L’archetipo come vibrazione [IF46focus]

[…] Nessuno di voi, nel corso della discussione, si è domandato (forse perché già avete capito tutto e lo sapete!): “In pratica, in realtà, cosa sono questi archetipi?”.

Non come nascono, come si modificano, come passano da una razza all’altra; ma proprio, praticamente, come forma in se stessa, cosa sono gli archetipi? Chi mi dà una risposta esatta? Non c’è premio!

D – Vibrazioni dell’akasico.

Ah, vibrazione. Dunque, creature, ciò che non avete ben compreso è che questo discorso degli archetipi è qualche cosa che può far ricordare il “così in alto, così in basso”. “In che senso?”, direte voi. Gli archetipi – se ci pensate bene, al di là poi di tutte le complicazioni e tutto il resto del discorso che abbiamo fatto – com’è che scaturiscono?

D – Con delle vibrazioni.

Scaturiscono dagli scontri che vi sono tra la materia akasica e la realtà che la materia akasica va a sperimentare allorché si incarna attraverso i vari piani di esistenza.

D – Cosa vuol dire “dagli scontri”?

Dagli scontri con ciò che vive nell’esperienza, dall’esperienza che fa la materia akasica immergendosi nei piani inferiori per esperire la realtà e arrivare a comprendere se stessa e il proprio orientamento, il proprio grado di evoluzione. Va meglio così?

[…] Cos’è che nasce dagli scontri con la realtà? Ma l’Io, creature! Quindi, in qualche modo è mia intenzione assimilare questi archetipi – rapportati però, naturalmente, al corpo fisico – a quello che è l’Io per i corpi inferiori.

La differenza è situata soprattutto nel fatto che mentre l’Io nasce dall’incontro-scontro con la realtà dei corpi inferiori, ma è in realtà soltanto una creatura fittizia che non esiste, – soltanto una manifestazione, soltanto un modo d’essere, non una vera e propria creatura – gli archetipi nascono allo stesso modo da quelli che sono i risultati del sentire nel suo viaggio attraverso i piani inferiori, però hanno una loro realtà di materia e questa realtà di materia che possiedono è la vibrazione.

Questo, perché un archetipo non è qualcosa di astratto, ma il fatto che un archetipo sia di un tipo o sia di un altro è dato “semplicemente” (tra virgolette) dalla differente vibrazione che questo archetipo possiede.

Non è che l’archetipo di “famiglia” sia… che so io… un disegnino stilizzato della famiglia che è presente nella massa akasica e a cui tutti vanno a dare un’occhiata quando non sanno bene come debbano impostare una famiglia. D’accordo?
Non avevate pensato a com’era questa differenza e a come poteva essere valutata. La differenza sta nel fatto che questi archetipi sono in realtà delle “idee” (sempre tra virgolette) che hanno la loro diversificazione l’una dall’altra a seconda del tipo, quantità e orientamento; ecco, quindi, il riallacciarsi all’imprinting delle vibrazioni che le compongono.

Si approfondisca, eventualmente: Il passaggio degli archetipi da una razza all’altra

D – A che livello vibrano queste vibrazioni?

Sull’akasico.

D – I livelli più bassi, però; quelli più densi?

Diciamo, per il momento (ripeto: per il momento), che questi archetipi sono sui 3 sottopiani inferiori; il che, dopo aver appagato la curiosità, non vi serve assolutamente a nulla.

D – Scusa, questa teorica nascita degli archetipi…

Ma vi è una nascita? Voglio metterti in difficoltà!

D – Va be’, voglio fare la domanda. Questa identificazione degli archetipi “nasce” per la razza o per l’individuo? Nasce per la razza, no?

Beh, nasce per tutte e due, in quanto la razza è costituita da individui.

D – Sì, ma tu facevi dei collegamenti con l’Io, prima, e quindi mi chiedevo…

Ho capito cosa vuoi dire (credo, almeno). La cosa si può osservare da due punti di vista differenti: l’archetipo ha la sua necessità di esistenza per creare una base comune per la razza però, contemporaneamente, ha una sua necessità di esistenza – forse ancora più pregnante – per fornire una base su cui l’individuo, poi, possa sperimentare la sua coscienza.
Perché l’individuo prende l’archetipo e, su questa idea di archetipo, lui lavora attraverso le risultanze della sua coscienza.

D – Sì, che lo vive ognuno a modo suo.

