La libertà e il condizionamento della genetica, e non solo [IF10]

Ultimamente la scienza si sta occupando sempre più attivamente di ricerche genetiche; voi direte: “Cosa c’entra questo con la libertà?”, ma sapete che il vostro amico Scifo cerca di portare sempre nuovi argomenti e punti di vista…

In realtà questo discorso della genetica, correlato alla libertà, ha un suo punto di contatto abbastanza importante nell’ambito di quello che cerchiamo, semplicemente, approssimativamente, di dirvi questa sera.

Dunque, nel corso della ricerca genetica è ormai risaputo che il corpo fisico dell’individuo nasce attraverso la combinazione di determinati fattori che si predispongono in qualche modo già fin dalla nascita, fin dal concepimento; è proprio di questi ultimi tempi la scoperta – data ormai praticamente per certa – che le catene genetiche non soltanto danno la fisiologia, le forme e il tipo di corpo che l’individuo possiede ma, in realtà, hanno già inserito fin dall’inizio il tipo di carattere, la personalità, le tendenze che l’individuo possiede nel corso della sua vita; quindi hanno già tracciato il suo comportamento e la sua psicologia.

Questo, se ci pensate bene, è abbastanza sconvolgente dal punto di vista della libertà individuale; non pensate, creature? 
Senza dubbio, il fatto di avere delle esigenze fisiche, fisiologiche, condiziona e limita la vostra libertà. Figuratevi quanto la condizioni e la limiti l’avere il comportamento e la psicologia già prestabilite fin dal momento del concepimento!
Questo dovrebbe portare ad asserire che l’individuo incarnato in realtà non ha alcuna libertà.
Voi cosa ne pensate? Coraggio…

D – Nelle piccole scelte, ma non può incidere su quelle che sono le esperienze che deve fare. Mi sembra di aver capito questo.

D – Ha dei condizionamenti di base – io credo – dovuti all’esperienza che dovrà affrontare, e quindi i suoi corpi sono costituiti in un certo modo. Perciò la sua libertà sta nell’andare oltre i suoi limiti, nella sua crescita, nel suo avanzamento. E’ quindi una libertà interiore, appunto; non una libertà esterna da manifestare in mezzo agli altri. Una libertà interiore, di scelte interiori.

D – Io penso che l’uomo non possa avere la libertà assoluta, ma penso che abbia dei condizionamenti molto forti; penso che il cammino che noi percorriamo durante l’esperienza terrena venga tracciato a monte. In pratica, penso che sia un po’ il risultato di altri meccanismi che noi stessi abbiamo innescato in accadimenti precedenti, legati a vite precedenti e, di conseguenza, noi oggi, qui presenti, penso che abbiamo una libertà molto limitata, quasi apparente, se mi si passa il termine.

Quindi l’individuo incarnato sul piano fisico non è altro – si potrebbe dire – che l’effetto di una causa che risale più avanti, nella catena di cause ed effetti che hanno portato al manifestarsi di quella individualità – ancora una volta – all’interno del piano fisico.
Questo non può che significare che, in realtà, l’individuo incarnato non possiede sul piano fisico una vera e propria libertà, e non la possiede neppure sul piano astrale e neppure sul piano mentale.

Non la possiede certamente, in quanto se è vero – come è vero – che il carattere di una persona è già in qualche modo prefissato, predestinato all’interno del suo corpo al momento del concepimento, è anche evidente che per poter manifestare questo carattere, queste problematiche di cui l’individuo ha bisogno, per poter manifestare la sua sensibilità e via dicendo, anche il suo corpo astrale e il suo corpo mentale devono necessariamente essere prefissati e quindi adatti a queste esigenze dell’individuo.

Quindi la libertà deve porsi – come dicevate – al di fuori dei corpi inferiori.
La libertà – a ben vedere – può essere indicata come la capacità di espressione del sentire, del suo sentire, da parte dell’individuo.

