La trasformazione dell’ambiente fisico funzionale all’incarnazione [IF49-2focus]

L’argomento in sintesi
Per ottenere che una razza evolva è necessario che, fin dal suo primo incarnarsi, trovi l’ambiente fisico adatto; questo ambiente fisico è necessario che si trasformi per adattarsi alle mutate necessità evolutive degli individui.

[…] Ritorniamo ai nostri quattro ambienti di partenza; vediamo un attimo l’ambiente fisico: cosa abbiamo visto in questi ultimi tempi? 

  • Abbiamo visto che per ottenere che una razza evolva è necessario che la razza, fin dal suo primo incarnarsi, trovi l’ambiente fisico adatto per potersi incarnare.
  • Abbiamo anche visto che questo ambiente fisico è necessario che si trasformi per adattarsi alle mutate necessità evolutive degli individui.
  • Abbiamo visto come la vibrazione prima, che dà il via alla partenza di un cosmo sia alla base della formazione della materia del piano fisico, dando già quegli elementi tali per cui ci sia una base solida su cui l’ambiente fisico possa costruirsi in determinate direzioni anziché in altre; in direzioni cioè che siano utili alla razza che si deve incarnare; quindi in modo tale che la materia del piano fisico abbia a sua volta un’evoluzione, un mutamento, un cambiamento che la porti gradatamente a essere in condizione di poter offrire ciò che abbisogna all’evoluzione della razza. 

Ora, ho sentito uno tra voi, proprio questa sera, parlare di un punto che di solito coloro che negano i discorsi che qui o da altre parti vengono fatti, citano spesso: «Se, come dite voi, – cioè noi – questa è la terza razza che si incarna, se ogni razza si incarna per 50.000 anni circa e le razze si sovrappongono, questo significa, a soldoni, che l’essere umano, sul pianeta, è presente all’incirca soltanto da 140.000 anni. Giusto? Perdonatemi gli spiccioli!

Ma allora, quei reperti ritrovati più di una volta di esseri umani risalenti – che so io – a trecentomila, cinquecentomila, un milione di anni fa (e qua le datazioni poi si sprecano, sempre per l’esattezza e la ripetibilità della scienza!) che senso hanno? I conti non quadrano, quindi ciò che voi dite sono soltanto panzane». Tutto sommato, fossi uno di costoro, la penserei come loro. Voi no? No? Bene, allora, visto che hai detto «noi no», allora spiega perché!

D – Io la spiegavo anche in questo senso, ed è che per avere un’incarnazione umana si deve avere un ambiente adatto ad accoglierla e, come ambiente, soprattutto anche un veicolo fisico fatto apposta per poter consentire l’evoluzione; e quindi c’è stata una (secondo la scienza) lunghissima fase di preparazione dei veicoli adatti a una incarnazione umana, che sono quegli ominidi che vanno trovando gli scienziati dappertutto e, se non sono del tutto sbagliati i calcoli, si arriva fino a tre milioni e mezzo di anni, ecc. Vuol solo dire che la fase di preparazione del veicolo adatto all’incarnazione umana è stata piuttosto lunga.

Secondo me, il punto importante su cui va posto l’accento è: quelle creature erano esseri umani o no?

D – A questo punto non potevano esserlo, perché abbiamo visto anche che vi sono le anime-gruppo, quindi le incarnazioni nei vegetali, negli animali, quindi l’incarnazione già c’era. Non potevano essere esseri umani.

Facciamo la parte del Piero Angela: «A me sembra, Scifo, che accanto a questi reperti sia stata trovata una messe di manufatti, il che significa che erano in grado di manipolare oggetti, di costruire, di creare, quindi avevano tutti gli attributi che anche un essere umano attuale possiede, ad di là della diversa civiltà; quindi ritorniamo alle corbellerie di cui parlavo all’inizio».

«A me sembra, caro signor Angela, che i castori costruiscano dighe, mi sembra che esistano delle scimmie che intrecciano delle specie di casupole andando a cercare rami di un albero particolare – non di altri – il quale è il più resistente, il più adatto per quel tipo di lavoro. Erano uomini? Forse lei e quelle scimmie siete allo stesso livello? Potrebbe essere! Secondo il suo ragionamento «scientifico» senza dubbio lei e quella scimmia siete … non dico padre e figlio ma fratello e fratello!».

D – Secondo me, per risolvere il problema bisogna pensare che nel momento in cui l’akasico raggiunge un certo livello evolutivo e decide – se così si può dire – d’iniziare un processo di trasformazione di un certo individuo e di trasformarlo gradatamente in uomo, da quel momento in poi entra in campo l’akasico e quindi si può parlare di essere umano.

Ecco, è questa la differenza che c’è tra essere umano e animale; non il fatto di poter manipolare, o usare o scegliere di usare determinati oggetti, ma il fatto di farlo con una certa consapevolezza di quello che si sta facendo; quindi il fatto di avere un’intenzione interiore, non ad esempio istintuale soltanto, per farlo; quindi il fatto che entra in gioco – come diceva il nostro discepolo F. – l’intervento dell’akasico nell’individuo. 

Quei reperti archeologici, infatti, non sono altro che passaggi di evoluzione della materia e della forma all’interno dell’ambiente fisico per preparare quel corpo fisico più adatto all’immersione in esso dell’essere umano completo in tutte le sue componenti, ovvero: corpo fisico adatto a esprimere l’evoluzione; sensazioni, emozioni e desideri per cercare di costruire qualcosa per se stessi e per gli altri; pensiero per governare il corpo fisico, le sensazioni, le emozioni, i desideri e contemporaneamente per creare qualche cosa di diverso; e infine coscienza, per dare una motivazione, un’intenzione e una giustificazione all’esistenza delle altre componenti; poiché – ricordatelo, creature – che, comunque sia, l’individuo è un tutto unico, e non soltanto con se stesso, come ben sapete, ma con tutta la realtà in cui è immerso.

D – Questi ominidi di cui parlavamo, tra cui mi sembra ci sia «l’homo abilis» – ma non sono assolutamente ferrata in materia – che incomincia a usare le sue mani: avevano un corpo akasico distinto, o erano collegati come anima-gruppo alla massa akasica?

No, erano animali e quindi avevano un’anima-gruppo. Chissà perché non hanno fatto il «castoro abilis»!

Be’, mi sembra che l’ambiente fisico sia abbastanza chiaro: è chiara la sua necessità, è chiaro come si trasforma e si adegua attraverso l’evoluzione della materia e anche della forma in modo tale da essere disponibile nel modo giusto per la razza che si incarna, ed è chiaro anche come il procedimento si complica ancora di più, per l’ambiente fisico, allorquando la razza che si incarna è in grado di interagire con l’ambiente poiché a quel punto la razza stessa diventa un fattore di evoluzione ambientale; la razza stessa interagisce con l’ambiente, lo modifica e fa sì – senza esserne consapevole – da aiutare a procurare un ambiente adatto a quelle che sono le esigenze evolutive degli individui che si incarneranno successivamente. Scifo


3 commenti su “La trasformazione dell’ambiente fisico funzionale all’incarnazione [IF49-2focus]”

  1. Quindi pur preoccupandoci giustamente di come stiamo deturpando l’ambiente fisico, che è la nostra casa da incarnati, questa devastazione sarà funzionale all’evoluzione dei nuovi individui.

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