Quindi, resterà poi l’archetipo di “famiglia” – continuando con quell’esempio che accomuna la razza – però ogni individuo sperimenterà personalmente, secondo il proprio sentire, le proprie esperienze, quell’archetipo e apporterà le sue piccole modifiche a quell’archetipo facendo sì che la modifica cumulativa di tutta la razza porterà anche alla modifica di quell’archetipo che, un po’ alla volta, si trasformerà.

D – Si può dire allora che sono i vari Io dell’akasico?

Così diventa restrittiva, la cosa; anche perché quel riferimento che ho fatto all’Io era più che altro per cercare di farvi comprendere che, dal punto di vista di chi osserva, nel divenire, naturalmente, gli archetipi nascono per motivazioni ben precise che provengono da tutta la realtà, allo stesso modo di come l’Io nasceva da motivazioni ben precise che provengono dai 3 piani inferiori, dagli scontri con la materia dei 3 piani inferiori.

Però questi archetipi – come qualcuno ha cercato di accennare, mi sembra, nel corso dell’incontro – in realtà sono preesistenti, in quanto la vibrazione della Realtà (con la “R” maiuscola) comprende già tutte le vibrazioni, tutte le combinazioni di vibrazioni e quindi anche tutte le combinazioni e le possibilità di archetipi. D’accordo?

Questo forse è un punto importante su cui dovrete pensare e su cui discuteremo con più tranquillità la prossima volta.
Se questi archetipi sono composti di vibrazione, è una vibrazione che allaccia tutta la massa akasica di quella razza o soltanto una parte? O, meglio ancora: l’archetipo può essere valido solo per una parte della razza o è veramente un archetipo generalizzato a tutta la razza?

E se fosse vera la seconda ipotesi, ovvero che l’archetipo è generalizzato a tutta la razza, cosa succede dell’archetipo allorché viene trasformato o superato? Voi avete parlato di evoluzione dell’archetipo, quindi avete presunto anche il passaggio da un archetipo a un archetipo più grande, a un archetipo successivo; c’è davvero questo passaggio? Avviene o non avviene, e come può avvenire, allora, a questo punto?

D – Può anche venire abbandonato l’archetipo, dalla razza successiva

Può venire abbandonato l’archetipo (giusto!), non solo dalla razza successiva ma anche dalla propria razza.

D – Ma non hai detto, la volta scorsa, che per eredità si acquisivano e poi venivano adeguati al nuovo sentire che si evolveva?

Certamente, però vengono sempre continuamente modificati, adeguati, o possono anche essere sciolti e ricomposti nuovi archetipi?

D – A seconda delle esigenze di esperienza della razza… O delle varie popolazioni che compongono la razza.
D – Scusa, ma hai chiesto se l’archetipo è uguale per tutta la razza?

Sì, o meglio: se vi è un archetipo che sia valido, che appartenga a tutta la razza.

D – D’acchito mi viene di risponderti di no, perché la razza è formata anche da varie popolazioni, per cui ciò che è valido per una popolazione può non valere per l’altra.
D – È quel gruppo, quello scaglione di anime, sono quelle la razza!

Sì, certo, sto parlando dello scaglione di anime che si incarnano assieme.

D – Però quello scaglione di anime avrà anche abitanti di zone diverse.

Dici: c’è il cinese, l’africano, l’americano…

D -… con archetipi forse diversi.
D – Scusa, se in fondo l’archetipo “uomo anziano” per i cinesi è saggezza e per gli abitanti del Polo Nord è un peso e lo lasciano morire, l’archetipo dell’uomo anziano è diverso secondo la popolazione.

Diciamo che forse al Polo Nord non succede più, comunque una volta poteva anche succedere.

D – L’archetipo “unione spirituale” può essere uno dei fondamentali, quello a cui tendiamo poi inconsapevolmente tutti; la riunione, la spinta verso l’Assoluto.

Siamo sicuri che sia un archetipo? La spinta verso l’Assoluto io la definirei più normalmente come l’attrazione che la Scintilla continua a esercitare verso sé, della sua altra parte di sé; quell’attrazione che continua a costituire il filo che unisce tutte le perle della collana.

D – Si può dire che esistano archetipi fondamentali validi per tutte le razze in assoluto e poi sottoarchetipi?… per rispondere alla domanda di prima, che la popolazione del Polo Nord non rispetta l’anziano, per esempio? L’archetipo “amore”, “fratellanza” credo che forse è universale, valido per tutto e per tutti.

Ma siamo sicuri che sia un archetipo?

