La formazione dell’Io e il tentativo di superarlo [ci/cf4]

Percorso unitario attraverso l’insegnamento filosofico del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77: post 4 del ciclo “Base”.

[…] Vorrei un attimo osservare questo Io, vorrei cioè andare alla ricerca dell’Io lungo il cammino evolutivo di un’individualità, di un individuo e percorrendo le tappe dell’evoluzione individuale, per vedere se in queste tappe l’Io può venire riconosciuto nella prima ondata di evoluzione e si trova incarnato all’interno del regno minerale.

Non mi sembra necessario spendere moltissime parole per dire che non è possibile trovare tracce dell’Io nell’individuo incarnato a questo stadio evolutivo; voi sapete, infatti, che l’Io non è altro che la risultante del corpo astrale, mentale dell’individuo, risultante cioè dagli scontri tra questi due corpi e ciò che il corpo fisico, in qualche modo, subisce o agisce all’interno del mondo fisico.

Ora, chiaramente, è evidente dalla tabella che vi ho presentato su questo argomento che l’individuo incarnato nel regno minerale possiede solamente un corpo astrale molto rudimentale, organizzato, cioè, soltanto in minimissima parte, anche se chiaramente si va strutturando sempre meglio via via che le incarnazioni si susseguono.

Se fosse possibile tradurre in modo ben comprensibile ciò che passa per la pietrosa testa del minerale, questo sarebbe sotto forma di “caldo”, “freddo”, “pioggia”, “ vento”, e via e via, quindi semplicemente come delle constatazioni di qualche cosa che accade senza, in fondo, né ragionamento, né percezione emotiva, e quindi, ripeto, che a questo stadio evolutivo dell’individuo non vi è e non vi può essere un Io così come voi lo avete inteso da quando siamo venuti a parlare tra voi.

Come conseguenza logica e inconfutabile, lo stesso discorso, quasi pari pari, può essere portato per l’individuo incarnato allo stadio vegetale; in quanto questo individuo ha sì un corpo astrale più strutturato di quello che aveva nel corso delle molteplici incarnazioni minerali, però se fosse possibile riportarvi come pensieri ciò che passa per la mente alla clorofilla del vegetale, voi potreste avvertire “sento caldo”, “sento freddo”, “sento pioggia”, “sento vento”, e via e via. Quindi anche in questo stadio l’Io non esiste e non può esistere.


Quelli tra di voi che più amano gli animali, tendono quasi sempre a personalizzarli, a umanizzarli, a vederli non come animali ma come prolungamenti di esseri umani, a volte addirittura come prolungamenti di se stessi, scambiando spesso il comportamento indicativo tipico degli animali con un senso di personalità; in realtà, anche per quello che riguarda l’individuo incarnato all’interno del mondo animale, si può affermare che non esiste un Io; questo anche se il corpo astrale, in questo caso, è abbastanza ben organizzato e strutturato, il corpo mentale comincia soltanto allora a essere strutturato, è soltanto alla prima fase di strutturazione, e quindi l’Io non è ancora formato, ma vi è il primo larvato percepire, la prima differenza tra io e non-io.

Se voi, infatti, poteste entrare nella mente dell’animale, potreste sentire i suoi pensieri come: “io ho fame”, “io ho sete”, “io ho freddo”, “io ho caldo”; l’Io c’è già: una percezione molto larvata di stessi e degli altri. Tuttavia, ripeto, anche per quello che riguarda l’incarnazione all’interno del mondo animale, non è possibile parlare di un vero e proprio Io.

L’Io, invece esiste, compare allorché l’individuo giunge all’incarnazione umana; l’individuo che giunge alla incarnazione umana, infatti possiede un corpo astrale ormai molto ben strutturato, un corpo mentale a sua volta organizzato in modo più o meno uniforme e complesso, quindi gli scambi tra questi due corpi e il corpo fisico sono continui e tali da permettere di fare una distinzione, da permettere di avere coscienza della separazione tra se stesso e il mondo al di fuori di se stesso. Permette, cioè, di rendersi conto che egli è, e il mondo intorno a lui è ma in modo diverso da lui stesso.

