La favola dell’upupa

Al canto dell’upupa il guerriero guardò l’intrico della foresta e pensò tra sé:
«Senti come strilla. Certo sta preparandosi a difendere il suo nido dall’attacco di qualche nemico!» e riprese il cammino.
Il pellegrino udì l’hup… hup… hup e meditò:
«Canta ancora, creatura, la gloria di Dio» e continuò lungo la via.
Il mercante, adirato per la cattiva giornata, nell’udire il suono dell’uccello gridò, irritato, alla foresta: «Brutta bestiaccia, hai poco da prendermi in giro. Fatti avanti, così mi consolerò con un buon arrosto!».
La donna che andava all’appuntamento con il suo amante ridacchiò tra sé cercando di capire le cose maliziose che, certamente, l’upupa stava dicendo alla sua compagna.
«Un’altra disgrazia», pensò l’uomo che stava tornando a casa dopo essere stato al funerale di un suo amico, e affrettò i passi come se il suono che udiva gli mettesse le ali ai piedi.
La fanciulla che andava alla fonte unì la sua voce al canto in una melodia prorompente di allegria e di spensieratezza.
Il vecchio che trascinava il corpo stanco appoggiandosi ad una verga, udì il grido dell’upupa e si fermò ad ascoltare, sorreggendosi al bastone nodoso.
«Dev’essere un uccello solitario e stanco come me», pensò. Poi, facendosi forza, riprese lentamente il suo andare.
Nel bosco il bimbo soffiò ancora nella canna cercando di trarne un suono diverso da quello del gufo.


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11 commenti su “La favola dell’upupa

  1. Quante costruzioni mentali di fronte a un semplice fatto, che avrebbe bisogno solo di essere accolto per quel che è. Bella metafora!

  2. Ieri ero ad un corso del mio istruttore di Walk in Balance e per ricordarci quanto sia pernicioso l’egocentrismo, la non conoscenza e la presunzione ci ha detto che se possediamo solo un martello tutto ci sembrerà solo un chiodo!

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