Condizione particolare in cui si viene a trovare l’individualità (più simile a una sensazione di pace interiore che alla felicità come intesa comunemente), nella quale esprime uno stato di equilibrio dovuto al fluire spontaneo e non ostacolato del proprio vero sentire.
Non va, quindi, confusa con l’accezione comune del termine felicità, in quanto questa, invece, è solitamente una condizione di squilibrio invece che di equilibrio. C’è da sottolineare – dicono le Guide - che spesso l’uomo incarnato sottovaluta o pone poca attenzione ai suoi momenti di felicità terrena. Questo accade per un meccanismo spontaneo che rende più importante all’attenzione dell’uomo ciò che lo disturba che ciò che lo soddisfa. Se si valutasse obiettivamente la propria vita ci si renderebbe conto che quasi mai nell’arco di una vita c’è un grande squilibrio tra i momenti felici e quelli infelici.
Messaggio esemplificativo (Da: Il vaso di Pandora, pag. 161 e segg.)
Sarebbe facile dirvi che, per essere felici, basta essere contenti di ciò che si ha, ma non può essere così; non può essere così semplice la risposta, in quanto fa proprio parte della necessità evolutiva dell’individuo il non essere quasi mai contento di ciò che possiede o, quanto meno, il limitare la sua contentezza a un breve periodo per volgersi, poi, ad altre nuove mete, altri nuovi traguardi che gli fanno sembrare l’appagamento avuto fino a poco tempo prima soltanto un punto di passaggio, ormai superato e non più appagante. Moti
Questo finisce col diventare una sorta di ricerca, senza fine apparente, verso qualcosa che appare chimerico, difficile da trattenere, qualche cosa che però fornisce, indubbiamente, una spinta all’individuo, in quanto anche la semplice ricerca della felicità induce l’individuo a porsi domande, a muoversi, ad agire, a interagire con gli altri e, quindi, a fare esperienza, accumulare comprensione e via e via muovendosi sulla scena dell’evoluzione fino ad arrivare all’abbandono della reincarnazione.
La risposta, apparentemente lontana, è, invece, talmente semplice che, come tutte le cose semplici e immediate, sfugge all’attenzione di chi osserva.
Il fatto è che – ironia della sorte, ironia del Grande Disegno! – colui che è veramente felice non se ne accorge! L’individuo veramente felice è colui che riesce a esprimere se stesso nel suo ambiente, è colui che riesce a manifestare la sua interiorità in modo fluido, senza intoppi, senza blocchi interiori emotivi e di energia, è colui, insomma, che riesce veramente a essere se stesso; anche se, magari, per poter convivere con gli altri individui, fa sì da mettersi consapevolmente (è questa la differenza dal mascherarsi dell’Io) delle maschere per poter appartenere al mondo fisico in cui egli vive.
La felicità, quindi, non sta nel possedere ricchezze, non sta nell’aver un bel corpo fisico, non sta nell’avere tanti amori, non sta nell’avere tanti tesori, non sta in nulla di ciò che voi osservate intorno a voi e sul quale, malgrado questo, voi proiettate la vostra ricerca di felicità. In realtà, la felicità la potete trovare soltanto dentro di voi e, allorché la troverete, allorché vi apparterrà in quanto voi finalmente avrete un punto evolutivo tale per cui riuscirete a far fluire spontaneamente e con continuità voi stessi, non vi accorgerete di questa felicità perché essa sarà una condizione permanente, spontanea e semplice. Scifo
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Sento che è così!
Grazie.
È così.