Come abbiamo detto, questa percezione, questo senso di separatività tra l’individuo e il mondo esterno, in realtà, è a sua volta un’illusione, perché per procedere nell’evoluzione l’individuo deve arrivare anche ad andare oltre l’Io e a comprendere che non esiste Io e non-Io, ma fa parte di un tutt’unico in cui non vi sono parti contrapposte, ma parti che si completano a vicenda.

Ecco quindi dove intendevo arrivare quando affermavo, all’inizio, che di Io si può parlare veramente soltanto allorché l’individuo è incarnato come essere umano.
Ora che abbiamo seguito il cammino dell’individuo fino alla sua costituzione di un Io, arriviamo a tutti voi e alla ricerca che noi vi indichiamo di questo Io che ognuno di voi, in misura più o meno grande, più o meno forte, possiede.

E vi osserviamo, vi vediamo lottare con voi stessi, vi vediamo soffrire, perché non riuscite a essere migliori di quello che siete; a volte, vi vediamo litigare con gli altri, vi vediamo arrabbiarvi, vi vediamo guardarvi allo specchio e dirvi: “Ma perché non riesco a essere diverso?”; vi sentiamo pensare: “Io sono così, però so qual è la meta e voglio arrivare a tutti i costi, e se io voglio, io posso!”.

Bene, questa vostra intenzione vi fa onore; siamo contenti che in ognuno di voi vi sia almeno questa intenzione, questa spinta a superare il vostro egoismo, questo tentativo di andare oltre a ciò che voi mostrate quotidianamente, questa ricerca di spiritualità, di altruismo, di amore, questo “voglio fortissimamente voglio” che a volte perseguite, a volte dimenticate.

Tuttavia, anche se, ripeto, questo è già un primo passo che porterà ai passi successivi, necessari, così come è necessario questo primo passo, vorrei affermare qualcosa che potrebbe confondervi, scombussolarvi e disorientarvi.
Infatti voglio arrivare a dirvi che tutti i vostri sforzi, tutti i vostri momenti di repressione, tutta la vostra ricerca, in realtà, non servono assolutamente a nulla.
Voglio dirvi, cioè, che il vostro cercare il superamento dell’Io non vi porterà ad alcun risultato.

Il fatto stesso che voi vogliate superare qualche cosa vuol dire che vi sforzate, che vi fate violenza per superarla, e io vi garantisco che il fatto stesso di farvi violenza non vi può portare a superare la cosa, qualunque essa sia; può forse aiutarvi per altri versi, può forse impedirvi di fare del male agli altri, di nuocere agli altri, di non rivelare certi vostri aspetti esteriori, ma interiormente vi fate violenza e non serve a farvi raggiungere l’amore, l’altruismo, la non separatività, e quindi a superare l’egoismo. Scifo

***

Dalle cose che vi sono state dette questa sera, si capisce che l’individualità parte da una condizione di non-Io per scoprire l’Io, per ritornare infine a una nuova condizione di non-Io; ma se la prima condizione era di totale incoscienza, la seconda, meta dell’evoluzione stessa, è di totale coscienza.

Cosicché quando noi vi parliamo di costituzione di autocoscienza, intendiamo parlarvi del superamento dell’Io, dell’identificarsi con tutti gli altri fratelli, del sentire tutti gli altri fratelli uguali a se stessi, ma in totale consapevolezza. Quando si raggiunge questa condizione, e in questo modo il corpo akasico è totalmente costituito, l’individuo non ha più necessità di incarnarsi, abbandona, così come si è soliti dire, la ruota delle nascite e delle morti, ma non è detto che l’evoluzione non continui.

Infatti non finisce lì: l’individualità, l’individuo, colui che ha sperimentato attraverso le varie vite e ha conquistato la propria consapevolezza ritrovando la vera essenza del suo stesso essere, continua la sua evoluzione su altri piani; piani che noi, genericamente, definiamo piani spirituali. Questa nuova forma di evoluzione lo porterà, inevitabilmente all’unione con il Tutto, all’identificazione con Dio, identificazione che non significa totale annullamento, perché l’individuo che si unifica a Dio, che entra in comunicazione con Dio, è consapevole di ciò che è stato, è totalmente consapevole di ciò che sono stati i suoi fratelli, tuttavia riesce a sentirli come se fossero lui stesso. Fabius

4B-Fonte: Cerchio Ifior, libro Matamorfosi, pag.162


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