Uomo-medicina 6: cromoterapia, cristalloterapia, musicoterapia [A254]

Tra le terapie a base vibratoria non posso non parlare anche della musicoterapia, considerato anche il fatto che la musica – specialmente tra i giovani – è diventata uno degli stimoli sensoriali più generalmente apprezzati e adoperati.

L’uso della musica e del suono a scopo terapeutico è sempre stato presente nelle culture umane fino dagli albori della civiltà, probabilmente – secondo me – dal ragionare sulle reazioni che provocavano nell’individuo i rumori insolitamente forti, inaspettati o inconsueti in natura (come, per esempio, la paura susseguente al rumore del tuono) induce l’osservatore ad applicare al suono aspetti magici e religiosi, rafforzati con la scoperta della riproduzione di suoni musicali attraverso strumenti musicali in grado di esprimere più facilmente sensazioni non solo negative ma anche positive.

Nei secoli più recenti la musicoterapia ha trovato una sua collocazione nel novero delle terapie – principalmente in ambito psicologico, ma non solo – che in qualche modo vengono accettate anche dalla scienza medica tradizionale, anche se viene considerata comunque una terapia di supporto e non di reale risoluzione delle problematiche del paziente.

Ovviamente, osservando tale terapia dal punto di vista dell’insegnamento, troviamo diversi punti di contatto: in un messaggio recente è stato detto che ogni vibrazione che attraversa la materia del Cosmo è accompagnata da vibrazioni di tipo sonoro. Tali vibrazioni impregnano, dunque, tutta la Realtà e tutta la materia che la compone, trasmettendosi in essa anche se, spesso, ad una soglia di percezione troppo alta o troppo bassa rispetto alle possibilità percettive dell’individuo incarnato.

Difficilmente, allo stadio attuale dello studio della musicoterapia, si può ritenere che essa possa servire per risolvere problematiche fisiologiche ad ampio raggio, tuttavia mi piace pensare che in futuro ci potrebbero essere sviluppi importanti per trasferire i benefici che le vibrazioni sonore possono portare alla psiche dell’individuo anche in ambito più strettamente fisiologico: le tecniche degli ultrasuoni e gli interventi col laser (fatti sì con vibrazioni luminose ma, come ci è stato fatto presente, accompagnate anche da vibrazioni sonore) sono, secondo me, un passo che può portare a risultati impensati fino ad ora…

Come potrete intuire la mia opinione sulla musicoterapia è positiva, anche perché soddisfa quegli elementi di base che, come ho detto e ripetuto, per me sono essenziali per potenziare i risultati ottenibili con una terapia, quali lo stabilirsi del rapporto di fiducia tra paziente e musicoterapeuta, la necessità di centrare sul paziente e sulle sue reali problematiche il tipo di suono e di armonia con cui operare ritornando, in questo modo, a rendere il paziente e non la terapia la figura centrale dell’intera operazione curativa.

Penso che tutti voi vi siate resi conto nel corso della vostra vita delle associazioni non solo emotive ma anche fisiche e fisiologiche con i suoni e con la musica in particolare: spesso una musica fa sentire l’individuo allegro, sereno, arrabbiato, combattivo o depresso stimolando tutte le emozioni presenti nell’arcobaleno emotivo dell’individuo e questa stimolazione proveniente dall’esterno arriva non solo a riflettersi sul pensiero dell’individuo ma anche a influire sulle sue reazioni somatiche. Si tratta, evidentemente, del coinvolgimento provocato dall’onda sonora nei vari corpi inferiori dell’incarnato che trovano assonanze vibratorie con i suoni percepiti alle quali essi reagiscono in un complesso intreccio di risonanze e di complementarietà vibratoria.

Il neo principale lo possiamo trovare ancora una volta nell’effetto nocebo: perché la musicoterapia riesca ad influire ai vari livelli di profondità è necessario che il paziente sia disponibile all’ascolto o alla riproduzione dei suoni e che ritenga che tale terapia gli possa servire. Se così non accade ogni corpo inferiore dell’individuo che viene sottoposto alle vibrazioni sonore metterà in atto quei meccanismi di resistenza e di ostacolo che renderanno i risultati ottenibili poco interessanti.

Il discorso, ovviamente, sarebbe molto lungo, ma penso che ognuno di voi, con un po’ di buona volontà, se gli interessa farlo, può ampliarlo, così mi fermo a questo punto, riservandomi di rispondere in seguito ad eventuali domande che i miei ragionamenti vi avranno fatto sorgere. Francesco

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