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D – Ma infatti… Scifo, permetti: che cosa è in effetti un archetipo? Per assurdo: la parrucchiera è un archetipo? Cioè, come possiamo definire l’archetipo allora?

L’archetipo, per quello che riguarda la vita di tutti voi, è “semplicemente” (sempre tra virgolette quando dico “semplicemente”, mi raccomando, perché quanto diciamo non può mai essere completo; naturalmente poi potrà sempre essere aggiornato) è “semplicemente” uno strumento – ripeto – per chi vive all’interno del piano fisico, per la razza che vive all’interno del piano fisico, per sperimentare determinate situazioni dalle quali poter arrivare a compiere la propria evoluzione, l’evoluzione della propria coscienza, e quindi a uscire dalla ruota delle nascite e delle morti.

D – Ma non è la definizione di vita, questa; di esperienza?

No, assolutamente.

D – Lo strumento di lavoro del nostro sentire.

È uno strumento, un’idea data alla razza affinché la proietti sul piano fisico; quest’idea in qualche modo darà una sua impronta all’ambiente e da quest’impronta all’ambiente scaturirà un’esperienza che l’individuo affronterà, affrontando in questo modo anche l’idea che l’ambiente possedeva; trarrà le sue conclusioni, i suoi convincimenti, i suoi raggiungimenti e quindi arriverà a fare esperienza e ad allargare il proprio sentire.

[…] Ve la dico semplice semplice, com’è; poi la riprenderemo, la rigireremo, la riguarderemo sotto i vari aspetti.
Gli archetipi sono vibrazioni, sono degli strati di vibrazioni che attraversano la massa akasica.
Ognuno di questi strati di vibrazioni ha la sua particolarità, che induce nella razza che si sta incarnando determinate idee, determinati indirizzi affinché la razza si scontri con esperienze che la portino a comprendere. D’accordo?

Ora, a mano a mano che la razza comprende, gli archetipi che non hanno più una loro funzionalità ma sono stati compresi fino in fondo vengono assorbiti – o, meglio – resteranno nella massa akasica comune, collettiva, senza avere più grande influenza, e incomincerà ad avere influenza invece la vibrazione successiva, quella col nuovo archetipo, che avrà la funzione di portare a una nuova esperienza, a una maggiore comprensione, a un maggior allargamento della coscienza la razza che si sta incarnando.

E questo avverrà di concerto con l’allacciamento – la fusione, direste voi – tra i corpi akasici individuali che, un po’ alla volta, uniranno i loro terminali finendo col formare tutta la trama del tappeto, e continuerà ancora fino a quando il tappeto sarà tutto scritto, fino a quando la massa akasica sarà una sola, in cui non vi saranno più individualità diverse ma tutta la massa akasica sarà, in realtà, un unico individuo.

Questo avviene non durante l’evoluzione della coscienza – che si verifica in tutto il periodo in cui l’individuo entra nella catena delle nascite e delle morti – ma nel periodo dell’evoluzione del superuomo, che va dall’abbandono delle nascite e delle morti fino al completamento della “coscienza superuomo”.

Evoluzione superumana che si avrà allorché la massa akasica della razza sarà completamente costituita e quindi si sarà unita quasi totalmente anche a tutte le altre razze esistenti non soltanto nel pianeta, ma addirittura nel cosmo. Più semplice di così non potevo dirlo!
Potete immaginare che su questo c’è tantissimo da dire, potete immaginare che avete compreso soltanto la punta dell’iceberg di quello che dobbiamo dire, potete immaginare che fra 3-4 cicli saremo ancora qua a discutere. Scifo


5 commenti su “L’archetipo come vibrazione [IF46focus]”

  1. Chiaro, gli archetipi che provengono dalla massa akasica di riferimento di una razza “informano” l’ambiente in cui avvengono le incarnazioni degli individui di quella razza, ma, d’altra parte, informano gli stessi individui, generando quelle esperienze necessarie all’evoluzione della coscienza, da una parte, e modificando gli archetipi stessi d’altro.
    Quest’ultima notazione è molto importante perché noi non solo trasformiamo noi stessi ma anche siamo responsabili della trasformazione degli ideali/archetipi che appartengono alla razza di cui siamo parte.
    Questo dovrebbe renderci ancora più attenti e responsabili delle nostre azioni.
    Grazie.

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  2. Non nascondo la difficoltà ad assimilare i concetti.
    Confido che mi si chiariscano cercando di non lasciarmi sopraffare dalla frustrazione della mia difficoltà.

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