Morte: il suo timore da parte dell’identità [dizCI26]

All’abbandono del corpo fisico l’individuo non finisce il suo percorso ma lo completa sugli altri piani di esistenza.

È importante tenere presente che non necessariamente chi ha abbandonato il piano fisico è meglio di quando era in vita, perché la trasformazione in atto è, comunque, una continuità e le cose che non erano state comprese in vita continuano a non essere comprese alla fine della vita fisica e a necessitare di un’ulteriore immersione in un nuovo corpo per un’incarnazione successiva al fine di avere la possibilità di imparare quanto non era stato ancora giustamente compreso.
 Il processo si ripeterà più volte fino a quando non ci sarà più la necessità di incarnarsi ancora.
 Questo significa che le entità che si presentano nelle sedute non necessariamente, e solo per il fatto di aver lasciato il piano fisico, sono attendibili e portatrici di saggezza e di verità: se non hanno ancora abbandonato il bisogno reincarnativo (e, di conseguenza, la loro comprensione non è ancora completa) quello che pensano o che dicono è ancora strettamente legato a quanto credevano vero e giusto nel corso della loro vita.
 È questo il motivo per cui molte comunicazioni medianiche, legate a entità ancora non al di fuori del ciclo delle nascite e delle morti, dicono spesso cose contrastanti tra di loro.
 È anche questo il motivo per cui le Guide ci hanno sempre esortati a non credere mai ciecamente a quanto viene detto nel corso degli incontri, ma a vagliarlo attentamente con gli strumenti che abbiamo a nostra disposizione: il cuore e la mente, il sentimento e la logica.

Messaggio esemplificativo (Da: Morire e vivere, pag. 71 e segg.)

[…] Intendo parlare della vostra paura della morte. L’idea della morte, non potete negarlo, vi fa paura! Anche l’uomo più coraggioso, più ardito, più sprezzante del pericolo – per quanto a mente fredda mostri coraggio e affermi di non aver paura della morte – un momento prima di morire prova, inevitabilmente, un attimo di terrore assoluto, così intenso da essere un vero e proprio trauma.

Sfido chiunque tra voi, dall’ateo al moribondo, ad affermare, senza tema di smentita, di non aver paura di quell’ombra innominabile; sempre pronta a colpire, che è la più fedele compagna della vita, in qualunque luogo e in qualunque epoca il fenomeno vita si manifesti. Cos’è che vi fa così paura?

Non è certo la paura delle fiamme dell’inferno che ben intenzionati religiosi hanno tratto dalla loro fantasia per indurre i propri simili a seguire un certo codice di comportamento (possibilmente favorevole agli interessi della loro corporazione), altrimenti, intorno a voi, non si vedrebbero tanti disonesti, tanta malafede, tante brutture.

Forse è qualcosa di più elementare; forse è qualcosa che riguarda veramente il piano fisico, il corpo; forse è semplicemente paura del dolore come sensazione che può accompagnare la morte. Forse potrebbe anche essere questa la ragione, poiché il dolore fisico non fa piacere a nessuno… anzi, sono d’accordo con voi che, se solo è possibile, è meglio evitarlo in tutti i modi!
Sono così d’accordo che, nel volgere lo sguardo all’indietro nei secoli dell’uomo, non posso fare a meno di sorridere con compassione per tutti coloro che, ad esempio, martoriavano il loro corpo con cilici, corde e arnesi di tortura di ogni genere, in nome del pentimento e dell’amore per Dio.

Se mi dovessi fare un’idea dell’esistenza di Dio da quei poveracci che gli dedicavano – in sacrificio – il proprio dolore fisico, non incontrato nel corso dell’esistenza ma da loro voluto e cercato, starei allegro! Inevitabilmente, creature care, preferirei credere che Dio non esiste, perché se esistesse ed accettasse offerte di quel tipo, dovrei accettare di vedere segnati sul calendario – e magari il primo gennaio, tanto per incominciare l’anno nel modo più vicino a Dio – Sant’Adolfo, San Gengis e altri uomini meritevoli di essere scelti come rappresentanti di quello strano Dio.

Fortunatamente per me penso che se Dio ha dato un corpo fisico all’uomo, lo ha fatto affinché egli ne godesse, al di là delle motivazioni che religiosi – spesso sconfinanti nel masochismo e nella psicopatia – possono avergli attribuito.

Dunque: paura della morte in quanto paura del dolore? Immaginatevi, creature, che la vostra morte avvenga questa notte, inavvertita, nel sonno, improvvisa ed immediata, quindi senza dolore. Immaginatela non come ipotesi mentale, ma calandovi così addentro nell’ipotesi da farla divenire certezza, per un attimo: domani non vi sveglierete dal sonno, ma sarete morti!

