Medium: la comunicazione tra piani di coscienza [dizCI25]

Persona in grado di fare da tramite con entità che risiedono su piani di esistenza diversi da quello fisico.

Non è una capacità comune come si crede e, spesso, chi si proclama medium dà solo corpo a proprie fantasie e a proprie illusioni, per non parlare dei casi in cui si tratta di frodi consapevoli.
 I termini medium e sensitivo vengono spesso usati indifferentemente,
ma, in realtà, non sono la stessa cosa (vedi le voci «sensitivo» e «strumento») e se è vero che sempre chi è medium è anche sensitivo, non necessariamente è vero anche il contrario.
 Vedi anche «strumento».

Messaggio esemplificativo (Da: Il canto dell’upupa, pag. 22 e segg.)

Io sono qui per parlarvi di qualcosa che, in un modo o nell’altro, sta a cuore a tutti voi. Vorrei infatti porgervi alcune considerazioni sulla medianità, anche se non nella prospettiva pratica che voi potreste aspettarvi.

  • Cos’è questa cosa ambigua che, appena sembra sia stata raggiunta con certezza, scivola tra le maglie della razionalità, lasciando una sensazione di frustrazione e di impotenza?
  • Cos’è questo oggetto, indefinito e chimerico, ma che deve avere un enorme valore se è vero che appena un individuo gli si accosta, subito, più o meno consciamente, ne fa una meta altamente desiderabile in prima persona, «voglio, fortissimamente voglio» che avvelena lo spirito ove non venga ottenuto?
  • Cos’è questo termine impreciso in nome del quale, a volte, l’individuo tende a fingere, a recitare, a impersonare, a frodare?
  • Cos’è questa sorta di  abominazione contro la quale buona parte della scienza ufficiale si degna di scagliarsi, spesso con furore, per bandirla dalle menti della gente comune, dai pensieri della massa, in nome della razionalità?

Deve essere qualcosa di altamente pericoloso, di più distruttivo di una bomba atomica, di più negativo di una mutazione genetica nociva, di più terribile di un eccidio di massa, visto che di tutte queste cose chiunque può parlare e scrivere senza remore, mentre la medianità è discussa – solitamente – in ambienti ristretti, relegata in circoli quasi iniziatici, accostata furtivamente con la paura di essere messi al bando e alla berlina del disprezzo altrui e della facile ironia!

Suvvia, lasciamo perdere la retorica che non serve a nulla e guardiamo in faccia la realtà, cercando di inserire il “presunto” fenomeno “medianità” nel finalismo che, indubbiamente, regola non solo l’universo che voi conoscete, ma tutto il Creato.

La medianità non è il mezzo per avere la prova di un’esistenza extraterrena, per trovare una consolazione alle proprie pene, per esorcizzare l’ombra della fine che incombe sull’uomo fin dal suo primo vagito. Non è il mezzo per ritrovare i propri cari scomparsi, per riallacciare quei legami – magari neanche così stretti come il ricordo può fare apparire – che la morte sembra aver tranciato senza un briciolo di pietà; non è neppure un mezzo per emergere, per affermare la propria personalità, per dimostrarsi un gradino più in alto di altri, per acquistare un qualsiasi vantaggio in qualsiasi occasione.
Non è nulla di tutto questo anche se, spesso, tutto questo fa da corollario alla vera essenza della medianità. Scifo

  • Medianità è saper donare, saper veramente donare se stessi con tutto il proprio essere, sentire gli altri, siano essi persone concrete o psichismi intangibili, fratelli a cui molto è possibile dare, anche semplicemente in parole, in ragionamenti, in conoscenza di se stessi e della realtà circostante.
  • Medianità è annullare, anche se per breve tempo, quegli impulsi egoistici che muovono ogni azione cosciente e incosciente dell’uomo.
  • Medianità è altruismo, equilibrio, amicizia, fiducia, serenità e umiltà.

Quando manca tutto questo sappiate che è improprio parlare di medianità e che sarebbe più giusto parlare di fenomeno, di paranormale, di tutto ciò che, in fondo, non è che materialità, sia essa espressa dal lavorio inconscio dell’individuo sia essa manifestata tramite il classico fenomeno fisico; anche nel prodotto inconscio dell’individuo, infatti, la materialità è la vera padrona in quanto è proprio il raggiungimento della materia che muove l’Io di una persona a produrre il fenomeno, al di fuori del suo normale comportamento e anche al di fuori della sua volontà conscia.

