Il karma: le vostre scelte, non il giudizio divino [A132-karma6]

[…] Quanto noi vi siamo andati spiegando nel corso di questi anni richiede il raggiungimento, da parte vostra, di una visione meno circoscritta della Realtà in cui siete inseriti, nella quale la vita che ognuno di voi si trova ad affrontare è soltanto un frammento di un percorso più ampio e strutturato.

Percorso che non incomincia o finisce col “voi” di adesso ma è iniziato tanto tempo fa con un “voi” dalla coscienza rudimentale e finirà con un “voi” che avrà ritrovato e riscoperto la sua inestricabile appartenenza a un’unità con la Realtà nella quale ogni conflitto, ogni ingiustizia, ogni sofferenza ha una sua ragion d’essere che non è quella di creare dolore, di punire o di tormentare, bensì quella di arrivare a far comprendere.

Riguardare la propria esistenza con gli occhi dell’insegnamento perde gran parte del suo valore e può dare solo risposte che creano, di volta in volta, domande che non ottengono una vera soluzione se la visione viene limitata all’osservazione di ciò che si vede intorno a nel corso della vita e che inevitabilmente, in questo modo, appare spesso crudele e ingiustificato.

Il concetto di karma, se compreso veramente, porta a una concezione di vera giustizia: ogni causa mossa nelle varie vite ha degli effetti che, sempre, hanno la loro giustificazione in nessun altro che in voi stessi. In fondo non si tratta d’altro che degli effetti dell’applicazione del vostro libero arbitrio: siete liberi di agire giustamente o di sbagliare e sono le vostre scelte (e non un giudizio divino) ciò che fa ricadere su di voi il risultato delle scelte stesse che avete compiuto.

Ricordare che il tessuto karmico della Realtà è creato e strutturato da ognuno di voi e dovrebbe, se compreso veramente, indurvi a riportare la vostra attenzione su voi stessi, a cercare, trovare e adempiere alle vostre responsabilità perché persino quello che accade molto lontano da voi, molto spesso, è scaturito anche da vostri errori del passato, ed è l’effetto di una vostra mancanza di comprensione. Moti

Il senso di colpa che il concetto di karma può far nascere nell’individuo, pur essendo spesso uno stimolo necessario a scuotere la coscienza dell’individuo, non deve portare all’inazione per paura di sbagliare o al tentativo di attribuire sempre all’esterno la responsabilità di ciò che accade nel mondo. Secondo l’insegnamento voi siete nel mondo e del mondo, non siete a esso estraneo ma il vostro apporto è stato determinante per renderlo così com’è, al punto che soltanto se riuscirete a cambiare prima di tutto voi stessi il mondo potrà veramente cambiare.

Molto spesso vi indignate per quello che accade intorno a voi, vicino o lontano che sia, e, malgrado abbiate avuto la possibilità di darvi una spiegazione del perché ciò accade (e, a ben vedere, del fatto che tali accadimenti sono indispensabili per la vostra crescita) preferite combattere un’inutile guerra contro i mulini a vento che diventa, alla fine, una cosa futile anche se, magari, gratificante per l’Io, invece di combattere l’unica battaglia che davvero potete combattere e che, sola, può essere il germe di quel cambiamento che vorreste venisse messo in atto, ovvero quella con voi stessi e con le vostre incomprensioni. Rodolfo

Ci si può riagganciare a quanto avevamo detto in passato sul concetto di rivoluzione: contrariamente al concetto comune di rivoluzione in cui, quasi sempre con la forza, un ordine sociale viene sovvertito da un nuovo ordine, noi siamo convinti che la vera rivoluzione, l’unica rivoluzione che può veramente portare a un cambiamento definitivo dell’umanità è quella che ogni essere umano può compiere su se stesso: cambiando l’interiorità di ogni singolo individuo l’intera umanità non potrà fare altro che cambiare.

C’è chi pensa che i grandi cambiamenti sociali vengano fatti dai governi, quindi partendo dall’alto della struttura sociale così come c’è, invece, chi pensa che tali cambiamenti possano venir fatti soltanto dal popolo. Ponete attenzione alle esperienze che la vostra storia vi ha proposto: quanto sono durate le rivoluzioni, da qualsiasi parte esse siano scaturite? E quanto sono stato duraturi gli effetti che hanno messo in moto?

Ben pochi, se siete obiettivi: più o meno velocemente ciò che è nato da ogni rivoluzione ha portato a società in cui finivano col ritornare come normalità gran parte dei comportamenti che le avevano scatenate. E, secondo noi, ciò era inevitabile, perché non vi era il raggiungimento di una più completa comprensione tra gli individui che componevano la massa, ma solo una transitoria modifica di elementi esterni alle coscienze degli individui che, per quanto giusti, venivano poco alla volta vanificati dell’influenza persistente sull’individuo delle comprensioni ancora non raggiunte.

Secondo noi, vi è un’unica chiave di volta che può aprire le porte a una rivoluzione reale, stabile e duratura all’interno delle società umane, ed essa non può essere altro che il raggiungimento della comprensione da parte del maggior numero possibile di individui, cosicché saranno essi stessi a trasmettere alla società dei cambiamenti finalmente stabili e inamovibili. Vito

Il fatto che la comprensione dell’individuo venga raggiunta attraverso lo strumento degli effetti karmici rende, di conseguenza, il concetto di karma e la sua comprensione e interiorizzazione, essenziali per riuscire a trovare una vera e soddisfacente risposta a tutti i perché che l’individuo si pone nel corso della sua esistenza.

Ma non produce nessun risultato e, anzi, talvolta può risultare dannoso portando l’individuo verso un’osservazione acritica e fideistica o verso l’inoperosità, se non si arriva a comprendere veramente che esso è inserito nell’intera struttura della Realtà, e che è il fondamento del suo sviluppo e il motore che rende dinamico ciò che, altrimenti, tenderebbe a raggiungere un equilibrio da cui difficilmente riuscirebbe a staccarsi per cercare un nuovo equilibrio basato su presupposti fondati da un più ampio sentire.

Solo interiorizzando e facendo propria questa visione il concetto di karma apparirà nella sua potenza e nella sua veste di dispensatore di estrema giustizia, all’interno della quale non vi è figlio né figliastro, ma ognuno riceve in esatta misura quanto deve riscuotere dal suo rapportarsi con le Realtà attraverso la mediazione di una comprensione che non è appannaggio di un Dio dispensatore di premi o punizioni, bensì il frutto del proprio percorso individuale e delle proprie scelte. Moti

Annali 2008-2017

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