L’ambivalenza del reale [IF45focus]

Per farvi comprendere fino in fondo il concetto di ambivalenza della realtà, così come noi lo intendiamo, dobbiamo necessariamente rifarci a concetti esposti in passato e, in particolare, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione a quando dicevamo che ognuno di voi, in qualità di essere incarnato, percepisce soltanto un’apparenza di una parte della Realtà Assoluta.

Mi spiego meglio: voi, proprio come esseri incarnati, non avete i mezzi, gli strumenti necessari, sufficienti per poter comprendere la Realtà nella sua totalità e, proprio per queste limitazioni, siete immersi in quella che abbiamo chiamato una realtà relativa o parziale che – come da soli potete immaginare – è qualcosa di ben diverso dalla Realtà Assoluta.

Di questa realtà relativa in cui vivete voi percepite soltanto un’apparenza per due ragioni ben precise:

  • in primo luogo perché, per vostra stessa natura, tendete a dare valore reale solo a ciò che percepite;
  • in secondo luogo perché date valore reale al vostro percepito seguendo una logica che rispecchia il vostro sentire e, di conseguenza, le vostre necessità evolutive; quindi potete immaginare come questa apparenza di una parte della Realtà Assoluta sia un qualche cosa di ben lontano dalla Realtà con la “R” maiuscola di cui vi dicevo prima.

Questo è un punto molto importante dell’insegnamento perché porta con sé delle implicazioni non indifferenti. Non le staremo certamente a elencare questa sera, anche perché ne abbiamo già parlato in passato; cercheremo invece di vedere come si intrecci in tutto questo il concetto dell’ambivalenza della realtà partendo sempre dal fatto che voi percepite soltanto un’apparenza della realtà relativa.

Di questa percezione di questa apparenza della realtà relativa accade, a un certo punto, che c’è la tendenza a dare una connotazione, un valore positivo o negativo al percepito, e l’ambivalenza è semplicemente questa: positivo e negativo, che è qualcosa però di ben diverso da quello che già in passato abbiamo definito (la luce – il buio; il mascolino – il femminino, ecc.), anche perché gli opposti di per sé esistono oggettivamente quali aspetti complementari e differenti di una medesima cosa.

Ora, credo che nessuno di noi possa negare il fatto che – ad esempio – il mascolino e il femminino esistano di per sé, ma dal dire che esistono, al dare loro un’attribuzione negativa o positiva ci sta una bella differenza; quindi significa che a un certo punto deve necessariamente entrare in gioco qualcosa per cui questi due aspetti assumono una connotazione differente a seconda dell’individuo e, a volte, anche delle circostanze.
Cosicché potrà anche accadere che uno stesso aspetto potrà essere vissuto in maniera positiva o negativa a seconda dei momenti e delle circostanze, appunto.

Possiamo quindi affermare che la dualità, il dualismo, che è una condizione necessaria per l’esistenza dell’universo, a questo punto esiste oggettivamente, ma non ha in sé un valore. L’attribuzione del valore viene data semplicemente da una vostra operazione di cui siete totalmente responsabili, così come siete responsabili del fatto di attribuire a uno stesso aspetto della realtà un valore positivo e negativo.

Possiamo ancora affermare – se vogliamo – che questo processo, questa attribuzione di valore che voi compite, può essere considerato come una necessità evolutiva ed è qualcosa però che è leggermente diverso, anche se simile nella dinamica, da quella che abbiamo chiamato in passato “la percezione soggettiva della realtà.

Letture per l’interiore: ogni giorno, una lettura spirituale breve del Cerchio Ifior e del Cerchio Firenze 77, su Whatsapp e su Telegram.

Infatti, mentre la percezione soggettiva della realtà può essere considerata limitata alla percezione dei sensi fisici – infatti proprio per questo è stata chiamata “percezione” – e quindi strettamente legata ai limiti che questi sensi fisici hanno, l’attribuzione di un valore può essere considerata una sorta di rielaborazione del percepito che avviene a livello astrale e mentale, cosicché due individui – davanti a uno stesso stimolo – potranno avere una percezione diversa ma l’attribuzione di un valore positivo o negativo sarà data da una rielaborazione del percepito a livello astrale e mentale.

Per ritornare a un esempio che avevamo fatto in passato, se noi mettiamo due individui davanti a una montagna, secondo la legge della percezione soggettiva della realtà potrà accadere che un individuo la veda rosa e l’altro la veda verde; sarà poi la strutturazione degli altri corpi di quegli individui e le vibrazioni che il percepito manderà a questi corpi (differenti per i due individui) che farà loro attribuire un valore diverso a ciò che percepiscono, cosicché tutti e due potranno dire “La mia montagna è bella (o brutta”) o addirittura arrivare, per assurdo – e forse questo rende ancora meglio l’idea – ad affermare “La mia montagna è più bella della sua”, mentre la montagna è la montagna, punto e basta.

C’è da tener presente ancora una cosa in tutto questo discorso, che è molto importante: questa possibilità (o questa capacità, come la volete chiamare) di dare un’attribuzione positiva o negativa al vostro percepito è un qualcosa di transitorio e momentaneo, cosicché una stessa circostanza, una stessa cosa, un avvenimento, un pensiero, che voi vivete come negativo potrebbe diventare in un prossimo domani un qualcosa di talmente positivo da desiderarlo addirittura.

Questo processo, questo cambiamento, quest’incostanza tipica del vostro essere umani non va vista come un qualcosa di poco buono; anzi, dovrebbe fornirvi degli stimoli in più per rivedere la vostra interiorità, per rivalutare le certezze a cui siete giunti; vi dovrebbe fornire insomma degli stimoli – per dirla in poche parole – per aiutarvi a conoscere meglio voi stessi.

L’ambivalenza della realtà – possiamo allora affermare, tanto per concludere in qualche modo questo discorso – è una necessità evolutiva; laddove però c’è dinamismo, laddove però c’è il desiderio e la volontà di mettere in relazione le risultanze delle esperienze sia positive che negative, in modo tale da poter avere una visione più ampia di se stessi. Vito


6 commenti su “L’ambivalenza del reale [IF45focus]”

  1. La visione soggettiva quindi, ha una funzione ben precisa.
    Il duale ci permette di mettere a confronto, cogliere i diversi aspetti di un fatto. Impariamo pian piano che la realtà è complessa, fino a scoprirne ogni velo e aprirci al Reale.

    Rispondi
    • Quindi c’è la percezione soggettiva della realtà, data dai sensi e la connotazione soggettiva della realtà data dagli altri due corpi.
      Importante sapere che le connotazioni dello stesso percepito, cambiano a seconda dei tempi e delle circostanze e questo cambiare dovrebbe portarci a conoscere meglio noi stessi

      Rispondi
  2. L’ambivalenza della realtà come necessità evolutiva per poter giungere ad avere una visione ampia di se stessi e quindi della realtà. Grazie

    Rispondi
  3. Il concetto di ambivalenza della realtà come necessità evolutiva apre la consapevolezza del limite della propria visione a una prospettiva più ampia.

    Rispondi

Lascia un commento