Accettare, conoscere, imparare dai propri limiti

Quando si è incarnati sul piano fisico, voi lo sapete, si tende ad attribuire alle cose esterne il perché dei problemi che si incontrano; quindi, prendendo proprio come esempio quello fatto da G., ovvero della persona che ha il problema del naso, è giusto sottolineare – secondo me – che il problema non è il naso, esso è soltanto l’elemento procurato dall’esistenza per far sì che l’individuo vada incontro a un problema interiore; il naso è la manifestazione esterna del problema, è quello che punta dritto (non solo metaforicamente) indicando la direzione in cui l’individuo deve guardare il proprio limite.
Questo cosa significa? Significa che, a questo punto, i limiti che ognuno di voi scopre di avere – vissuti, solitamente, uno per uno, come delle piccole maledizioni – dovrebbero intanto incominciare ad essere vissuti in maniera leggermente diversa, ovvero come delle bandiere di segnalazione che suggeriscono all’attenzione di chi li possiede le direzioni da prendere per far sì che questi limiti non creino più problemi.
Questo non significa annullare il limite – non significa che il naso si accorcia, se il problema è il naso – ma significa cercare di risalire dal problema esteriore a quella che è la motivazione più interna che fa del naso un limite.
A costo di ripetermi in modo anche un po’ noioso, non si fa altro che ritornare, alla fin fine, al solito “conosci te stesso”: i limiti che l’individuo possiede sono legati strettamente a quelli che sono i suoi bisogni evolutivi; sono i segnali della sua coscienza, le vibrazioni che provengono dal suo corpo akasico che hanno fatto sì che egli fosse incarnato in quel dato momento, in quella data epoca, in quel certo tipo di società, in quel certo tipo di famiglia, con quel certo tipo di fisico.
Tutti questi elementi concorrono per offrirgli quel tappeto di possibilità su cui egli può esercitare la propria attenzione in maniera tale da superare quei limiti, ovvero quelle incomprensioni che ancora non sono state raggiunte nel corso delle varie vite.
Lo so che per chi vede un proprio limite è difficile accettarne l’esistenza; o, meglio ancora: lo so che per l’Io di chi osserva un proprio limite è difficile accettare il fatto di possedere dei limiti, tuttavia cercate di rendervi conto, a un livello un pochino più profondo, che comunque sia un limite che voi possedete è automaticamente compensato da una eccedenza che avete in qualche altra direzione.
Pensate a chi perde la vista: è un limite non da poco, certamente, però tutti voi sapete che chi perde la vista affina gli altri sensi; ha solitamente delle capacità di percezione che le altre persone, che vedono normalmente, non hanno.
Tenete quindi conto che per ogni limite c’è un dono in più. Allora, cercate interiormente di tener cari questi doni in più che avete e di usarli magari per affrontare con coraggio, a viso aperto, i limiti che dimostrate senza metterli da parte, senza nasconderli più che altro a voi stessi, perché questo non serve a nient’altro se non a rendere il limite ancora più pesante e a mettervi ancora più in difficoltà di fronte ai percorsi quotidiani.
Eh già, perché l’individuo è fatto di un continuo scambio fra l’interno e l’esterno, fra ciò che è nel suo profondo e ciò che vive nel quotidiano all’interno del piano fisico, e quindi un limite blocca questo passaggio di informazioni; blocca questa possibilità di fluire delle energie in maniera giusta, equilibrata; blocca quindi la capacità di comprendere meglio.
Cercate quindi di non nascondere a voi stessi i vostri limiti, ma di osservarli con serenità e di accettarli meglio che potete. Scifo

Ma qual è la maniera per accettare i propri limiti?
È facile dire “accettare il limite che uno scopre di possedere”, ma quando si tratta di mettere in pratica l’insegnamento, ecco che ci si scontra con quell’insieme di spinte interne ed esterne che rendono così difficile l’accettazione.
La prima cosa che è necessario fare è quella di riconoscere il proprio limite, questo è già un buon inizio nel cammino del suo superamento.
Il secondo passo che si deve compiere è quello di passare attraverso la conoscenza del limite per arrivare a collegare questa conoscenza con ciò che vibra a livello emotivo e mentale dentro di voi, in maniera tale da comprendere se è una questione emotiva, o una questione mentale quella che provoca questa sorta di blocco interiore.
Allorché siete riusciti ad individuare questi elementi, dovete allora cercare di sfrondare il limite dalla parte emotiva e anche dalla parte mentale e osservarlo con occhi diversi cercando di comprendere cos’è che vi sta insegnando, perché il limite non è una catena che vi lega, ma è l’indicazione di quello che avete bisogno di comprendere e, comprendendolo, comprenderete anche voi stessi.
Comprendendo voi stessi, inevitabilmente, il limite sarà superato; o se, per sfortuna, il limite ha dei legami karmici per cui dovete comunque, per riequilibrare il vostro vissuto karmico nelle varie esistenze, convivere con quel limite, certamente l’averlo compreso vi aiuterà ad accettarlo e, quindi, a renderlo meno difficoltoso per voi stessi. Rodolfo


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9 commenti su “Accettare, conoscere, imparare dai propri limiti”

  1. Questi sono i passaggi che mi hanno colpito di più:
    “…Cercate quindi di non nascondere a voi stessi i vostri limiti, ma di osservarli con serenità e di accettarli meglio che potete. …”
    “…perché il limite non è una catena che vi lega, ma è l’indicazione di quello che avete bisogno di comprendere e, comprendendolo, comprenderete anche voi stessi….”.

    Mi rendo conto che l’abitudine di attribuire alle “cose esterne” il perché dei problemi che incontro è dura a morire, occorre una costante presenza affinché io ricordi quanto indicato in questo brano del Cerchio IFIOR…

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  2. Quanto letto non mi è certo nuovo, forse è nuovo l’aver capito un mio limite e cioè che se leggo una cosa che già conosco ma non riesco ad esercitarla perché non compresa fino in fondo o non sono sicura della mia interpretazione, mi prende il nervoso. Ho scoperto questo limite.
    Adesso non so che farne, come lavoraci e cosa ricercare dentro di me.
    Quindi il “conosci te stesso” mi sembra di non praticarlo, mi sembra di non ricavarci niente e faccio la fine del gatto che si morde la coda rigirando su sé stesso.

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    • Quindi tu reagisci di fronte ad una difficoltà di interpretazione, di comprensione o di attuazione con una reazione nervosa dominata dal rifiuto, dall’impazienza, dall’insofferenza e forse anche dall’intolleranza nei confronti tuoi: è così? Andrei dunque a vedere le componenti di quel “nervoso”, per cominciare..

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  3. E’ proprio di ieri la notizia del premio Nobel per la fisica, che ha dichiarato apertamente il suo essere dislessico, che gli ha permesso di comprendere le difficoltà degli altri.

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  4. “cercare di risalire dal problema esteriore a quella che è la motivazione più interna che fa del naso un limite”

    Mi ha colpito questo passaggio. Non fermarsi. Risalire. Indagare. Approfondire. Sviscerare.

    La necessità di essere curiosi, motivati da una sete di conoscenza. L’atteggiamento dell’ esploratore curioso e irrequieto, che quando si trova davanti ad una montagna da scalare non piange per la durezza della salita ma la percorre passo dopo passo, assaporando e immaginando la bellezza del paesaggio che potrà osservare dalla cima.

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  5. Certo, conoscere, riconoscere il proprio limite, ma anche farci pace accettandolo, mi sembra importante. Poi se è vero che altri doni lo compensano, il campo della scoperta è davvero infinito.

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