Uomo-medicina 2: un corpo e un carattere funzionali [A250]

(Comunicazione del 2016) Prima di lasciare che Francesco porti avanti la sua disanima dei temi legati al rapporto tra l’uomo e la cura del suo “abito” fisico, credo che sia necessario ricordare alcuni punti essenziali dell’insegnamento che vi è stato portato in questi anni e che risultano imprescindibili, in quanto fissano la base indispensabile di elementi di cui tenere conto per una corretta interpretazione di tutto ciò che riguarda l’argomento in oggetto.

Ovviamente, se esaminassimo tutte le componenti di cui tenere conto, si tratterebbe di un’analisi complessa, ma cercheremo, invece, di renderla il più semplice possibile, in maniera da permettere ad ognuno di voi di comprendere l’insieme delle argomentazioni in un quadro generale, senza farvi addentrare in particolari complessi e faticosi da tenere agevolmente a mente.

Come certamente ricorderete, il corpo dell’individuo incarnato non ha una costituzione lasciata al caso o agli eventuali capricci delle leggi naturali, ma si va costruendo sotto l’influsso delle necessità evolutive di ogni individuo che si incarna sul piano fisico.
In altre parole, il corpo fisico (ma anche, in realtà, gli altri corpi dell’incarnato) si forma in maniera tale da permettergli di acquisire esperienza e di offrirgli una gamma di possibili scelte a cui si trova dinnanzi nel corso del suo periodo incarnativo.

La determinazione delle caratteristiche fisiche che il corpo dell’incarnato dovrà possedere come dotazione di base avviene già a livello genetico, e ciò viene effettuato, ovviamente, attivando delle particolari sequenze genetiche all’interno del complesso DNA dell’individuo, sequenze di attivazione che determineranno non solo le sue predisposizioni fisiche, ma anche la sua reazione nei confronti delle esperienze che si troverà a dover affrontare alla luce di quelli che sono i suoi bisogni di comprensione.

Questo significa che non soltanto il suo corpo sarà costituito in maniera tale da affrontare sotto diverse angolazioni quello che l’esperienza di vita gli presenterà, ma anche che la sua costituzione caratteriale di base gli fornirà in tutti i suoi corpi transitori, da quello fisico a quello astrale e mentale, le predisposizioni reattive di cui ha bisogno per comprendere ogni volta che si troverà davanti all’estrinsecazione del suo sentire (via via sempre più complesso e strutturato) e delle scelte che sarà messo in condizione di poter operare.

In conseguenza di quanto abbiamo appena detto risulta chiaro che ogni individuo avrà un corpo fisico e un carattere diverso da un altro, dal momento che le necessità evolutive di ogni individuo sono sue proprie e non coincidono praticamente mai in maniera completa con quelle di ogni altro individuo incarnato.

Da questi concetti fondamentali mi sembra che risulti abbastanza facile arrivare a comprendere che il corpo e il carattere di ogni individuo incarnato possiedono delle peculiarità “personalizzate” indispensabili per permettergli di acquisire dalla sua esperienza di vita la maggiore quantità di informazioni necessarie all’ampliamento della sua comprensione e, di conseguenza, del suo sentire.

Sulla base di questi ragionamenti credo che sia inevitabile arrivare a comprendere che ogni problema fisico o caratteriale dell’individuo non è frutto del caso, ma è indispensabile a permettere la sua crescita spirituale e che accettare questa concezione significhi, in fondo, arrivare a non sentirsi vittima innocente e impotente dell’esistenza – certamente non senza difficoltà e sofferenza – e ad accettare che fisico e carattere che si possiedono non provengono da chissà quale fato ineluttabile (e anche un po’ maligno), ma derivano da quelle che sono le comprensioni non ancora raggiunte, arrivando a dare concretezza al concetto che “ognuno è artefice del proprio destino”.

Il corpo fisico dell’individuo incarnato può essere considerato un’esemplificazione dell’insegnamento del “così in alto, così in basso”, dal momento che il microcosmo può essere considerato abbastanza giustamente come la replica, in ambiente più ristretto, di quello che è il macrocosmo nella sua interezza.

All’interno di questo microcosmo, infatti, vale, così come accade nel macrocosmo, la legge dell’equilibrio, ovvero il corpo dell’incarnato mette in atto in continuazione, al suo interno, dei meccanismi fisico-biologici che tendono a rendere equilibrate tra loro le sue varie componenti, al fine di permettere un funzionamento del corpo il più costante e armonico possibile, e questo avviene con il continuo interagire degli elementi interni della fisiologia dell’individuo che cerca sempre di trovare il migliore punto di equilibrio che gli permetta di portare avanti la sua esperienza all’interno del piano fisico. Andrea

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Natascia

Quando si afferma che il corpo è strutturato per motivi evolutivi ben precisi, immagino che comprenda anche la malattia. Cioè anche la malattia del corpo o dei corpi, siano funzionali alle comprensioni da realizzare.

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