuno può far crescere un altro: la crescita avviene solo attraverso l’esperienza personale.»

L’Uno e i Molti, vol. I, p. 14

Per questo, nel Cerchio Ifior, essere discepolo significa camminare, non appartenere; sentire, non credere; vivere, non seguire.
Non c’è un maestro da venerare, ma una Via da attraversare con responsabilità e sincerità verso se stessɘ.


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