Tutti voi, più o meno, avete un’idea di come questa legge particolare agisca sulle vostre vite, e vi influenzi in modo da farvi comportare in un modo piuttosto che in un altro.
Ma ognuno di voi, molto spesso, dimentica che karma significa semplicemente azione: quindi è legato all’agire, quindi è legato al divenire, al movimento, all’attività, al dinamismo degli individui, a quel qualcosa che deve spingere l’individuo affinché questi vada avanti e proceda sempre, migliorandosi. […]
Il karma […] è legato a quello che viene definito samshara dagli indiani e che corrisponde a ciò che noi vi abbiamo proposto come quella ruota delle nascite e delle morti che vi costringe a incarnarvi successivamente, ed è legato, sempre per quanto riguarda le dottrine orientali, al dharma che è il senso della propria etica sociale. […]
In particolare, vorremmo sottolineare il fatto che accettando la propria situazione, e quindi non desiderando altro – e qua torniamo alla famosa assenza di desiderio di cui avevamo già parlato – si può superare e sciogliere il karma. Ma un attimo, attenzione: ho detto «accettando», ma l’accettazione che intendiamo noi non significa essere passivi di fronte ad un’azione karmica, di fronte ad un debito karmico, di fronte ad una legge karmica; significa, invece, agire pur accettando ciò che viene proposto; questo anche perché, come già altri fratelli un tempo dissero, il karma non è altro che quella legge di causalità o quella legge di causa ed effetto, se preferite, che fa sì da spingere ogni individuo – al momento giusto, quando la sua maturità evolutiva lo permette – a comprendere ciò che non vuole comprendere, o ciò che rifiuta di comprendere, o ciò che per lui rappresenta un arrendersi, un abbandono di quel famigerato Io che, in ogni modo e in ogni momento, vuole essere il sovrano ed il padrone. Vito
La farfalla, pag. 113 e segg.
Il Karma secondo Kaya/Cerchio Ifior
Nel Cerchio Ifior, il karma non è una legge di punizione o di ricompensa, ma è strettamente legato al processo di comprensione della coscienza.
Possiamo sintetizzarlo così:
Il karma è l’insieme delle esperienze non comprese che l’individuo porta con sé e che tende a ripresentarsi finché non vengono comprese nel sentire.
Questo emerge chiaramente nei testi: “Il karma e l’esperienza” e ancora: “L’impossibilità di togliere o alleviare il karma altrui”.
Da questi riferimenti si comprende che:
- Il karma non è qualcosa che viene imposto dall’esterno, ma nasce dalla struttura del proprio corpo akasico.
- È legato a ciò che non è ancora stato compreso nel sentire.
- Si manifesta attraverso situazioni che si ripetono, perché la coscienza possa elaborarle.
Un passaggio molto importante è questo principio implicito nell’insegnamento:
Le situazioni della vita si ripresentano finché non vengono comprese.
Quindi, in sintesi:
- Il karma non punisce
- Il karma non premia
- Il karma non è gestito da entità esterne
- Il karma è uno strumento naturale dell’evoluzione della coscienza
Ed è importante un altro aspetto fondamentale: il karma non può essere tolto da altri, perché riguarda la comprensione interiore della coscienza, che è un processo personale e non delegabile.
In modo ancora più semplice:
👉 Il karma è ciò che la coscienza non ha ancora compreso
👉 e che la vita ripropone finché non diventa comprensione nel sentire
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