D – Mi sono chiesta: “Ma in casa nostra, senza andare tanto lontano o addirittura partire per luoghi remoti, non abbiamo già abbastanza esperienze da affrontare? Non siamo già circondati da situazioni e persone (magari la famiglia o parenti vari) che non ci siamo mai preoccupati più di tanto di conoscere veramente? Può l’esperienza di frequentare degli estranei (nella speranza che nascano belle e nuove amicizie) essere più fruttuosa, più utile per la nostra crescita, dell’esperienza di aiutare un famigliare in difficoltà (che spesso fingiamo di ignorare, per non sentirci in colpa!), una vecchia zia malata, o un vicino di casa, un vecchio amico, un immigrato, un senzatetto, o un conoscente qualsiasi?”
Vedi, mia cara, l’Io dell’essere umano ha la tendenza a elevarsi al di sopra degli altri, quindi trova difficile essere messo alla pari con gli altri anche per quanto riguarda le esperienze che compie, e aiutare chi è lontano risulta, secondo lui, più appagante che aiutare chi gli è vicino perché, in fondo, non lo costringe a un reale mettersi in gioco e gli dà la possibilità, comunque, di essere portato in palmo di mano relativamente al giudizio altrui per la sua disponibilità e il suo altruismo.
Aiutare chi è vicino comporta, indubbiamente, un coinvolgimento molto maggiore, e questo porta con sé un aumento delle responsabilità che l’individuo si assume a ogni scelta che mette in atto, e tutto ciò all’Io fa paura perché non sa se e quanto riuscirà a gestire il rapporto che si crea con le persone vicine che aiuta in maniera da non sentirsi sminuito, inadeguato o incapace di fornire un reale aiuto all’altro.
E tale sensazione l’Io, se solo può farlo, cerca di evitarla, perché sa che gli porterebbe sofferenza e la sofferenza significherebbe ammettere con se stesso di non essere quella gran creatura superiore che vuole convincersi di essere.
D – Perché sento necessario ‘nascondermi’ anche con le persone che mi sono più care e vicine? La fiducia nel loro affetto per me è proprio così scarsa?
La risposta a questa domanda direi che è insita in quanto ho detto in precedenza. Non si tratta quasi mai di non avere fiducia nell’affetto altrui, quanto della paura di non essere veramente in grado di non tradire tale fiducia e, quindi, di trovarsi a perdere una parte dell’affetto che si riceve.
Continua nella pagina seguente…
Funzionale Sempre attivo
Preferenze
Statistiche
Marketing