Percorso unitario attraverso l’insegnamento filosofico del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77: post 3 del ciclo “Base”.
Evoluzione della forma
Si intende per evoluzione della forma la necessità da parte dell’individualità che sta compiendo la sua esperienza di modificare la materia che sta incarnando, affinché possa venire espresso il grado evolutivo che l’individualità in questione ha raggiunto.
Questo significa che un’individualità che ha raggiunto una certa evoluzione dovrà incarnare un veicolo fisico che le permetta di esprimere ciò che ha raggiunto in evoluzione, e se questo non le sarà possibile, allora modificherà la materia a un punto tale che l’estrinsecazione del livello evolutivo sarà allora possibile.Vito
Evoluzione della materia
Con evoluzione della materia si intende invece il passaggio da parte dell’individualità che sta facendo la propria esperienza da una forma di vita a un’altra minerale, vegetale, animale, umano, ndr), in quanto una volta raccolte tutte le esperienze che poteva trarre da quell’incarnazione – quindi aver depositato le sue esperienze sugli altri piani di esistenza (in particolare nel corpo akasico, ndr) – quella materia fisica non le servirà più, e quindi dovrà passare a un’altra incarnazione in un’altra materia.
Tutto questo accade non soltanto a livello fisico ma anche a livello astrale e mentale. Vito
Evoluzione della coscienza
Per evoluzione della coscienza, o meglio dell’autocoscienza, si intende il cammino che l’individualità compie nell’ambito delle incarnazioni umane per raggiungere il massimo sentire per quello che riguarda questa fase dell’evoluzione e quindi abbandonare – una volta raggiunto, appunto, il punto massimo – la ruota delle nascite e delle morti.
Il sentire è stato definito come uno stato di coscienza. Va da sé – dopo aver dato questa definizione – che esistano vari gradi di stato di coscienza differenti. E va da sé ancora il fatto che si passi da uno stato di coscienza inferiore per giungere a uno stato di coscienza superiore.
Il massimo grado di uno stato di coscienza più ampio, lo stato di coscienza Assoluto, ovviamente è Dio. Nel mondo della materia, nel mondo delle illusioni, questo stato di coscienza virtualmente si fraziona dando origine a numerosi, veramente tanti stati di coscienza relativi.
Ma poiché lo scopo del nostro parlare è quello di completare il quadro riguardante l’argomento dell’evoluzione, limitiamoci per il momento a seguire la crescita del sentire parallelamente alla crescita dell’individuo, quindi alle sue varie vite, alle sue evoluzioni.
E per rendere le cose più semplici, indichiamo zero lo stato di coscienza che ha l’individuo alla sua prima incarnazione umana, e indichiamo dieci lo stato di coscienza necessario per abbandonare la ruota delle nascite e delle morti.
A questo punto è logico il fatto che l’evoluzione ad altro non serva che a favorire, ad aumentare di grado il proprio sentire, così come è chiaro che le incarnazioni servono a creare le esperienze, le situazioni per cui questo stato di sentire possa ingrandirsi.
Noi vi abbiamo parlato della comunione degli esseri, vi abbiamo detto che a un certo punto dell’evoluzione gli individui si sentono tutti fratelli, si sentono uniti, in comunione con tutti gli altri. E vi abbiamo sempre detto che questo stato particolare si raggiunge quando il corpo akasico è totalmente strutturato, quando l’individuo, quindi, non ha più bisogno di incarnarsi nel mondo della materia per sperimentare.
Io vi dico che la comunione degli esseri esiste fin dal primo momento in cui l’individualità si incarna nella forma umana visto che ci limitiamo soltanto a questo momento particolare.
Questo perché esiste anche la comunione del sentire. Infatti, due esseri che abbiano la stessa evoluzione, che abbiano quindi raggiunto lo stesso grado di sentire, sono in armonia, sono in comunione tra di loro, si sentono, stanno bene insieme e via e via.
Ma facciamo ancora un esempio, anche perché vi è qualche cosa di più. Chi ha raggiunto un determinato stato di sentire non solo è in armonia con l’individuo che ha il suo stesso sentire, ma è in armonia anche con coloro che hanno un sentire inferiore al suo. Mi spiegherò meglio: se, ad esempio, il figlio E. avesse raggiunto un grado di sentire cinque, questo significherebbe che egli è in armonia con tutti gli individui che hanno raggiunto un grado di sentire cinque, con gli individui che hanno raggiunto un grado di sentire quattro, con quelli che hanno un grado tre, due, uno, zero.
Tuttavia, il figlio E. non si sentirebbe totalmente in armonia con un figlio che avesse raggiunto un grado di sentire sei, anche se l’individuo con un sentire di grado sei si sentirebbe in armonia persino con lui.
È logico che per raggiungere un determinato grado di sentire, mettiamo sempre il cinque – visto che l’abbiamo preso come esempio prima – si debba passare attraverso un determinato numero di esperienze; e mettiamo, per ipotesi, che per raggiungere questo determinato grado di sentire si debba passare attraverso il comprendere che non si deve uccidere, uno dei principi morali fondamentali.
