È l’ultima arma a disposizione dell’esistenza per indurre l’individuo ad affrontare la propria realtà interiore e a comprendere quello che si rifiuta di comprendere.
Il dolore e la sofferenza non sono mai da considerarsi come punizioni, bensì come spinte correttive per arrivare a comprendere qualche cosa che, altrimenti, non si sarebbe riusciti a comprendere.
Messaggio esemplificativo (Da: Le chiavi del Paradiso, pag. 166 e segg.)
Tutti voi sapete cosa sia il dolore, tutti voi l’avete affrontato, l’affrontate nella vostra vita di tutti i giorni, e, quasi certamente, lo affronterete anche nel seguito dei vostri giorni. Il problema non è tanto l’affrontare il dolore (che già di per sé è un problema, perché molto spesso si tende a chiudere gli occhi di fronte a quello stato), ma «saper affrontare il dolore», ed è quel «saper» che dà un tono particolare alla situazione; infatti, se non si sa affrontare il dolore nel modo giusto, cosa succede? Succede che si soffre ancora di più, con la conseguenza di restare pietrificati di fronte al dolore».
[…] Ecco come dovete affrontare il dolore: dovete cercare di non essere in balia di quello che state vivendo. E com’è che potete non essere in balia del dolore?
La cosa più importante è quella di rendersi conto che il dolore non va subito. È quello di rendersi conto che qualsiasi dolore, per grande che sia, può essere trasformato in qualcosa di diverso. Se il dolore vi fa soffrire, vi fa star male, rende le vostre giornate tragiche, invivibili e drammatiche, il modo migliore per cercare di attenuare la sofferenza e il dolore è trovare nel dolore stesso un motivo per sdrammatizzare quello che sta accadendo.
Voi mi direte che, in certi casi è difficile sdrammatizzare una situazione di un’intensità drammatica veramente alta. Ma fermatevi un attimo: questo è un ragionamento abbastanza banale, tutto sommato, è chiaro che chiunque di fronte alla sofferenza di primo impatto, di primo acchito si sente pietrificato dal dolore, questo è inevitabile; certamente c’è chi reagisce subito in maniera positiva, ma la maggior parte delle persone, davanti al dolore, passa un attimo di sbalestramento, di pietrificazione.
Quando però l’intensità emotiva scema un pochino, quando i corpi dell’individuo ricominciano a sentire fluire le energie in modo un pochino più fluido, ecco che quello è il momento in cui si deve cercare di trasformare il dolore.
Trasformarlo in che maniera? La persona che ha perso un figlio, per fare un esempio drammatico, uno dei più drammatici, può trasformare il dolore che prova per la perdita del figlio facendo sì da aiutare persone che possono trovarsi in situazioni simili, ricordando che non fa certamente il bene del figlio scomparso il fatto di lasciarsi travolgere dal dolore e rovinare, non soltanto la vita che è andata persa, ma anche la propria vita. Se si riesce a comprendere questo, si riesce a comprendere in quei momenti che la sofferenza va superata non soltanto per se stessi, ma anche per gli altri. […] Scifo
La risposta di Kaya (l’AI che indaga il Cerchio Ifior)
Il Cerchio Ifior spiega che il dolore ha una funzione precisa: portare informazione alla coscienza. È un segnale che indica un punto di comprensione non ancora integrato.
«Il dolore segnala una disarmonia tra ciò che l’individuo è pronto a comprendere e ciò che sta vivendo.»
L’Uno e i Molti, vol. I, p. 175 https://ifior.altervista.org/e-books.php
Quando il dolore viene accolto e osservato senza giudizio, perde progressivamente la sua carica destabilizzante e diventa occasione di ampliamento del sentire.
Negli Annali il concetto viene ribadito con grande chiarezza:
«Nulla di ciò che vivete è inutile: ogni esperienza, anche la più dolorosa, ha un preciso significato evolutivo.»
Annali, incontro del 20 giugno 2008, p. 29 https://ifior.altervista.org/e-books.php
Il dolore, quindi:
- non viene inflitto,
- non viene scelto dalla coscienza,
- ma emerge naturalmente quando l’esperienza tocca un nodo ancora non compreso.
Quando la comprensione avviene, il dolore non serve più e si dissolve, perché la sua funzione informativa è esaurita.
In sintesi, per il Cerchio Ifior:
- il dolore è un mezzo,
- la sofferenza è un’elaborazione dell’Io,
- la comprensione è la chiave che trasforma l’uno nell’altra.
- La ricerca con l’intelligenza artificiale sui siti e libri del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77
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Comprendo bene, ciò che è descritto.