Cosa c’è? Vi sentite a disagio? Sentite forse un languorino fastidioso allo stomaco? No, creature, non cercate di convincervi che è appetito e guardate in faccia la vostra realtà! Avete ancora paura della morte pur essendo sicuri di non provare alcun dolore fisico!

«È una reazione mentale, non c’è niente di strano! Malgrado tutto quello che voi o chiunque altro ci possiate dire, la morte è un’incognita e, come tale, la mente ne ha paura. Mi sembra normale e giusto! No?»
La mente, i pensieri… Tra le cose strane che Dio si è divertito a creare ve ne sono poche strane come la mente! Ora razionalmente assurda, ora assurdamente irrazionale!

Dunque, voi affermate che la paura della morte deriva dalla paura che la mente prova di fronte all’incognito e allo sconosciuto. Bene, in parte può essere vero. Ma la mente – abbiamo detto – è una cosa strana. Se infatti la mente avesse semplicemente paura di ciò che le è sconosciuto, voi dovreste vivere – in continuazione e senza sosta – nella paura. –

Forse che sapete mai con sicurezza ciò che la vita vi riserva nell’attimo successivo? Quale più grande incognita della vita stessa esiste? Inoltre, dopo la morte, potrebbe anche non esserci più niente del tutto, e quindi neanche qualcosa di sconosciuto e terribile per la sua alienità, mentre sapete che la vita ha una certa durata e che le incognite che dovete affrontare sono addirittura incalcolabili cosicché, alla mente, dovrebbe riuscire più difficile, in questa prospettiva, affrontare la vita che la morte. Invece accade il contrario, e la mente teme la morte, ma si aggrappa alla vita come se costituisse la certezza stessa materializzata.
Cosa posso aggiungere a questo se non affermare ancora una volta, a coloro che chiedono, e colmo di stupore per la fantasia che compenetra l’intero creato: «Che cosa strana è la mente!»?

Ma chi ha paura della morte e di quell’ «e poi?», intorno al quale sembra gravitare l’universo di ogni uomo? Come mai così tante persone si avvicinano a noi e a questa problematica? Cosa vanno ricercando? Forse gli affetti perduti? Forse la sicurezza di una vita dopo la morte? Forse l’esistenza di Dio?
No, la ricerca, in fondo, è ben più egoistica e si riduce alla ricerca della risposta alla domanda: «Alla morte, io, come ‘Io’, come ‘Tal dei tali’, esisterò ancora o no?».

È questa la domanda principale, ciò che fa tremare i polsi all’idea della morte: cioè la perdita della coscienza di esistere come «Io»; la paura che ha l’Io di non avere più la possibilità di autocrearsi per mancanza di sensazioni, di percezioni fisiche, di possesso, di affetti; la paura di non avere più un’identità separata dal mondo che lo circonda e che, proprio per questa sua caratteristica, lo dota di un’importanza straordinaria ai suoi stessi occhi.

E come possiamo noi aiutarvi a superare questa paura? L’aldilà esiste e ogni uomo, oltre a ciò che il suo «Io» lo induce a pensare, ne ha una certezza profonda a tutti i livelli: da quello percettivo, a quello emotivo, a quello strettamente razionale. Se così non fosse, non sarebbero giustificabili le innumerevoli mitologie, teogonie, saghe, divinità religiose, riti funebri, e anche lo stesso dichiararsi atei diventerebbe un’assurdità.

Possiamo dirvi che esiste un poi, farvelo comprendere attraverso le vie che vi sono accessibili: la ragione, la fede, la conoscenza e l’amore.

Possiamo farvi sentire l’amore che nutriamo per voi e aiutarvi a costruire su di esso la fiducia in noi e in ciò che vi diciamo. Ma non possiamo darvi la sicurezza che voi, proprio voi, «identità», non cessiate di esistere all’abbandono del corpo.

Non possiamo perché non sarebbe giusto illudervi su di un argomento per voi così importante. Quello che possiamo fare è cercare di farvi capire che la meta dell’evoluzione è proprio quella di superare l’ «Io» che, di volta in volta, di vita in vita, possedete; è farvi capire che, annullare l’«Io» non significa non esistere più ma che, anzi, l’esistenza al di là della separatività fra «Io» e «non-Io» è qualcosa di così bello che resta difficile, a noi, trovare le parole per spiegarvelo e a voi trovare la giusta comprensione per accettarlo e farlo vostro.