Il che significa che il “problema della libertà” si sposta allora sul piano della coscienza, sul piano akasico, e che la possibilità di essere libero da parte dell’individuo non dipende da altro che dal fatto di aver raggiunto o meno una certa evoluzione, un certo ‘sentire’: più l’individuo avrà un sentire allargato, maggiore sarà la sua possibilità di essere libero, di esprimersi liberamente all’interno della realtà in cui sta facendo esperienza. Capite questo concetto?

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D – Sembra che si possa interpretare in diversi modi, così come è stato detto, scusami, Scifo. Mi sembra che voglia dire che l’individuo molto evoluto fa a meno di andare in ufficio oppure, se ci va, poi comanda lui.

No, ho detto ben diversamente.
Ho detto: “più l’individuo è evoluto, più è libero di esprimere il suo sentire”, non di fare quello che più gli aggrada, secondo gli impulsi del proprio Io. 
E’ diverso il discorso.

D – Mi ero confusa, sentendo dire “sul piano fisico”.

Se l’individuo ha un’evoluzione buona, essa gli procura una relativa libertà all’interno del piano fisico perché riesce ad esprimere ciò che sente veramente.
Ricordate che quando l’individuo esprime se stesso il suo sentire è sempre libero, non c’è nessuna costrizione; tanto è vero che noi diciamo sempre che quando voi fate qualcosa che segue il vostro sentire, che aiutate qualcuno, lo fate spontaneamente, senza pensarci, senza neanche rendervene conto, a volte senza neanche accorgervene dopo averlo fatto!

D – Io penso che la difficoltà maggiore dell’individuo stia nell’arrivare a comprendere quale deve essere il suo comportamento durante l’esperienza fisica, perché deve portare avanti un’esperienza dura e pesante e, se questa non la capisce, si aggiunge tragedia alla tragedia perché un’esperienza pesante, vissuta con angoscia, non fa altro che raddoppiarne il peso. Quindi, se uno non arriva a capire, e se lo Spirito Guida – o voi che ci guidate – in qualche modo non intervenite, non ci aiutate, è chiaro che raramente l’individuo arriva a comprendere il proprio stato, ciò che deve fare e come deve vivere la propria esperienza.

Su questo non sarei molto d’accordo personalmente, in quanto l’individuo attraversa le esperienze dolorose e difficili – specialmente difficili da affrontare – proprio perché esse sono necessarie alla sua comprensione, in funzione della sua comprensione, e, per quanto possano essere difficili da accettare e da comprendere, esse sono a lui necessarie e quindi deve arrivare a comprendere aldilà dell’aiuto che possa ricevere o meno.

Se l’esperienza difficile gli si presenta è perché il suo sentire è a un puntò tale dell’evoluzione per cui quell’esperienza “può” fargli comprendere qualcosa.

Certamente, deve vincere una lotta col proprio Io, coi suoi bisogni… che so io: coi condizionamenti esterni, con ciò che vede intorno a ; però tutto questo è necessario, gli serve per comprendere.

D – Sì, però io posso farti degli esempi pratici, che forse ci aiutano a capire meglio. Conosco degli individui che si equivalgono dal punto di vista fisico, cioè come struttura fisica, sia come valenza intellettuale e culturale e che vivono la stessa esperienza, però questi due individui – messi a confronto – questa esperienza la vivono in maniera totalmente diversa: uno la vive con angoscia e l’altro la vive elevandosi col ragionamento, cercando di capire. Ecco, questo nodo come si può sciogliere? Cioè questi due individui che grosso modo si equivalgono però non riescono ad arrivare alle stesse conclusioni…

Vedi, forse il punto importante da tener presente è che non c’è mai un individuo con la stessa precisa evoluzione e sentire di un altro individuo.
Al di là di quelle che possono essere le apparenze fisiche o intellettuali delle persone, per quanto possano essere simili fisicamente o avere la stessa cultura, le stesse conoscenze e via dicendo, non è assolutamente detto che il loro grado di sentire sia uguale.

E un caso come quello che tu hai esemplificato potrebbe semplicemente significare che un individuo ha un’evoluzione maggiore rispetto all’altro, quindi ha già una parte delle risposte, e questa parte delle risposte gli dà la possibilità di affrontare la stessa esperienza che l’altro affronta con dolore, con sofferenza, con tormento, in modo più sereno e più tranquillo poiché “sa” interiormente che può affrontare e superare la situazione.

