I meccanismi della Realtà: l’intenzione [ci/cf13]

Percorso unitario attraverso l’insegnamento filosofico del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77: post 13 del ciclo “Base”.

Una definizione tratta da Kaya: nel linguaggio del Cerchio Ifior, l’intenzione non coincide con il desiderio né con la volontà cosciente. È qualcosa di più profondo e meno evidente.

Una definizione chiara emerge quando viene spiegata la differenza tra l’intenzione della coscienza e l’intenzione dell’Io:

«L’intenzione della coscienza non è un atto di volontà, né una scelta. È l’orientamento naturale del sentire verso l’esperienza necessaria alla comprensione.»
Cerchio Ifior, Annali 2008–2009, incontro di giugno 2008, p. 35

Da questa affermazione possiamo trarre una definizione essenziale, fedele all’insegnamento:

L’intenzione è l’orientamento del sentire della coscienza verso l’esperienza utile alla propria evoluzione.

Quando invece si parla di intenzione a livello dell’Io, il Cerchio chiarisce che essa è spesso confusa con il “voler fare bene”:

«La buona intenzione, se rimane solo un’idea dell’Io, non ha valore evolutivo se non è sostenuta dal sentire.»
Cerchio Ifior, L’Uno e i Molti, Vol. II, p. 25

Quindi:

  • l’intenzione dell’Io nasce dal pensiero, dal giudizio, dal voler ottenere un risultato;
  • l’intenzione della coscienza nasce dal sentire ed è già in atto, indipendentemente da ciò che l’Io crede o decide.

Per poter comprendere l’intenzione bisogna considerare il fatto che vi sono diversi stadi di intenzione, diverse intenzioni, a seconda dell’evoluzione dell’individuo; vi è l’individuo più semplice, meno evoluto, più grezzo, che nell’esaminare se stesso troverà immediatamente le proprie intenzioni, però quelle che troverà non sono le intenzioni così come noi le intendiamo. Vi sono poi gli individui più evoluti, quelli che hanno più compreso o hanno cercato di comprendere, quelli che sono più vicini a un sentire più ampio, che arriveranno a comprendere strati più profondi di intenzione, ma anche queste non sono le intenzioni che noi intendiamo.

Vi è poi l’individuo, per fare un esempio, all’ultima incarnazione. Egli, se davvero avesse bisogno di cercare la propria intenzione, troverebbe la sua vera intenzione, quella del suo (della sua coscienza/Individualità, ndr), quella di cui noi parliamo e che cerchiamo, attraverso l’insegnamento del «conosci te stesso», di indurvi a raggiungere.

Vi è un’intenzione per ogni corpo dell’individuo; questo è chiaro: basta che voi vi osserviate un attimo nel fare qualche cosa ed esaminiate il perché di queste cose e vedrete che vi sono diverse componenti in quello che trovate.

Ecco, per arrivare alla vera intenzione, quella che noi vi diciamo di cercare, la tecnica migliore da usare sarebbe proprio questa: fare o non fare un’azione, e poi incominciare da questo aver fatto e non aver fatto, e chiedersi: qual è la mia intenzione?
Ma non fermarsi così sul generico, partire in ordine inverso, ovvero chiedersi per prima cosa: qual è il desiderio che ha mosso la mia intenzione?

Avete provato a fare questo, vero? Però, stranamente, mentre vi aspettavate miracoli dalla comprensione di questo desiderio, il miracolo, ahimè, non è avvenuto e siete rimasti più o meno allo stesso punto di prima.

Supponiamo, comunque, che voi nell’esaminare dal punto di vista del desiderio – quindi dal punto di vista del vostro corpo astrale – l’intenzione, abbiate trovato questo desiderio, questa emozione che vi ha spinto a fare o a non fare una determinata cosa. A quel punto, il passo successivo è cercare le tracce dell’intenzione nel vostro corpo mentale.

Se il vostro desiderio si è mosso in una certa direzione facendovi compiere o non compiere una determinata azione, è perché era sostenuto da un ragionamento, da un pensiero, da una certa connessione logica (soggettiva, naturalmente) che ha portato poi all’estrinsecazione in azione all’interno del piano fisico. Mi seguite? Ecco, il secondo passo è dunque quello di cercare l’intenzione mentale che ha mosso il vostro desiderio.

Supponiamo che voi veramente troviate anche questo inizio di intenzione: non cambierete o non ci sarà un grosso cambiamento; certo, potrete forse modificare un po’ il vostro comportamento, potrete modificare qualcosa di voi stessi, però quel mutamento che fa di ognuno di voi un essere superiore non verrà a nascere attraverso il ritrovamento di questi due aspetti dell’intenzione.