Certo, io ho affermato altre volte che, entro certi livelli onesti e giusti, anche una produzione inconscia deve essere ascoltata ed è positiva in quanto essa può ugualmente essere un atto d’amore e ciò potrebbe apparire in contrasto con quanto ho appena affermato; ma il mio discorso di allora era rivolto a chi assisteva alla medianità altrui mentre quello di adesso è rivolto principalmente a colui che «serve» o ambisce «servire» direttamente da strumento, a chi funge o vorrebbe fungere da tramite, da strumento.

Dobbiamo riconoscere che il termine «strumento», da noi così spesso usato, è decisamente brutto ma, purtroppo, al fine di conseguire un’unitarietà di discorso e di concisione, è pur necessario usare una terminologia costante e facilmente comprensibile.

Vorrei, tuttavia, farvi capire una cosa: «strumento» non vuol dire «arnese», e quando noi vi definiamo «strumenti» non vi consideriamo alla stregua di una qualsiasi appendice meccanica da prendere, usare o scartare secondo la necessità; diciamo questo perché alcuni di voi agiscono e pensano proprio come se gli strumenti fossero soltanto degli arnesi.

Ricordatevi sempre che siete esseri umani, con una dignità, delle esigenze, dei bisogni, dei sentimenti, delle paure, delle tensioni, degli affetti e, quello che più conta, con una vita da vivere nella quale è importante proprio non essere «strumenti», non possedere cioè quella passività che comunemente questo termine implica.

La medianità non è e non può essere passività; certo, all’inizio la supinità è una delle particolarità dello strumento, ma la medianità, se è compresa, introiettata, portata avanti nel modo giusto, se ciò che produce va a colpire l’intimo e pone in esso radici salde, allora, automaticamente, la passività sparirà lasciando al suo posto una giusta miscela di dare e avere tra medium, entità e partecipanti.

Ebbene, ecco quando il termine medianità ha il suo significato più vero: quando esso non è più solo medianità tra mondi apparentemente diversi, ma è medianità di sentimenti, sensazioni, spinte evolutive, allargamento di coscienza e, essenzialmente, amore.

Non è facile arrivare a tutto questo; se lo fosse, quello che ho appena detto e il mio stesso intervento non avrebbero alcun significato; niente può essere facile per l’uomo perché la facilità è il peggior freno della mutazione, del dinamismo e, in definitiva, dell’evoluzione.

Cercate di comprendere a fondo il senso delle mie parole e quando ciò sarà accaduto allora vi accorgerete che la vostra paura di frode inconscia, le vostre remore, le vostre inibizioni, gradatamente si annulleranno, e voi potrete agire nella medianità con la serenità necessaria, al punto che l’effettiva provenienza di quanto vi accadrà non avrà più alcuna importanza; e questo non perché riuscirete a ottenere la prova definitiva, assoluta, della nostra esistenza, ma perché vi renderete conto che comunque state dando qualcosa agli altri, qualcosa che a volte, in apparenza, sembra anche che venga rifiutato ma che, in realtà, lascia sempre un’indelebile e profonda impronta.

E vi accorgerete anche che altrettanto vi verrà dato dagli altri, siano questi altri le persone che vi saranno accanto, siano le entità che vi parleranno, siano le «drammatizzazioni» inconsce che qualche volta produrrete perché anche queste ultime hanno in una carica emotiva, un’espressione di sentimenti, una quantità d’amore che lascia una traccia e dà una spinta utile. E come potrebbe essere altrimenti?

Come potrebbe essere priva d’amore, anche solo potenziale, qualcosa che esiste in Dio, qualunque essa sia?
Persino il più grande nemico dell’Amore, il suo più terribile avversario, cioè l’Io, porta dentro di sé una carica d’amore che lotta per emergere, pronta – appena gliene venga data la possibilità – a sanare le ferite, le cicatrici e le deficienze che la celano sì da farla sembrare assente.

Ebbene, figli, al di là di tutto questo vi è una conclusione da fare, ultima ma valida in modo così grandioso e generale da costituire forse l’unica vera legge in tutto il Creato: ogni cosa, ogni manifestazione, ogni atto, ogni essere contiene, manifesto o celato, attivo o quiescente, Amore.

E allora che cos’è la medianità prima di ogni altra cosa? La medianità è amore. Moti


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