D – Ecco, ma le due esperienze: una vissuta con dolore ma senza capire, e l’altra vissuta cercando di capire…“

Senza capire” è un concetto che usate spesso, e solitamente è riferito al suo capire mentalmente. Voi siete abituati a vedere una persona in una situazione difficile, che sembra non capire e che soffre, e non riuscite a capire perché sta soffrendo (perché magari giudicate la sua sofferenza una cosa sciocca, visto il problema per cui sta soffrendo)… 

D – Io, per “capire” intendo, l’elevarsi, l’avvicinarsi alla consapevolezza del Sé.

Certamente, anche io intendo quello.
Tanto è vero che volevo dire che il capire, la comprensione, è qualcosa che va al di là della comprensione mentale.
La mente può anche non rendersi conto che il sentire, che il corpo akasico ha compreso.
Non è detto assolutamente che l’individuo incarnato si renda conto di aver compreso qualche cosa. Scifo


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10 commenti su “La libertà e il condizionamento della genetica, e non solo [IF10]”

  1. Libertà non come libero arbitrio, ma come capacità di esprimere il proprio sentire all’interno del piano fisico.
    Quando abbiamo compreso esistenzialmente che la vita è un’officina in cui ogni giorno entriamo per imparare ed ampliare il nostro sentire; quando comprendiamo che siamo “centri di coscienza e d’espressione”; allora iniziamo ad esseri liberi.
    Libertà come libero fluire di sé: no a dispetto dei propri condizionamenti, ma attraverso e in grazia di essi.
    Grazie.

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  2. Mi è chiaro che libertà è il libero fluire di sé, quando la azione scorre senza intoppi e le scelte non sono più scelte ma azioni Tout-court. Non mi è chiaro invece che la libertà è la espressione del sentire di coscienza quando si è raggiunta una data evoluzione. Anche in questo caso la libertà è condizionata dalle esperienze da compiere quindi la libertà è sempre molto relativa. Questa confusione mi si chiarirà.

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  3. Credo ce questo post, sia un utile risposta ad una domanda posta da R.d.E. un po’ di tempo fa e, su cui abbiamo dibattuto.
    Quello che mi colpisce, come ad altri, e’ la definizione di liberta’, come libero fluire del Sentire.
    Mano a mano che ci liberiamo delle zavorre identitarie, che riconosciamo nelle nostre emozioni o condizionamenti ad esempio, l’azione che sorge e’ espressione del Sentire. Lo stimolo che manda la Coscienza e’ piu’ pulito, l’intenzione chiara, l’effetto coerente.
    Non e’ dall’esterno quindi, che mi viene concessa la liberta’, ma dallo stato del mio allineamento.

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  4. L’imprinting, le caratteristiche con cui veniamo al mondo, fisiche e psichiche che sono funzionali al nostro apprendere, non li leggo come condizionamenti ma più neutralmente come strumenti che ci vengono forniti per il nostro percorso evolutivo.
    La libertà sta nel modo in cui faccio uso di queste queste caratteristiche per ampliare la consapevolezza ed aprire il cuore.
    E la sofferenza misura la comprensione dei processi e la loro accoglienza.

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  5. Molto chiaro il concetto.
    La libertà, così come descritta, ad un certo punto evolutivo è come ossigeno a cui non è più possibile rinunciare pena la morte.

    Colgo di nuovo il concetto di relatività. Non esiste libertà assoluta, o ideale di libertà da raggiungere. Esiste quel grado di decondizionamento che permette un flusso vibratorio fra i vari piani di libera circolarità.
    Un flusso che ovviamente sarà caratterizzato dagli specifici costituenti i piani stessi e che provocherà manifestazioni uniche e irripetibili

    Così indipendentemente dalle peculiari caratteristiche specifiche di ogni individualità, ognuno può essere libero manifestando questo stato in modo originale dando voce così all’espressione di una parte del sentire assoluto

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