È logico, quindi, che la vera intenzione, quella di cui noi parliamo, quella che trasforma, quella che fa mutare l’individuo, è ancora più oltre, ancora oltre a tutto questo. Scifo

[…] Ripartiamo dall’inizio e, ahimè, questo «inizio» non è null’altro che i nostri discorsi sulla materia, anche se a voi la correlazione tra i discorsi sulla materia e l’intenzione può anche sembrare non esserci. Ritorniamo comunque, tanto per seguire il mio solito metodo un po’ strampalato, a parlare di questa benedetta materia che già vi tediò alcuni cicli fa. Avevamo detto che tutta la materia del piano fisico è costituita da un insieme, da un’aggregazione di elementi identici che abbiamo definito «unità elementare».

E avevamo poi affermato che – così in alto, così in basso – lo stesso discorso poteva essere fatto per gli altri piani di esistenza; quindi che esisteva una unità elementare per il piano astrale, una per il piano mentale, una per il piano akasico, accomunando gli altri piani in un generico «piano spirituale» per non confondervi troppo le idee.

Poi avevamo parlato di vibrazione; ovvero del movimento che muove, che fa muovere la materia dei vari piani di esistenza e che col suo movimento dà vita a quelle qualità tipiche della materia di ogni piano di esistenza, così che un certo tipo di vibrazione nel vostro piano fisico darà luce, un altro il calore e via e via.

Sul piano astrale un certo tipo di vibrazione darà il desiderio, darà la gelosia, l’invidia, darà la dolcezza e via e via; sul piano mentale, un tipo di vibrazione darà un certo tipo di pensiero, un altro tipo, un altro ordine di idee, e così via. E questo, chiaramente, è valido per tutti i piani di esistenza.

Parlando della vibrazione, avevamo ancora affermato che esiste una vibrazione che parte dal piano più elevato e che via via, con gli effetti che da essa si dipanano, si ripercuote in qualche modo attraverso gli altri piani di esistenza, attraverso la materia via via più spessa, fino ad arrivare a manifestarsi all’interno del piano fisico. Una specie di catena di causa ed effetto.

Dunque, vi è questo passaggio di vibrazione, quindi un passaggio di energia, quindi un passaggio – in qualche modo – anche di materia, da un piano di esistenza all’altro. Cosa sta a significare questo? Sta a significare che quando voi immaginate l’individuo e i suoi piani di esistenza, non dovete immaginarli come tante unità separate l’una dall’altra, bensì come un tutt’unico.

Come dicevamo la volta scorsa, è possibile in qualche modo scomporre quelle che sono le caratteristiche dell’individuo sopra ogni piano di esistenza, cioè scomporre la sua materia fisica con ciò che porta con sé, scomporre il suo corpo astrale e cercare di comprendere quindi le emozioni e i desideri che muovono l’individuo, scomporre il suo corpo mentale e quindi arrivare a comprendere i suoi pensieri e i suoi processi razionali e via e via. Scifo

D – Non so se sto facendo una domanda stupida, ma la vibrazione, cioè quello che fa vibrare l’uomo, arriva sempre dal piano akasico? Cioè, non è una vibrazione della materia?

Questo corpo akasico, questo benedetto corpo akasico che ognuno di voi – chi più chi meno – possiede e che non riuscite a comprendere, a immaginare, a raffigurarvi nella vostra abitudine di pensiero moderna e normale! Il corpo akasico si va costruendo mentre voi compite le vostre esperienze o è già costruito e succede qualche cosa di diverso? Scifo

D – Si va costruendo… fin quando un individuo non finisce la ruota delle nascite e delle morti, non dovrebbe essere ancora costituito…

Sì e no. Il corpo akasico possiede la sua materia; è costituito dalla materia che avrà alla fine della vostra ruota delle vite e delle morti. In poche parole, il vostro corpo akasico è già completo fin da quando voi incominciate a incarnarvi, però la difficoltà sta nel fatto che la sua materia è ancora disorganizzata. Comprendete la differenza?

E questo corpo disorganizzato si va costituendo, si va organizzando, va formando i suoi schemi, formando le sue analogie, a mano a mano che voi, dall’esperienza che compite nell’incarnazione nel piano fisico, rimandate a lui degli impulsi di comprensione. Scifo

D–Diciamo che ci sono i mattoni e piano piano costruiamo l’edificio?

Ecco, benissimo. Però il problema che era sorto in questi ultimi tempi, tra alcuni di voi, era: questo corpo akasico manda gli impulsi affinché ognuno di voi segua un certo tipo di cammino, un certo tipo di esperienze, e questo allora presuppone che il corpo akasico sappia già quello che voi dovete fare; significa che è già organizzato fin dall’inizio. E se è già organizzato fin dall’inizio, quello che ha detto Scifo è una solenne castroneria, d’accordo?

E allora il discorso è questo: voi ricordate che avevamo parlato dell’individuo assimilandolo, con un esempio, a quello che può essere uno dei vostri elaboratori moderni, un vostro computer, per dirlo alla vostra maniera.
Possiamo dire, seguendo questa analogia, che il corpo akasico è un po’ la memoria del vostro computer: in essa vi sono già tutti gli schemi possibili, tutte le combinazioni, le coincidenze possibili affinché voi arriviate a comprendere; però non si muovono da sole all’interno del corpo akasico, non è il corpo akasico vivo di per se stesso e in se stesso.

