Percorso unitario attraverso l’insegnamento filosofico del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77: post 12 del ciclo “Base”.
[…] Il sentire non passa attraverso le parole, non passa attraverso le sensazioni e le emozioni, non è fatto entrare in azione dai pensieri, dalla logica, dalla razionalizzazione, è qualcosa di ben diverso, di più completo e, pur tuttavia, di così difficilmente descrivibile. Riuscite mai a comprendere cosa noi veramente intendiamo quando parliamo di sentire? Sentiamo dalla vostra voce come può essere definito il sentire. Scifo
[…] So che il sentire è uno stato di coscienza. So che la Coscienza Assoluta è il Sentire massimo, Sentire Assoluto, quindi è Dio; allora il sentire, anzi – il mio sentire – è praticamente il mio rapporto con questa Coscienza Assoluta, con questo Sentire Assoluto. Gneus
Tutto questo, in fondo, si riassumeva in quanto era stato detto in un incontro – se non vado errato – allorché un fratello aveva detto che l’importante non era tanto se stessi, quanto il rapporto con Dio. “Sentire”, dunque, come stato di coscienza. “Sentire” come percezione della divinità in ciò che fa parte della realtà. Definizione difficile da comprendere, definizione che analizzeremo in seguito, in modo più complesso.
“Sentire” come cosa importante, ovvero la più importante, ovvero il rapporto tra sé stesso e la divinità: tanto più stretto si fa il rapporto con la divinità, tanto più si amplia il sentire, tanto più si conosce la Realtà. Scifo
“Vedo un tramonto e sono con Dio!” La tua percezione fisica costruisce un ponte che ti aggancia per qualche attimo a un sentire più vasto, quale può essere il sentire la presenza della Divinità in un tramonto. Ma non è che la presenza della realtà fisica in cui tu vivi in quel momento non esista più, che tu ti sia da essa allontanata: essa esiste ancora e, anzi, ti fa da supporto per arrivare a una comprensione diversa. Scifo
C’è un particolare che va tenuto presente: il fatto che quando siete incarnati non manifestate, nella vostra vita quotidiana, tutto il vostro vero sentire.
Vi ricordate che era stato fatto l’esempio che il sentire massimo, cioè la Coscienza Assoluta, quindi Dio, sia un Sentire di grado 10; mettiamo che voi come livello evolutivo attuale abbiate un sentire di grado 5; nel momento in cui siete incarnati e quindi presi dalla vostra soggettività, dalle vostre percezioni tutte “sui generis”, dai legami con la materia, dagli impulsi, dai bisogni etc., nel vostro quotidiano manifestate un sentire magari di grado 2 o grado 3, non certamente – e comunque, difficilmente – manifestate il sentire che avete raggiunto. Soltanto qualche “illuminato” forse riesce a mettersi in contatto con questa sua coscienza e con questo suo sentire.
Questo ricordatelo sempre, e non solo nei confronti delle opinioni e dei giudizi che potete emettere – positivamente e non per criticare – nei confronti degli altri, ma anche nei confronti di voi stessi e delle vostre stesse azioni: poi tutti quei contrasti che possono sorgere, quegli “star male” così senza senso, senza una motivazione reale o razionale – razionale per voi incarnati – a volte nascono proprio da questi contrasti di “sentire” tra il sentire reale che gioca là nel vostro corpo akasico, e il sentire che invece il vostro Io vi permette di manifestare, per scopi naturalmente egoistici. Gneus
State quindi attenti a non confondere mai il sentire con quella che è la sua manifestazione all’interno del piano fisico; questo è, in fondo, il succo di quello che diceva Gneus un momento fa. Giudicare una persona dal suo comportamento è giudicare l’espressione di un sentire già reso meno trasparente a causa dell’immersione nel piano fisico. Tuttavia è anche un giudicare un qualche cosa che è senz’altro superiore di quello che appare all’interno di questo piano fisico; questo vi serva per nutrire sempre grande fiducia in voi stessi e negli altri; pensate sempre – anche nei momenti peggiori e più difficili, nei momenti in cui più vi sentite di essere critici verso voi stessi – che, in realtà, senza dubbio, senza alcun dubbio, se adoperate la vostra migliore buona volontà, certamente riuscirete ad esprimere un sentire migliore, certamente siete migliori di come vi esprimete solitamente.
Questa può essere una meta da porsi; questo può essere un modo per riuscire a migliorare l’espressione del proprio sentire. Ancora una cosa a questo proposito: ricordate che il sentire non è una cosa fissa. Quindi quando valutate l’espressione del sentire di un’altra persona ma anche di voi stessi, non cristallizzatevi in quella valutazione, non restate al bianco o al nero, ma ricordate che anche subito dopo che avete espresso questa valutazione la persona nel frattempo ha avuto le sue piccole o grandi esperienze, e queste piccole o grandi esperienze sono state in-troiettate e sono andate a mutare in qualche modo il suo sentire, che – di poco o di tanto – si è ampliato, cosicché la vostra valutazione diventa in quel momento già obsoleta e superata. Georgei
D– Perché la nostra consapevolezza è così ristretta rispetto al sentire che possediamo, in realtà?
Questo, se non ho capito male, deriva da diversi fattori concomitanti: prima di tutto deriva dai bisogni karmici, evolutivi dell’individuo; è evidente che se un individuo deve per motivi karmici vivere una certa malattia piuttosto gravosa, piuttosto pesante da vivere (da cui dovrebbe imparare naturalmente determinate cose), se riuscisse ad esprimere tutta l’evoluzione, tutto il sentire che ha alle spalle, probabilmente la malattia non avrebbe più quell’intensità, non avrebbe più quella spinta di sofferenza che altrimenti possiede.
Questa è già una delle possibilità; poi non dimenticate che il sentire proviene dal corpo akasico. Mi sembra che sia stato detto che l’impulso che viene dal corpo akasico, per riuscire a trasmettersi, a manifestarsi all’interno del piano fisico, attraversa necessariamente anche altra materia. L’impulso per arrivare a manifestarsi, in un ambiente percettibile ai sensi fisici, “nuota” figurativamente attraverso la materia mentale prima, poi astrale e finalmente in quella fisica.
Nel far questo, necessariamente, una parte degli impulsi di questa materia viene a inquinare gli impulsi della vibrazione akasica durante il suo passaggio. Ecco così che l’impulso – e quindi la manifestazione del sentire – non arriva sul piano fisico puro ed ampio come era in partenza. Billy
12B Fonte: Cerchio Ifior, La farfalla
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Molto chiaro. Grazie.