Si muore creature, e ad ogni morte l’«Io» non si dissolve istantaneamente ma, ad ogni morte, gradualmente e spontaneamente l’individuo fa un piccolo passo in avanti verso l’identificazione, non con il suo «Io», ma con Dio. Quel Dio in cui gli affanni non affannano, le paure non spaventano, i dolori non fanno soffrire ma, semplicemente, esistono come parte necessaria all’equilibrio del Tutto, come fattori che l’Assoluto, nella sua bontà, vi ha donato per scuotervi dal torpore in cui, inevitabilmente, finireste con il lasciarvi scivolare.

«Si muore, e poi?». E poi quel fenomeno indescrivibile e incognito che è la vita non perde continuità, perché, come la vita è la morte – tanto che, ininterrottamente, una lunga teoria di voi stessi diversi cessano di esistere di attimo in attimo – così la morte è immediatamente rinascita a nuova vita. Scifo


Lascia un commento

Utilizziamo cookie tecnici per garantire il funzionamento del sito e, con il tuo consenso, cookie di tracciamento e profilazione. Puoi acconsentire all'uso di tutti i cookie o selezionare le tue preferenze. View more
Cookies settings
Accept
Privacy & Cookie policy
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active
Titolare del Trattamento dei Dati Roberto Olivieri, Via Caravaggio 13, 61039 San Costanzo, PU Indirizzo email: uneremo@gmail.com Privacy & Cookie Policy di cerchioifior.it Su questo sito vengono raccolte alcune informazioni sui navigatori con il fine di offrire gratuitamente l’esperienza migliore possibile dei contenuti visionati. La raccolta di informazioni avviene nel rispetto delle leggi: Raccolta dei dati: quali e come puoi evitarlo? Su questo sito raccolgo dati attraverso tre modalità:
  • modulo di contatto e commenti
  • modulo di iscrizione ai Feed
  • cookie di profilazione
  • cookie
Modulo di contatto e commenti In alcune pagine del sito, è presente un modulo di contatto che ti permette di scrivermi facilmente; in ogni post è possibile inserire un commento. Tramite questo tipo di modulo, raccolgo nome e email: questi dati non li conservo ma li uso esclusivamente per ricontattarti. Solo se il nostro rapporto continua, li inserisco nella mia rubrica personale. In ogni momento, potrai sempre chiedermi di non contattarti più e quindi di cancellare i dati. I dati che fornisci nei commenti non vengono mai utilizzati, senza eccezzioni. Modulo di iscrizione ai Feed Nella colonna di destra e alla fine di ciascun post, è presente un modulo che ti collega con il servizio di Feed Burner (Google) che raccoglie il tuo indirizzo mail e lo gestisce al fine di avvertirti dell'uscita di nuovi post: qui trovi la loro Privacy Policy Cookie I cookie sono piccoli file salvati nel tuo browser che contengono informazioni quali un identificatore univoco, la tua posizione geografica ecc. Ogni cookie ha una sua scadenza: alcuni posso durare anche anni, mentre altri scadono nel momento in cui chiudi il browser. I cookie possono essere di tre tipi:
  • tecnici: servono a migliorare la tua esperienza sul sito
  • analytics: servono a farmi capire le cose che apprezzi di più
  • di profilazione: servono a mostrarti annunci pubblicitari mirati basati sulle pagine che vedi
Alcuni cookie provengono da questo sito altri da siti esterni. Cookie tecnici Su questo sito uso i cookie tecnici per:
  • velocizzare il caricamento delle pagine
  • gestire la Privacy & Cookie Policy
Cookie analytics Su questo sito uso Google Analytics per raccogliere queste informazioni: - quali pagine e post risultano maggiormente letti; - il tempo di permanenza su un post/pagina. Altri dati sono deducibili da Analytics ma ad essi non faccio riferimento non essendo questo un sito commerciale o con finalità economiche. L’analisi di questi dati mi permette di migliorare il sito per andare incontro alle esigenze dei lettori. Cookie di profilazione Su questo sito uso i cookie di profilazione per:
  • integrare i social network
Integrare i social network: per poter inserire in questo sito i bottoni per condividere su Facebook, Twitter e Google+, i commenti di Facebook e il box che richiama la pagina Facebook, devo consentire a Facebook, Twitter e Google di installare dei cookie nel tuo browser. Facebook, Twitter e Google usano questi cookie per mostrarti annunci pubblicitari mirati quando navighi sui loro siti. Per dare il tuo consenso clicca su Ok nella barra che compare in basso nel sito. Se vuoi navigare in questo sito senza approvare questi cookie, usa la navigazione in incognito.
Save settings
Cookies settings