Il corpo akasico, ricordatevi, è anch’esso soltanto un momento transitorio, un momento di consapevolezza molto grande, d’accordo, quando sarà costituito, ma non è il punto finale dell’evoluzione. In realtà chi invia gli impulsi su ciò che dovete compiere e vivere all’interno del vostro piano fisico, non è il corpo akasico, ma è la scintilla, ciò che anima tutta la vostra individualità, la quale passa attraverso il corpo akasico perché è attraverso gli impulsi, attraverso gli allacciamenti che egli possiede, che potrà poi agire, influenzare le materie sottostanti per costituire di volta in volta l’Io di cui abbisognate, e, quindi, condurvi verso le esperienze che facciano procedere questa continua catena di cause ed effetti fino a portarvi alla riscoperta del vostro vero Sé. Scifo

D – Scifo, tu la volta scorsa hai dato delle indicazioni sull’intenzione, ma, forse, se non ho sentito male, una vera e propria definizione non l’hai data. Hai detto “l’intenzione altruistica, consapevole, giustifica l’azione”, ma non è, credo, una vera e propria definizione…

Diciamo che quella è più che altro una definizione di tipo etico-morale per far sì che non venga travisato il discorso «l’intenzione giustifica i mezzi», in quanto «l’intenzione giustifica i mezzi» può essere valida solamente nel momento in cui l’intenzione è altruistica, quindi fatta per aiutare, ed è fatta in modo consapevole; ovvero l’individuo agisce per aiutare gli altri rendendosi conto che qualunque sia l’azione che fa lo fa altruisticamente, sapendo quello che sta facendo; altrimenti la definizione data in precedenza, presa così, di per se stessa, forse potrebbe anche finire per diventare un mezzo per giustificare qualsiasi azione l’individuo possa compiere, in bene o in male, all’interno del piano fisico.

Ma una vera definizione forse questa sera non è ancora il caso di darla, anche perché – come dicevamo l’altra volta – la vera intenzione non è quella che voi manifestate all’interno del piano fisico, assolutamente.
Potrebbe forse essere quella che si può scoprire andando a ritroso nei vostri desideri, nelle vostre emozioni? Ma se fosse veramente così, ci sarebbero troppi elementi contrastanti e allora c’è qualcosa che non quadra.

Potrebbe essere, forse, l’intenzione mentale che spinge i vostri desideri, a manifestarsi sul piano fisico? Ma anche qua, vedremo più innanzi, quando si parlerà di processi consci e inconsci, dicevo, si troveranno delle discordanze, delle cose che metteranno dei dubbi sulla realtà di questa intenzione.

Potrebbe essere l’intenzione che proviene dal vostro corpo akasico? Ma se è vero, come avevamo detto, che il corpo akasico per quasi tutti voi è disorganizzato, questo sta a significare che, tutto sommato, gli impulsi che può inviare sono sì giusti, per come siete al momento, però non è detto che siano l’intenzione primaria, l’intenzione vera. E si potrebbe andare ancora avanti, ma cerchiamo di arrivarci per gradi perché se conoscere qualcosa può fare bene, conoscere troppo, tutto in una volta, può anche essere dannoso. Scifo

A chiunque voglia ragionare un attimo, resta evidente a questo punto che vi è una causa prima, un’intenzione prima, giusto? E che questa causa prima, questa intenzione prima, per logicità, non può essere fatta risalire che all’Assoluto, giusto?

[…] Certamente, così, approssimativamente e, come prima istanza, dobbiamo dire che in realtà il movimento, la vibrazione, quindi la forza, quindi l’intenzione appartengono a quella causa prima che è il Tutto, in quanto tutta la materia è compenetrata, tutta la materia è molto più vicina di quello che sembra, anche attraversando i vari piani di esistenza. Quindi la vibrazione, il movimento, appartiene a tutta la realtà.

E poiché Dio è tutta la realtà, ecco che arriviamo a poter giustificare logicamente, anche se non comprendendolo ancora a fondo, che la vibrazione, la volontà e l’intenzione prima, reale, che sta alla base e che muove tutto, non può essere altro che quella dell’Assoluto. Scifo

[…] Avevamo detto, sempre parlando della vibrazione, che la vibrazione parte in un modo e poi si scontra con la materia e, come tutte le cose che si scontrano, cambia moto, intensità, direzione di moto e via e via; e siccome si scontra con materia sempre più grossa, ecco che la vibrazione si appesantisce sempre di più fino ad arrivare poi al piano fisico con quelli che sono i vostri effetti, gli effetti che potete percepire o – al limite – con le sensazioni o i pensieri che a volte avete, perché ricordate ancora una volta che sensazioni, emozioni, desideri e pensieri non sono altro che effetti di queste vibrazioni.

13B Fonte: Cerchio Ifior, La frafalla


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