Ora, può accadere che due individui arrivino a un sentire cinque imparando questo principio morale del non uccidere attraverso a delle esperienze diverse.
Facciamo ancora un esempio: può accadere che Tizio arrivi al grado di sentire cinque passando attraverso a una serie di incarnazioni in cui, per esperienza, per imparare questo principio morale, si trovi costretto a dover uccidere degli individui — magari a lui estranei, affettivamente estranei, mentre l’individuo Caio, arriva allo stesso sentire passando attraverso a delle incarnazioni in cui si trova costretto – per ragioni evolutive – a dover uccidere, che so, un padre, una madre, un figlio, una persona, comunque, verso la quale prova un particolare sentimento.
Ora, mi pare abbastanza evidente che vi sia una certa differenza tra le due esperienze, anche se il concetto basilare può essere compreso allo stesso modo. Quando questi due individui avranno entrambi sentire cinque, potrà accadere che l’individuo Tizio, potrà far sua l’esperienza dell’individuo Caio e non sarà quindi più a lui necessario passare attraverso l’esperienza di uccidere una persona cara, perché vibrando ed essendo in armonia con il sentire dell’individuo Caio, trarrà da lui tutta l’esperienza, tutte le sfaccettature di questa piccola differenza di concetto.
Questo significa che quando noi vi diciamo che non è strettamente necessario passare attraverso l’esperienza diretta, diciamo qualcosa di vero, significa che una volta acquisito il principio morale di base, tutte le sfaccettature, tutte le sfumature, di questo stesso concetto possono essere acquisite attraverso un’esperienza indiretta come è stato nell’esempio che vi ho appena fatto.
Quando poi si raggiunge il sentire più alto, quello che abbiamo definito all’inizio con il numero dieci, allora l’individuo è in armonia con tutti gli esseri, e non solo con gli esseri che esistono contemporaneamente a lui, ma con tutti coloro che sono esistiti e che esisteranno.
[Collegando quanto esposto con il tema delle razze] l’individuo che raggiunge il sentire dieci è in armonia con quelli che sono stati gli atlantidei oppure i lemuriani (si consulti Kaya per chiarire e approfondire). Infatti, sebbene sia gli atlantidei che i lemuriani non siano più presenti nel mondo della materia, non abbiano quindi più una presenza fisica, essi sono vivi più che mai nell’individuo che ha raggiunto il massimo grado di sentire.
Non solo, vi dirò ancora di più: se, ad esempio, il nostro carissimo fratello Scifo, proprio come Scifo, quand’era incarnato come Scifo, quindi circa quarantamila anni fa, aveva raggiunto – facciamo per ipotesi – un sentire numero nove, egli può essere vivo, anzi egli è vivo – oggi come oggi – nell’individuo che ha il suo stesso grado di sentire e non solo, se questo individuo fosse in grado, avesse la capacità di mettersi in contatto con questo sentire potrebbe trarre tutte le esperienze che Scifo ha avuto, esperienze che – ricordate – tra razza e razza sono differenti. E quindi, in questo modo, potrebbe rendere ancora più ampio, rendere ancora più perfetto, quello che egli ha raggiunto. Vito
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Ragionando su quanto ha detto il fratello Vito poc’anzi, si può comprendere che vi sono alcune conclusioni da poter trarre da tutto il ragionamento riguardo al sentire. Infatti, se è vero che il cammino evolutivo di ogni razza va avanti attraverso linee diverse da razza a razza è altrettanto vero che il punto di arrivo, il punto di sentire dieci, come è stato definito prima, è sempre lo stesso.
Questo sta a significare, logicamente, che la verità su cui si sta indagando attraverso il continuo incarnarsi, attraverso l’evoluzione della razza, è una verità comune a tutte le razze che si incarnano. È quella cioè che forma il substrato su cui ogni razza, pure attraverso cammini ed esperienze in qualche modo diverse, muove il proprio evolversi.
Un altro concetto derivante da quanto detto prima dà Vito può essere il fatto che le verità acquisite da una razza, attraverso la comunione dei sentire, attraverso il contatto tra sentire simili tra razze diverse, può provocare determinate condizioni di flusso di cognizioni, di sensazioni, di scoperte da una razza all’altra. Ecco così che verità raggiunte – per esempio – dalla razza atlantidea possono essere recepite, incontrate e scoperte anche da individui appartenenti alla razza successiva.
Questo spiega in parte ciò che dicevo una volta, ovvero il fatto che osservando i concetti esoterici, i simboli magici e via e via, che appartengono alla razza attuale, si possono trovare delle analogie con il linguaggio che vi ho portato (esempi di linguaggio atlantideo, ndr). E questo avviene non soltanto perché vi è stata una certa fascia temporale di contemporaneità tra razza atlantidea e razza attuale, ma anche perché elementi di coscienza, di comprensione ottenuti dalla razza atlantidea, sono stati recepiti da particolari individui che hanno raggiunto lo stesso stato di coscienza. Scifo
3B-Fonte: Cerchio Ifior, libro Crisalide, p.35
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