Il linguaggio che ci esprime e che ci plasma (l1)

«Olz driv, ont sfrai, olz driv ain morai».
Quando ho cominciato a parlare avete sentito pronunciare da me una frase con dei suoni apparentemente privi di significato, la frase era: «Olz driv, ont sfrai, olz driv ain morai», la quale era l’analogo atlantideo del «così in alto, così in basso».

Ora, naturalmente, non ho alcuna intenzione di farvi un messaggio in atlantideo anche perché, al di là della curiosità, non potrebbe fornirvi molti spunti di meditazione; ma presentare questa frase è stato un modo per portare l’attenzione sul linguaggio.

Infatti, tirando le fila di quanto è stato detto fino a questo punto, se tutto è vibrazione, e se la vibrazione sta alla base dell’evoluzione, anche il diverso tipo di linguaggio deve avere una sua funzione, proprio per il fatto che in tutto il mondo che voi conoscete, gli esseri umani, gli animali e via e via e via, non posseggono un linguaggio comune.

E’ ovvio che questo sta ad indicare immediatamente, senza bisogno di molte spiegazioni e di addentrarci in teorie astruse, che il linguaggio, in realtà, corrisponde a particolari bisogni evolutivi dell’individuo che ne fa uso.

Se io vi chiedessi, uno per uno, se secondo voi il linguaggio è l’espressione dell’interiorità dell’individuo che lo usa, nel 99% dei casi mi verrebbe risposto che ciò è senza dubbio vero. Non voglio fare l’anticonformista, come mio solito, e quindi mi dichiaro d’accordo con questa posizione.

Tuttavia, mi sembra interessante esaminare per qualche attimo anche il rovescio della medaglia, ovvero chiedersi se è possibile che il linguaggio non soltanto sia l’espressione dell’interiorità dell’individuo che lo usa, ma abbia avuto, o abbia, o avrà anche la funzione di agire sull’interiorità dell’individuo che lo usa; o meglio, per essere ancora più semplici: se non soltanto il linguaggio, il tipo di linguaggio, è adeguato alla persona, ma se anche la persona è così per il fatto di usare quel tipo di linguaggio.

Ecco, anche in questo caso posso dirvi subito, senza tanti rigiri di parole, che effettivamente tra tipo di linguaggio usato e interiorità dell’individuo vi è senza dubbio un’interazione: senza dubbio, quindi, il linguaggio esprime ciò che l’individuo sente, ma contemporaneamente, crea qualche cosa all’interno dell’individuo, formando una specie di circolo e di impulsi che variano non soltanto all’interno dell’individuo ma anche all’interno delle nazioni, dei paesi, addirittura delle razze.

Vi è, quindi, col passare dell’evoluzione, un adeguarsi del tipo di linguaggio all’interiorità dell’individuo, così come vi è un adeguarsi, meccanico direi, dell’interiorità dell’individuo al tipo di linguaggio.

Pensate ai tanti tipi di linguaggio che esistono ora sul pianeta Terra e vedrete che ogni linguaggio è in qualche modo lo specchio del popolo che lo usa.
Voi siete italiani e sapete benissimo che venite considerati, dai popoli che usano un’altra lingua, un popolo piuttosto rumoroso, piuttosto aperto e via e via e via, e questo senza dubbio corrisponde ad una qualità tipica della maggioranza degli italiani; tuttavia, è anche una qualità tipica del tipo di linguaggio che gli italiani usano; allo stesso modo pensate al tedesco e alla concezione che ognuno di voi ha del popolo tedesco in generale, e vedrete questa corrispondenza.

Tuttavia, come è che il linguaggio può agire sull’individuo? Certamente non basta la parola o la pronuncia della parola; ricordate quanto dicevo all’inizio, e pensate che, in fondo, le parole di un linguaggio sono l’emissione di vibrazioni, e che la vibrazione emessa non soltanto ha un’azione di qualche tipo sul piano fisico – quanto meno quella di arrivare all’udito di chi può riceverla ed ascoltarla – ma anche si propaga al di là del piano fisico attraverso gli altri piani: piano astrale, mentale, akasico e via e via e via.

