Favola di Atalia, sulla responsabilità dell’evoluto

Un giorno, davanti a Sulaimon, vennero portate due donne affinché venissero giudicate. Le due donne si chiamavano l’una Milca e Atalia l’altra.
Sulaimon le guardò con attenzione e poi disse: «Donne, siete qua al mio cospetto per essere giudicate; voi vi siete azzuffate sulla piazza del mercato offrendo spettacolo indecoroso alla gente e rovesciando il banco di un mercante che esponeva vasellame il quale, giustamente, chiede di essere risarcito dei danni che ha patito. Che cosa avete da dire a vostro favore?».
Atalia sbottò subito, sotto lo sguardo acuto di Sulaimon:

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Favola: affrontare le situazioni senza paura e rassegnazione

C’era una volta in un paese – e non vi dico qual era – un uomo che si chiamava Binda. Una mattina quest’uomo si svegliò e non riusciva più ad alzare la testa, ma continuava a restare con il capo completamente piegato in avanti e pesante.
Era un uomo abbastanza anziano che viveva solo in casa; era povero, non aveva amici e non aveva parenti, così non si curò di andare dal dottore perché «Ormai sono vecchio, cosa posso farci? Sono destinato, si vede, a finire i miei giorni in questo modo!» si diceva.

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Perseguire degli obbiettivi non incolpando l’altro dei fallimenti

L’uomo, nella sua vita, avanza faticosamente tra gli ostacoli disseminati sul suo percorso e per aiutarsi, per darsi incentivo, una spinta ad andare avanti (ché molto spesso, altrimenti, la voglia di fermarsi farebbe soccombere la buona volontà di proseguire) si pone una meta da raggiungere, delle tappe sulle quali modellare il tessuto della propria esistenza.
Accade a volte, però, che le mete vengano perse per strada, che sembrino allontanarsi o sfocarsi per la distanza, invece di farsi più chiare e più vicine ad ogni azione che passa; ed allora l’uomo come reagisce?

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