Voi sapete che il passaggio di una vibrazione attraverso i piani provoca a sua volta una specie di reazione a catena sulle altre vibrazioni, le quali si ripercuotono sulla materia dei piani che l’attraversano.
Questo fa sì che le parole pronunciate finiscano in qualche modo per creare, indirettamente, delle forme pensiero rudimentali, e poi per creare, con delle vibrazioni accessorie, delle modificazioni nei corpi delle persone sugli altri piani di esistenza.

Voi saprete, senza dubbio, l’importanza che è stata data in magia all’uso delle parole: ad esempio il fatto che, conoscendo il nome preciso di un demone, si poteva avere la capacità – attraverso la pronuncia di questo nome – di imprigionare il demone, il quale, grazie alla forza e alla magia della parola – quindi al suono, quindi alla vibrazione – restava prigioniero di chi faceva queste pratiche con una certa cognizione di causa.
In realtà, questa storia del demone prigioniero di chi ne conosceva il nome nasconde non una verità letterale, bensì una verità simbolica sulla quale, tuttavia, non mi sembra il caso – questa sera – di intrattenerci.

La prima obiezione che può venire in mente, per quanto detto fino a questo punto, è che, in realtà, una semplice parola, pur essendo una vibrazione, non può diventare poi così importante da indurre a delle trasformazioni, a dei cambiamenti nell’individuo. E questa sera, visto che non voglio essere anticonformista come ho detto prima, mi dichiaro d’accordo con questa obiezione.

«Allora – direte voi – hai parlato per tutto questo tempo senza concludere nulla!».
Niente affatto, infatti stavamo parlando semplicemente di una parola, però quando questa parola, questo tipo di suono, questo tipo di linguaggio viene usato continuamente, giornalmente, per anni e per secoli da un popolo, chiaramente, quella piccola vibrazione che per un solo suono, per un solo fonema poteva non avere importanza, alla lunga finisce con l’assumere invece un’importanza non indifferente, perché invade tutta la sfera delle individualità presenti in quella nazione, finendo con il modificare un po’ alla volta sia la materia astrale sia la materia mentale intorno a quella nazione, facendo si da influire sui corpi che si trovano all’interno di questa sfera; ecco così comparire all’interno di un popolo che usa una determinata lingua, un po’ alla volta, le modificazioni indotte proprio dall’uso di questa lingua. Scifo


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7 commenti su “Il linguaggio che ci esprime e che ci plasma (l1)”

  1. Domanda che mi pongo : una parola d’Amore crea una vibrazione , una parola d’odio ne crea un’altra . Ognuno di noi conosce la reazione che subiscono i propri corpi all’ udire un rimprovero al posto di un complimento .
    Questo non accade se l’intenzione è la medesima ma non cogliamo il senso ( al di là dell’espressione corporea ) delle stesse parole dette in una lingua che non conosciamo . A livello sottile quelle parole di rimprovero o di complimento pronunciate in lingue ignote producono in noi un effetto ugualmente o occorre una decodifica identitaria perché lavorino su di noi ?

  2. Ora non ho un commento da lasciare, ma un film da suggerire sull’importanza del linguaggio nell’abbattere i muri dell’indifferenza. “Tutto quello che vuoi” , la storia di un adolescente e di un anziano poeta. Molto delicato.

  3. Sappiamo che nulla è al caso e con questi post ci si addentra nella complessità dei fatti. Sprone a non dar nulla per scontato.

    • Ho un nipotino, che sta apprendendo lingue diverse, l’italiano del padre, il danese della madre e l’inglese che è il linguaggio che usano i genitori per comunicare. Condizione questa, sempre più diffusa. Posso immaginare che ci sarà un scelta che prevale e che quindi avrà maggior influenza sulla formazione, o semplicemente i dati disponibili sono maggiori, per cui sarà più complessa?

  4. Il post è molto interessante per quanto dice sul linguaggio e mi sembrano centrate anche le domande poste da Roberto e da Natascia. a proposito del film suggerito da Mariella, pensiamo a come modificano il nostro intimo le poesie.

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